“Per lo sviluppo di Torino è centrale educare i giovani a fare impresa”

Intervista – Barbara Graffino, presidente del Gruppo Giovani imprenditori dell’Unione Industriali torinese, interviene nel dibattito promosso da La Voce e Il Tempo sul bene possibile per Torino

110

Barbara Graffino, 39 anni, dallo scorso maggio presidente del Gruppo giovani imprenditori dell’Unione Industriali di Torino, è amministratore delegato di Talent Garden della Fondazione Agnelli, uno dei principali operatori europei nell’ambito della formazione alle nuove tecnologie digitali. È inoltre socia fondatrice di WeTrust, compagnia specializzata nel supporto e nell’investimento in startup innovative, e vice presidente di Blooming Group, gruppo attivo nello sviluppo di brand nel retail.

Fin dagli anni degli studi universitari è impegnata nel mondo dell’associazionismo e delle imprese in particolare nei settori dell’innovazione. Barbara Graffino interviene nel dibattito promosso da La Voce e Il Tempo sul bene possibile per Torino.

Barbara Graffino

Perché Torino non riesce a trattenere i giovani che forma in atenei d’eccellenza, riconosciuti a livello internazionale?

Quando scorro le offerte di lavoro su LinkedIn per il territorio torinese, rispetto a Roma o Milano, noto che sono carenti, o non si trovano affatto, quelle rivolte a laureati con profili qualificati, ad eccezione per alcune posizioni tecniche. Ed ecco la fuga dei giovani, proprio perché Torino non offre possibilità per i talenti che forma. È fondamentale allora invertire la rotta attraendo gruppi industriali e aziende, anche nei settori dell’innovazione, che abbiano spazio per assumere queste competenze, altrimenti è inevitabile che i giovani vadano all’estero. Allo stesso tempo c’è un altro aspetto fondamentale da considerare: il tema dell’educazione all’imprenditorialità fin dai percorsi accademici. Come Gruppo giovani imprenditori da molti anni puntiamo su questo aspetto perché crediamo sia importante che i giovani sviluppino una forma mentis imprenditoriale. Fin dagli anni dell’università è quindi fondamentale presentare l’impresa come una delle opzioni attraverso occasioni di formazione specifica e di sperimentazione sul campo, come per esempio nelle startup. Su questo punto, in concreto, il Gruppo giovani imprenditori il prossimo 12 marzo presso il Centro congressi dell’Unione Industriali di Torino (via Vela 17) alle 17 organizza un appuntamento dedicato all’imprenditoria per i giovani e alla valorizzazione della cultura d’impresa: in particolare verrà lanciato il progetto di 5 video podcast dal titolo «Ceo Insight: storie d’impresa» con testimonianze di imprenditori in vari ambiti che dopo diversi ostacoli sono riusciti ad emergere. Sarà anche realizzato un hackathon per la creazione di un’idea di impresa. È fondamentale che in un mondo che cambia repentinamente, dove la tecnologia e l’intelligenza artificiale avranno sempre più un impatto incisivo, si maturino competenze utili per i diversi percorsi professionali. Un modo per far emergere talenti, di cui hanno bisogno le aziende.

Quali consigli si sente di dare ai giovani che accolgono la sfida di avviare nuove startup? Secondo lei ci sono opportunità nell’area torinese?

Investire sulle startup significa favorire nuove imprese. Come accennavo, è fondamentale che nei percorsi universitari gli studenti inizino a cimentarsi concretamente con il mondo dell’impresa, in un ambiente protetto. Più i giovani sperimentano più iniziano a comprendere se stessi e le proprie attitudini. Certamente lo stigma del fallimento, ancora così preponderante in Italia, non aiuta, ed è quindi fondamentale sostenere e incoraggiare i giovani nell’avviare startup così come progetti che hanno grandi potenzialità.

Sul territorio ci sono importanti esempi che stanno lavorando in questa direzione, come «Vento» o i programmi supportati in particolare dalle Fondazioni Bancarie della città.

Lei da anni lavora nel campo dell’innovazione a Torino, come può diventare volano di sviluppo «vero» per il territorio?

Puntare sull’innovazione significa in primo luogo trovare la soluzione ad un problema: le grandi competenze tecniche che Torino ha maturato nella sua lunga storia industriale sono un asset fondamentale da cui partire per far nascere nuove industrie e nuove frontiere, non solo legate all’automotive. Partire dunque dalla vocazione industriale torinese per guardare al futuro lavorando sull’innovazione: questo permetterà di far insediare nuove aziende e trattenere i talenti. Anche la scelta di Torino come Centro nazionale per l’Intelligenza artificiale può rappresentare una straordinaria opportunità per il nostro territorio in questo ambito chiave per il futuro.

A tutto ciò va però unito un tassello fondamentale per lo sviluppo dell’area torinese: il lavoro di squadra tra le istituzioni, gli attori del territorio, del mondo del lavoro e dell’impresa con una regia ben definita. È importante ripristinare uno spirito di collaborazione che non sempre in passato ha caratterizzato la nostra città.

Ci sono poi i giovani che fanno più fatica e che aumentano sempre di più soprattutto nei quartieri di periferia, i cosiddetti neet che né studiano né lavorano. Che risposte occorrono? 

Si tratta di ragazzi che hanno sperimentato una forte disillusione in quanto si sono scontrati con un mondo completamente diverso da quello che gli era stato raccontato. È dunque essenziale ripartire dalla proposta di percorsi di orientamento efficienti nelle scuole superiori che puntino sulle attitudini dei ragazzi. Itinerari che mettano gli studenti in contatto diretto con le opportunità e la domanda di lavoro che c’è sul territorio in modo che imbocchino i percorsi di formazione professionale ad hoc.

I dati sulla partecipazione giovanile alle consultazioni elettorali in particolare nelle periferie sono impressionanti. Cosa fare per rimotivare i giovani anche nell’impegno alla vita politica?

In un contesto in cui la politica è sempre più frammentata e mancano punti di riferimento ritengo che sia importante che i giovani si impegnino nell’associazionismo in contesti in cui sono chiamati a costruire idee e portarle avanti: certamente può essere un primo passo anche nell’ottica della successiva partecipazione alla vita politica. Da parte delle istituzioni e del mondo delle imprese e del lavoro occorre allo stesso tempo dare segnali importanti di inclusione. Ritengo che le aziende come gli enti pubblici e privati dovrebbero favorire la partecipazione dei giovani nei Consigli di Amministrazione: un segno concreto di partecipazione nella costruzione del bene comune.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome