Picco di abuso di alcool fra i minori, la risposta di “Casa Santa Giulia”

“Eredità” della pandemia – L’impegno dell’associazione Aliseo del Gruppo Abele. A Vanchiglia la proposta “alternativa” alla sballo della parrocchia, affidata a sacerdoti della fraternità San Carlo

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Il 18,6% dei ragazzi tra gli 11 e i 25 anni e il 12,8% delle ragazze, in Italia, sono consumatori di alcool a rischio. Tra i 18 e i 20 anni, il 72,3% dei maschi e il 62,2% delle femmine consuma regolarmente bevande alcoliche, tra questi sono 279 mila i giovani che si ubriacano con regolarità, a rischio dipendenza. Il cosiddetto fenomeno del binge drinking, «abbuffata di alcool», interessa l’11,4% dei ragazzi e il 6,4% delle ragazze tra gli 11 e i 25 anni. In Piemonte, nel 2022, oltre 8 milioni di giovani tra i 18 e i 24 anni hanno consumato 6 o più drink in una singola occasione.

Sono gli ultimi dati del Rapporto Istisan 2023 dell’Istituto Superiore di Sanità che mostrano un aumento dell’abuso di alcool tra i minori e i giovani in particolare dagli anni della pandemia in poi. Per l’associazione torinese Acat (Club Alcolisti in trattamento) le vendite di alcool negli ultimi tre anni hanno subìto un’impennata del 290%, in particolare da parte dei giovanissimi tra i 12 e i 14 anni. Si registra un aumento di abuso di alcolici in particolare tra le ragazze, rispetto agli anni precedenti il Covid.

Per l’associazione torinese Aliseo del Gruppo Abele (corso Trapani 95/a), che dal 1987 si occupa di accompagnare persone alcool-dipendenti e soprattutto dell’informazione e della prevenzione sul territorio, «l’alcool tra gli adolescenti e i giovani non è più, come un tempo, ‘un rito di iniziazione’, un mezzo per la socialità, ma è diventato il fine dell’uscire la sera, in particolare nei fine settimana. È questo è certamente un fenomeno preoccupante».

«I ragazzi», evidenzia Livia Racca, coordinatrice dell’associazione Aliseo, «escono infatti per bere, non con l’intento di divertirsi, ma appunto per bere come azione fine a se stessa. Dall’altra parte l’alcool viene usato come ‘autoterapia’ contro uno dei mali che attanagliano oggi i ragazzi e i giovani: la solitudine, insieme alla noia o a particolari stati emotivi».

Aliseo, oltre all’ambulatorio in corso Trapani che accompagna ragazzi dopo episodi di coma etilico o a rischio di dipendenza, e le loro famiglie, porta avanti numerose azioni di prevenzione sul territorio torinese e piemontese. In particolare è attivo il progetto regionale «Next to you», finanziato dal fondo di Beneficienza di Intesa Sanpaolo e dalla Compagnia di San Paolo, che prevede interventi, rivolti ai giovani dai 18 ai 24 anni, da un lato di informazione, prevenzione e sensibilizzazione e dall’altro di cura e riabilitazione, in particolare per chi ha avuto problematiche di abuso di sostanze alcoliche. In particolare sono presenti sportelli informativi itineranti anche nei luoghi di aggregazione e della movida torinese, come i quartieri San Salvario e Vanchiglia. Il gruppo di lavoro è composto da psicologi, psicoterapeuti ed educatori professionali (per informazioni: associazione Aliseo, sito https://associazionealiseo.org/).

Tra chi, in prima linea, cerca di offrire un’alternativa allo sballo, proprio a Vanchiglia, una delle zone simbolo della vita notturna torinese, c’è «Casa Santa Giulia», l’oratorio della parrocchia affidata a sacerdoti della fraternità San Carlo.

È certamente l’aspetto educativo che preoccupa la comunità di Santa Giulia che da sempre investe a tutto campo sulle giovani generazioni: sono oltre 500, infatti, i ragazzi e i giovani che si ritrovano in oratorio per le diverse proposte, in particolare di servizio, in cui si assumono responsabilità in prima persona.

«Al di là dei dati», sottolinea il viceparroco don Paolo Pietroluongo, «è sotto gli occhi di tutti, in particolare nei fine settimana, l’abuso di alcool, a fiumi, tra minorenni e neo maggiorenni: spesso mi capita di soccorrere ragazzi ‘collassati’ davanti alla casa canonica. Certamente continua ad esserci il problema, nonostante divieti e ordinanze, della vendita di alcolici ai minorenni, spesso a prezzi bassi e di pessima qualità».

La parrocchia ha scelto di «stare dentro» al fenomeno. «Anche con la nostra presenza in piazza», evidenziano il parroco don Gianluca Attanasio e il viceparroco, «cerchiamo di far fonte allo sballo, causato spesso da una profonda solitudine e dal fatto che i ragazzi non si sentono ascoltati e valorizzati». Ed ecco la risposta di «Casa Santa Giulia», una «Casa», appunto, spalancata sulla piazza per accogliere, e riaccogliere, i giovani, soprattutto chi si è allontanato. La forza della proposta sta nell’offrire responsabilità agli adolescenti, già a partire dai 14 e 15 anni. «È fondamentale», prosegue il viceparroco di Santa Giulia, «lasciare spazio ai ragazzi dando loro ruoli da protagonisti nella comunità, certamente in un cammino in cui si sentono accompagnati».

Il prossimo 30 aprile si aprirà una nuova edizione di «Maggio in Oratorio», la storica manifestazione che, dal 1982, Santa Giulia propone a tutto il quartiere e alla città: sono oltre 130 i ragazzi e i giovani che presteranno servizio, in prima linea, nelle diverse attività: dalla gestione del bar, al service con audio e video, al torneo di calcio che coinvolgerà 350 bambini dai 6 ai 13 anni. «È forse l’edizione che più di tutte coinvolgerà i giovani», spiega don Pietroluongo, «e secondo noi questa è una via, una risposta concreta al problema della movida senza regole». La sera di sabato 4 maggio, in particolare, si terranno le finali del contest di band giovanili del territorio torinese «Tanto pe’ cantà»: sono 5 i gruppi musicali che si sfideranno. Sono poi in programma serate culturali e diverse iniziative (per il programma dettagliato: www.parrocchiasantagiulia.eu, pagina Facebook e Instragram «Mio – Maggio in Oratorio»).

«Il venerdì e il sabato sera a Santa Giulia s’incontrano due mondi», conclude don Paolo Pietroluongo, «i ragazzi che hanno trascorso in oratorio una serata di divertimento, gioco e dialogo, e i coetanei che alle 23 sono già ubriachi in piazza: noi crediamo che sia importante essere luce in mezzo al buio, e offrire una Casa di vita per i giovani, un luogo in cui possano esprimersi e crescere insieme».

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