Personale al lumicino, il Tribunale dei Minori rischia la paralisi

Forte allarme dei magistrati – Secondo il procuratore Emma Avezzù la riforma annunciata dal Governo sommergerà di lavoro una struttura che i tagli di bilancio hanno già ridotto all’osso: pochi magistrati per migliaia di procedimenti nel delicatissimo settore dei diritti dell’infanzia

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Mercoledì 20 ottobre i Procuratori dei minorenni della Penisola hanno chiesto un incontro urgente con il ministro della Giustizia Marta Cartabia: c’è preoccupazione, come ha espresso in un recente documento l’Aimmf (Associazione italiana magistrati per i minorenni e per la famiglia), dopo l’approvazione in Commissione giustizia del Senato nelle settimane scorse, nell’ambito della riforma del Processo civile, di provvedimenti urgenti per i minori e le famiglie. La norma che ora passerà all’esame della Camera, se sarà approvata istituirà il nuovo «Tribunale della famiglia».

Emma Avezzù, procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni di Piemonte e Valle d’Aosta

I magistrati minorili – tra cui Emma Avezzù, procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta – esprimeranno alla Guardasigilli i dubbi sugli effetti di una riforma (attesa da 20 anni), attuata in tutta fretta, su una materia delicata come quella che disciplina il diritto di famiglia: l’inizio di settembre ha segnato infatti la ripresa dei lavori parlamentari su dossier cruciali tra cui la giustizia civile in seguito agli impegni di riforma che l’Italia ha assunto con l’Europa sulla spinta delle risorse che arriveranno dal Recovery Fund. Ma perché l’istituzione dei Tribunali di Famiglia allarma le Procure dei Minori e quali le criticità che verranno messe sul piatto del ministro Cartabia promotore della riforma della Giustizia civile?

Il procuratore Avezzù esprime le sue perplessità sulla riforma della Giustizia minorile dagli uffici della Procura, in corso Unione Sovietica 325, fortemente provata dall’emergenza Covid dove – accanto alle difficoltà contingenti delle restrizioni che non hanno permesso ad esempio le visite periodiche nelle comunità dei minori o hanno fatto lievitare le violenze domestiche in quei nuclei dove le convivenze sono problematiche – la riduzione all’osso del personale mette a rischio la tutela dei minori stessi «che è il primo compito della Giustizia minorile» avvisa Avezzù. Che aggiunge come al ministro con i colleghi farà presente innanzitutto che ad oggi non ci sono risorse sufficienti per istituire i Tribunali di famiglia, novità della riforma.

«Infatti sono sempre di meno i colleghi che scelgono la giustizia minorile: o hai una forte motivazione o è difficile farsi carico tutti i giorni per tanti anni di situazioni pesanti, dove vieni a contatto con il dolore delle persone – madri e bambini vittime di violenza, minori soli abbandonati, ragazze straniere delle seconde generazioni che si ribellano alle vessazioni di culture che segregano le donne… E questi sono solo alcuni esempi» prosegue Emma Avezzù. «Decidere cosa fare in situazioni così gravi non ti fa dormire di notte e la pesante carenza di organico delle Procure minorili come la nostra, dal centralinista che non abbiamo (agli avvocati forniamo i nostri cellulari), all’autista (uno per tutto il territorio) ai cancellieri (solo due, tanto che abbiamo paura di ‘perdere le pratiche’) e soprattutto i magistrati. Al momento in servizio in questa Procura oltre a me ci sono due sostituti su 5: facciamo turni massacranti tra udienze e disbrigo dei fascicoli» denuncia il Procuratore indicando pile di faldoni accatastati nel suo ufficio.

Sì, perché nonostante la pandemia i circa 3 mila fascicoli civili del 2020 ad oggi (8 ottobre ndr) sono già 3229 e nel penale dai 2023 del 2020 oggi ce ne sono da evadere 1497 ma mancano due mesi alla fine dell’anno. E poi aumentano le pratiche dei minori stranieri non accompagnati (Msna), 278 lo scorso anno mentre ad oggi sono 391. «Sono ragazzi pakistani, afgani, egiziani, nord africani che arrivano dalle solite rotte. Negli ultimi due mesi poi registriamo un incremento di arrivi di minori albanesi»

La riforma andrà a regime nel 2024, ma già dopo il via della Camera previsto tra qualche mese, in attesa del Tribunale di famiglia, farà partire ad esempio controlli e tempi stretti per gli affidi dei minori al curatore speciale (il cosiddetto articolo 403 del Codice civile che prevede l’intervento e l’allontanamento dalla famiglia dei minorenni in stato di abbandono). Qui, precisa il Procuratore richiamando l’onda lunga delle vicende di Bibbiano che ha esasperato il preconcetto che i servizi sociali siano «cattivi e strappino ai genitori i figli, la riforma prevede giustamente una procedura più definita ma occorre porre attenzione a non privare i minori della tutela loro dovuta a favore degli adulti che spesso passano per vittime invece sono spesso inadeguati ad allevare un bambino».
E anche in questo caso i dati sono espliciti: in Piemonte il 55% degli allontanamenti è posto in essere per via di segnalazioni delle Forze dell’ordine soprattutto a causa di violenze domestiche, il 34% dai servizi sociali e il 12% in ospedale dove giungono mamme o ragazzini con segni di violenza o bambini, come è accaduto di recente che hanno ingerito sostanze stupefacenti usate dai genitori. «Altro che assistenti sociali che vogliono entrare nelle case per portare via a tutti i costi i piccoli. Oltretutto, alimentando questo pregiudizio, le madri per paura che ti tolgano i figli tardano a denunciare le violenze mettendo a rischio se stesse e il bambino» aggiunge il procuratore. «Del resto, la maggior parte dei minori ospiti di comunità ha un età compresa tra i 14 e i 18 anni e sono loro a chiedere di essere allontanati dalla famiglia».

Altra criticità che verrà sottoposta al ministro è la difficoltà della riorganizzazione che prevede la riforma: intanto riconsiderare la presenza di un collegio giudicante con giudici onorari nelle pratiche di responsabilità genitoriale che la nuova norma non prevede più per questioni di spending review. «Questo significa che nelle separazioni e nei divorzi l’affido dei figli verrà deciso da un solo giudice: la giustizia monocratica con i minorenni è pericolosa perché le sfumature con i minori sono molte e complesse» sostiene Avezzù.

Ma soprattutto la riforma sancisce che la giustizia minorile sarà materia di un «Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie e con un aumento delle competenze a fronte di nessun incremento di risorse: «dovremo fare tutto» conclude Avezzù che anche su questo punto solleciterà con i colleghi il ministro: «oltre a gestire il penale con i minori autori di reato, gli allontanamenti, le adozioni, gli affidi o la decadenza della responsabilità genitoriale, ci dovremo occupare che delle separazioni e dei divorzi che finora erano competenza del Tribunale ordinario». La riforma prevede l’apertura ad esempio in Piemonte (ma non si sa con quali risorse) di 10 Tribunali distrettuali presso le attuali sedi dei Tribunali ordinari coordinati dalla Procura anche grazie al processo telematico che però è visto con preoccupazione dai giudici minorili: «I fascicoli che riguardano i minori» conclude il Procuratore spesso ci parlano di ferite, di traumi che necessitano di sguardi, di gesti, di collegialità nel decidere e la presenza è fondamentale. Un giudice monocratico non può fare tutto e così si rischia di penalizzare i minori che domani, non dimentichiamo saranno adulti».

La procura dei minorenni di Torino

Anche le associazioni che si occupano di Giustizia minorile, come l’Anfaa (Associazionie nazionale famiglie adottive e affidatarie che ha sede a Torino in via Artisti 36) si stanno mobilitando. «Spiace constatare che a nulla sono finora servite le autorevoli e preoccupate prese di posizione contrarie a questa riforma» dichiara la presidente nazionale Frida Tonizzo. «Non bastavano le negative proposte di legge attualmente in discussione alla Commissione Giustizia della Camera in materia di allontanamenti e affidamenti e l’istituzione di una Commissione di indagine parlamentare per indagare sugli affidamenti e sulle comunità per minori, ora ci ritroviamo con una proposta di riforma della giustizia minorile che ha pesantissimi limiti. Se è apprezzabile l’istituzione di un unico organo giudiziario che superi l’attuale suddivisione di competenze, è assolutamente inaccettabile l’assegnazione delle delicatissime cause minorili a un giudice monocratico a livello distrettuale che dovrebbe pronunciarsi sugli allontanamenti e sulla limitazione e decadenza della responsabilità genitoriale»

Mentre continuano ad aumentare le richieste alle Associazioni di famiglie affidatarie compresa la nostra di accoglienza di bambini che devono, a loro tutela, essere allontanati, conclude Tonizzo, «assistiamo a un pesantissimo rischio di disinvestimento e svalorizzazione dell’intero sistema. Anche per questi motivi lanciamo un appello perché venga stralciata alla Camera questa riforma, per arrivare a un testo «dalla parte dei bambini».

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