Periferie sedotte e abbandonate

Verso le elezioni – Da Mirafiori e Lingotto il grido dei grandi quartieri lasciati al degrado e senza servizi. I parroci: «abbandono inaccettabile, il prossimo Sindaco dovrà aprire gli occhi»

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Il comando dei carabinieri di via Plava e la sede dei Vigili urbani di via Morandi  hanno da mesi abbandonato Mirafiori Sud. Ha rischiato di chiudere anche l’ufficio postale di via Negarville. Negli ultimi anni se ne sono andate, inoltre, la piscina ubicata presso l’ex complesso scolastico e sportivo «E13» in Strada Castello di Mirafiori, abbandonato al degrado, e la biblioteca «Mirafiori» in corso Unione Sovietica presso l’Istituto tecnico Primo Levi, poli non sostituiti da altri. Un breve elenco che fa saltare all’occhio il senso di «abbandono» percepito dai cittadini della periferia sud di Torino che si apprestano a scegliere la prossima amministrazione comunale nelle consultazioni di domenica 3 e lunedì 4 ottobre.

don Corrado Fassio

I parroci dell’Unità pastorale 20 confermano questa visione: «l’assorbimento, nel 2015, di Mirafiori Sud nella Circoscrizione 2, che ora comprende Mirafiori Sud, Mirafiori Nord e Santa Rita», sottolinea don Corrado Fassio, moderatore dell’Up 20 e parroco di San Luca e dei Beati Parroci, «ha negli anni man mano contributo ad alimentare un senso di marginalizzazione contrario al rilancio delle periferie annunciato e promesso».

Le cinque parrocchie di Mirafiori Sud nell’ultimo anno per far fronte all’emergenza della pandemia hanno maggiormente unito le forze anche con le associazione del territorio. In particolare è stato stretto un «patto di comunità» con la Fondazione Mirafiori per venire incontro alle situazioni di disagio del quartiere con l’emergere di nuove povertà.

don Gianmarco Suardi

«A livello politico manca certamente un piano organico», evidenzia don Gianmarco Suardi, parroco di Santi Apostoli e Visitazione di Maria Vergine e San Barnaba, «che tenga conto di tutte le realtà del territorio, comprese le parrocchie».

La sinergia tra le comunità parrocchiali e la Fondazione Mirafiori è, infatti, nata dal basso per far fronte all’emergenza generata dal Covid che ha portato sulla soglia della povertà numerose famiglie che fino a ieri vivevano in modo decoroso. Ed ecco l’appello di don Suardi: «ritengo che la nuova amministrazione debba puntare a valorizzare queste risorse, che hanno tamponato delle mancanze, attraverso una cabina di regia seria».

C’è poi il problema del degrado a cominciare dalle strutture degli edifici scolastici.

«Camminando per il quartiere fra le mie due parrocchie», evidenzia don Suardi, «non si può non constatare la condizione di abbandono in cui versano le scuole, a cominciare dagli spazi esterni, che con le regole anticovid vengono utilizzati per le attività di educazione fisica».

Da quanto registrano le parrocchie sono numerose le famiglie che negli ultimi mesi si sono trasferite nella zona di corso Benedetto Croce o in altri quartieri della città proprio per sfuggire al degrado, presente, appunto, anche nelle scuole statali. «Certamente una ricaduta negativa per tutto il territorio che va a penalizzare anche il lavoro che le scuole stesse portano avanti», commenta don Suardi.

Nel quartiere post-industriale le parrocchie hanno anche strutturato uno sportello di accompagnamento al lavoro, a livello di Unità pastorale, attivo presso la parrocchia San Remigio. Gli operatori dello sportello sono molto preoccupati in vista dello sblocco dei licenziamenti ma segnalano anche una certa difficoltà nel contattare le istituzioni e soprattutto l’assistenza sociale che negli ultimi anni è stata smembrata sul territorio: «assistiamo ad un grande senso di smarrimento su cui la nuova amministrazione dovrà mettere mano», commentano don Fassio e don Suardi.

Per don Beppe Nota, parroco di San Remigio, nella zona della parrocchia al confine con Moncalieri e Nichelino la situazione è migliore in particolare dopo l’arrivo del metrò in piazza Bengasi: «in merito alla sicurezza», sottolinea don Nota, «riscontriamo delle problematiche nelle case di edilizia popolare di via Artom in merito allo spaccio di droga a cielo aperto».

Ed ecco l’appello dei tre parroci di Mirafiori Sud ai candidati sindaco: «chiediamo al nuovo sindaco e alla nuova giunta di venire spesso in periferia perché è importante vedere, dialogare con le realtà e conoscere i quartieri. Auspichiamo l’avvio di una rete, di un gioco di squadra, che superi gli interessi dei partiti e guardi al bene di un territorio che va preservato e rilanciato».

Anche per mons. Mauro Rivella, parroco di Santa Rita e moderatore dell’Unità pastorale 17, l’unione della Circoscrizione 2 con Mirafiori è stata certamente penalizzante dal punto di vista amministrativo: «si tratta di due realtà oggettivamente disomogenee, quindi diventa difficile per l’amministrazione circoscrizionale intervenire a 360 gradi».

Mons. Mauro Rivella

«A Santa Rita», evidenzia mons. Rivella, «non sono certamente presenti le emergenze della periferia nord, come in Barriera di Milano, ma si registrano alcune criticità a cominciare dallo sfilacciamento sociale:  è molto difficile creare coesione e un senso di appartenenza».

C’è poi il problema, accentuato dalla pandemia, della solitudine per gli anziani in uno dei quartieri della città dove l’età media è più avanzata: «sono in costante aumento gli anziani che vivono isolati e smarriti: un aspetto che porta in luce la necessità di curare la qualità dei servizi (in particolare l’assistenza sanitaria, i servizi sociali e i trasporti pubblici), tutti elementi che costituiscono la base per l’inclusione e la socializzazione».

Resta poi la problematica del mondo giovanile: «la prevalenza assoluta di anziani», evidenzia il parroco di Santa Rita, «non deve farci dimenticare che comunque le nuove generazioni sono il nostro futuro e vanno accompagnate ed educate con una serie di proposte stimolanti, di tipo aggregativo, formativo e sportivo».

Infine l’appello di mons. Rivella «a preservare il territorio da nuove costruzioni nelle aree ancora libere puntando piuttosto a recuperare edifici dismessi».

A Lingotto le parrocchie si interrogano sullo sviluppo del quartiere per anni attanagliato dai cantieri della metropolitana della linea 1 e dal progetto infinito del grattacielo della Regione Piemonte.

«Aspettiamo risposte», sottolinea don Geppe Coha, parroco di Assunzione di Maria Vergine al fondo di via Nizza, «anche in merito all’area del Palazzo del Lavoro, abbandonata al degrado, che da anni attende un rilancio a beneficio del quartiere e della città».

Don Geppe Coha

La parrocchia evidenzia anche il problema dello sfruttamento della prostituzione ai danni di donne nigeriane che risiedono in alcuni alloggi al fondo di via Nizza: «un fenomeno sotto gli occhi di tutti», osserva don Coha, «che deve spingere le istituzioni e gli attori del territorio ad intervenire».

Anche a Lingotto l’età media è in forte aumento: «il volontariato è impegnato a tutto campo ma necessita di sostegno e spazi», riflette il parroco dell’Assunzione-Lingotto.

Infine una riflessione sulla partecipazione dei cittadini alla vita politica. «Ritengo sotto questo profilo», conclude, «che il primo impegno dell’amministrazione, sia comunale che di Circoscrizione, debba essere quello di rivalutare il coinvolgimento delle persone nell’amministrazione».

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