Periferie, il progetto Caritas è il più votato dai torinesi

“AxTo” – Il progetto “Fa Bene” di S-Nodi con la Caritas Diocesana, che si occupa di raccogliere le eccedenze alimentari invendute nei mercati rionali trasformandole in opportunità di lavoro per le persone in difficoltà, ha ottenuto il primo posto nella votazione on line del bando comunale

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È il progetto «Fa Bene», presentato da S-Nodi con la Caritas Diocesana, ad essersi aggiudicato più voti dai torinesi nell’ambito del bando per progetti sociali e culturali di «AxTo», il piano comunale per la riqualificazione delle aree periferiche cittadine avviato a gennaio 2017, finanziato con 18 milioni di euro dal Governo e altri 23 da investitori pubblici e privati, compreso lo stesso Comune.

Il bando finalizzato all’erogazione di contributi alle associazioni no profit che operano nelle periferie è una delle 44 azioni (quella che porta il codice 4.01), proposte nell’estate 2016 dall’amministrazione Appendino appena insediata, che si sono aggiudicate i fondi dal Governo Gentiloni, certamente anche frutto delle scelte compiute dalla precedente Giunta Fassino.

Venerdì 23 marzo si è chiusa la seconda fase del bando per l’assegnazione di risorse finanziarie a fronte della presentazione di progetti «innovativi» nei quartieri segnati dall’emergenza. Si tratta della tappa di partecipazione dei cittadini nell’ambito del progetto di ricerca europeo «Wegovnow» che mira alla partecipazione attiva delle comunità locali e che coinvolge 12 partner di cinque paesi dell’Unione Europea: in oltre 9 mila hanno votato on line, sull’apposita piattaforma del sito www.axto.it, le idee progettuali proposte da 73 associazioni di promozione sociale e culturale, fra cui numerose quelle legate al mondo ecclesiale e alle parrocchie.

I contributi in relazione al bando ammontano in totale ad un milione di euro, suddivisi in due classi: per progetti fino a 50 mila euro e da 50 a 100 mila euro.

Secondo i  dati ufficiali pubblicati prima di Pasqua sul sito di «AxTo» il progetto «Fa Bene», che da quattro anni si occupa di raccogliere le eccedenze alimentari invendute nei mercati rionali trasformandole in nuove opportunità lavorative per le persone in difficoltà e in processi di economia circolare, ha ottenuto 1.064 voti positivi con uno stacco notevole rispetto al secondo posto su cui, con 628 voti, si è posizionata l’associazione culturale «Bepart», e ai terzi classificati che si sono attestati sulle 300 preferenze.

«I cittadini dei quartieri periferici», osserva la responsabile di ‘Fa Bene’ Tiziana Ciampolini, «hanno riconosciuto la valenza innovativa del progetto che coinvolge in maniera diretta le persone che vivono nella fragilità nel costruire del bene per il proprio territorio. ‘Fa Bene’, infatti, fa leva sulle capacità, i talenti e i desideri che possiedono le persone e su di essi investe». Le famiglie coinvolte nell’iniziativa attualmente sono 281. Tutto parte dalle Case di Quartiere delle Circoscrizioni. È lì che si progettano le soluzioni di economia circolare per generare il bene nelle proprie periferie segnate dalla crisi economica e del lavoro. Il progetto si sviluppa poi nei mercati rionali della città. Si recuperano le eccedenze invendute e di cibo donato che al termine della giornata vengono portate presso la Casa del Quartiere di riferimento. Qui i prodotti vengono pesati e distribuiti alle famiglie in difficoltà inserite nel progetto (che ritirano il pacco di cibo fresco proveniente dal proprio mercato due volte alla settimana), le stesse che diventano protagoniste di azioni a favore della comunità locale.

«Superando la cultura dell’assistenzialismo», spiegano i responsabili, «il progetto si propone di sviluppare la capacità delle comunità locali di farsi carico del problema dell’impoverimento attraverso la valorizzazione dei mercati e delle case del quartiere come luoghi in grado di supportare le famiglie in difficoltà. Queste vengono accompagnate in un percorso personalizzato che, rafforzandone il capitale sociale, da portatrici di bisogni le trasforma in risorse per la comunità e per il territorio».

«In quattro anni di sperimentazione», evidenzia la Ciampolini, «abbiamo riscontrato in particolare che le persone coinvolte, anche se in condizioni di diminuzione delle risorse a disposizione stanziate per il progetto, abbiano sempre più aumentato la capacità di reciprocità, ovvero di rispondere all’obiettivo del piano che punta a mettere in campo le risorse di cui ciascuno dispone».

Il progetto, ormai consolidato, conclusa la fase sperimentale a Torino sarà esportato anche nei mercati rionali dei Comuni della prima cintura torinese: Collegno, Grugliasco, Moncalieri, Rivoli, Venaria e San Mauro.

Il punteggio finale attribuito ai progetti, come spiega l’assessore con delega alle periferie Marco Giusta, è frutto per un terzo del voto via internet dei cittadini, mentre per due terzi della  valutazione della Commissione di tecnici incaricati dalla Giunta Appendino del piano «AxTo». L’entità dei contributi che verranno erogati alle singole associazioni, nelle due sezioni del bando (progetti inferiori o superiori a 50 mila euro) dipende, dunque, dal punteggio finale attribuito e pubblicato sul sito. «Possono essere finanziati», spiegano i tecnici della Divisione Decentramento, giovani e servizi incaricati del progetto AxTo, «solo quattro progetti della categoria di finanziamento superiore ai 50 mila euro (ovvero dei 18 presentati solo i primi 4)». Le associazioni che hanno presentato progetti inferiori a 50 mila euro potranno accedere ai contributi fino alla concorrenza delle risorse disponibili a valere sul fondo per la riqualificazione e la sicurezza delle periferie della presidenza del Consiglio dei Ministri che per l’intervento 4.01 ammontano, come accennato, ad 1 milione di euro.

Il Comune annuncia, dunque, controlli amministrativi alle prime associazioni in graduatoria. «Nel caso in cui i soggetti proponenti dei progetti vincitori», scrivono i tecnici comunali, «risultassero non in regola con quanto previsto dal Bando o rinunciassero, si procederà a controlli nel rispetto dell’ordine della graduatoria».

Perplessità sul metodo di votazione popolare arrivano da alcune associazioni che hanno partecipato al bando.

Per don Angelo Zucchi, parroco di San Giuseppe Cafasso in Borgo Vittoria e presidente dell’associazione Altrocanto che ha presentato il progetto «Case I Pop», servizi di accompagnamento nelle case popolari di via Sospello/corso Grosseto, «il progetto premia quegli enti che hanno sviluppato un apparato di comunicazione idoneo a favorire il voto dei cittadini. Quelle che da tempo sono impegnate a lavorare nelle periferie e che non hanno a disposizione strumenti di divulgazione mediatica all’avanguardia o risorse da investire in questo campo vengono dunque penalizzate». Don Zucchi, inoltre, sottolinea come in questo bando di «AxTo» sia venuta meno la regia del Comune: «c’è una contraddizione interna», riflette, «da un lato si richiede una progettazione innovativi da presentare con un apparato burocratico complesso dall’altro di stare sul territorio. È difficile, come accennato, per associazioni che lavorano nei quartieri segnati dall’emergenza trovare il tempo per ottemperare ai due aspetti con i mezzi a disposizione. Come comunità ecclesiale continuiamo ad investire sulle periferie non come slogan ma come missione della Chiesa ‘in uscita’ auspicando che l’amministrazione continui ad offrire il suo supporto come unica squadra in campo».

Tra i progetti che hanno partecipato al bando nella categoria di contributi inferiori a 50 mila euro, in ordine di graduatoria, troviamo il sostegno ai detenuti delle Vallette e alle loro famiglie di «Abele Lavoro», l’animazione culturale del Cisv a Falchera, il contrasto alla dispersione scolastica e la valorizzazione del protagonismo giovanile della Piazza dei Mestieri a San Donato, i progetti di valorizzazione del volontariato giovanile del Centro Servizi Vol.To, l’impegno nelle case popolari di corso Grosseto, «Case I Pop», presentato da Altrocanto presso la parrocchia Cafasso, i corsi di lingua italiana per le donne straniere del Meic, il progetto di animazione dei quartieri Barca e Bertolla attraverso i bambini e i giovani promosso dal Centro Studi Sereno Regis, i laboratori educativi e di formazione professionale per i ragazzi di Borgo Vittoria dagli 11 ai 18 anni («Pass 5») presentato dalla cooperativa «Edu-Care» dei Giuseppini del Murialdo a cui è affidata la parrocchia Nostra Signora della Salute. C’è poi ancora il progetto contro il bullismo e il cyberbullismo nelle scuole periferiche proposto da «Essereumani onlus», il progetto di riqualificazione dei portici della zona di via Nizza presentato da Lvia, il piano di rigenerazione di Borgo San Paolo attraverso i ragazzi proposto dalla cooperativa Orso, le attività di inclusione e interculturalità della cooperativa «Terremondo» con l’Asai a San Salvario.

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