Pio XII e il dialogo con i “fratelli ebrei”

Storia – Altro che Papa «silente, amico di Hitler». Dai documenti emerge che Pio XII parlava ai «fratelli ebrei». Lo dice il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ad un convegno internazionale di storici e teologi: «I documenti mostrano un’immagine di Pacelli molto diversa da quella generalmente conosciuta»: una documentazione storica da tenere presente nell’80° del rastrellamento del ghetto ebraico di Roma (16 ottobre 1943)

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Papa Pio XII

Altro che Papa «silente, amico di Hitler». Dai documenti emerge che Pio XII parlava ai «fratelli ebrei». Lo dice il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin a un convegno internazionale di storici e teologi: «I documenti mostrano un’immagine di Pacelli molto diversa da quella generalmente conosciuta». Bisogna ribadirlo nell’80° del rastrellamento del ghetto ebraico di Roma (1943-16 ottobre-2023).

Con il cuore in Medio Oriente per l’atroce guerra, Parolin ricorda: «È fondamentale stabilire la verità storica mediante la ricerca storico-critica. Mantenere l’esattezza storica significa difendere la verità al di sopra di ogni parte coinvolta. Purtroppo vi sono ancora casi di disonestà scientifica, che diventano manipolazione, laddove i documenti vengono occultati in modo negligente o deliberato». Così non sono prese in considerazione le risposte nel 1916 del cardinale segretario di Stato di allora Pietro Gasparri all’American Jewish Committee (1916) e agli ebrei askenazi di Gerusalemme (1919). Mons. Eugenio Pacelli, all’epoca segretario della Congregazione Affari straordinari, «aveva contribuito alla stesura di questi documenti». Gli ebrei, compreso un certo numero di rabbini, erano convinti che l’atteggiamento verso di loro di Pacelli fosse amichevole, «e per questo si sono rivolti a lui nella Seconda guerra mondiale per chiedere aiuto» disse a «L’Osservatore Romano» in un’intervista il presidente Israeliano Isaac Herzog.

Parolin sottolinea che «la Santa Sede aveva preso una posizione a favore del popolo ebraico già nella Prima guerra mondiale. E nella Seconda invitò un numero considerevole di cattolici e di istituti religiosi a difendere gli ebrei con tutti i mezzi». Scoperte recenti negli archivi vaticano e in altri «hanno reso più facile comprendere come molti registri storici sono stati manipolati. Gli archivi dicono che Pacelli seguì sia la via della diplomazia che quella della resistenza non dichiarata, decisione che ha comportato grossi rischi per chi era coinvolto».

Il convegno affronta motivazioni e decisioni di Pio XII di fronte al nazifascismo e al comunismo. Il dott. Giovanni Coco, archivista dell’Archivio Vaticano, ricorda che nel novembre 1945 Pacelli diede udienza a un gruppo di ebrei, sopravvissuti ai campi di concentramento: «Nel discorso il Papa fu comprensivo; menzionò le passioni razziste che avevano inghiottito innumerevoli vittime innocenti a causa della razza; evitò accuratamente la parola “sterminio”». Ora i documenti – aggiunge Coco – «potranno rivelare come concetti quali antisemitismo, sterminio e silenzio si formarono. Il Papa fu influenzato – secondo lo studioso – dall’eccessiva prudenza del minutante della Segreteria di Stato, mons. Angelo Dell’Acqua, al quale era affidato il dossier sugli ebrei: secondo lui “le notizie dell’Olocausto erano esagerazioni ebraiche”». Ma non è vero che «la Shoah non ha inciso nel magistero cattolico. Pio XII parlò di “massacri per odio di razza” e di “orrori dei campi di concentramento”, ma non di “sterminio”».

Coco ha scoperto e pubblicato un documento inedito sui campi di sterminio: è una lettera del 14 dicembre 1942, inviata dal gesuita tedesco Lothar König al confratello Robert Leiber, segretario personale di Pio XII. In allegato c’è una statistica sui sacerdoti detenuti ad Auschwitz e Dachau. Dice Coco: «Le ultime informazioni sull’altoforno dove ogni giorno venivano uccise fino a 6 mila persone, soprattutto polacchi ed ebrei, sono confermate da altre fonti». Giudica di enorme valore la lettera «perché rappresenta la sola testimonianza di una corrispondenza che doveva essere nutrita e prolungata». I padri König e Leiber erano amici («caro amico» scrivono) e antinazisti: «König faceva parte del circolo di Kreisau, una rete della resistenza tedesca composta da cattolici e protestanti». Leiber era un noto «gesuita tedesco anti-hitleriano», segretario di Pacelli nunzio in Germania, segretario di Stato e Papa.

König è molto prudente – dopo l’attentato a Hitler deve fuggire perché ricercato – e raccomanda a Leiber «di usare quelle informazioni con la massima cautela, senza dire una sola parola che potesse tradire le fonti. I numeri sono ufficiali. C’è anche un rapporto di vari testimoni. Gli allegati sono stati ottenuti con il massimo rischio. Non solo è a rischio la mia testa, ma anche la testa degli altri». Per Coco «si ha la certezza che dalla Chiesa tedesca arrivavano a Pio XII notizie dettagliate sui crimini che si perpetravano contro gli ebrei. Nel lager di Belzec, non lontano dall’Ucraina, tra il 5 e l’11 dicembre 1942 furono fucilati più di cinquemila ebrei.

Il 1° giugno 1943 il console italiano a Odessa comunica a Roma che Pio XII «avrebbe espresso il desiderio d’influire direttamente sul governo rumeno per arrivare a un trattamento più umano degli ebrei» e che aveva inviato il nunzio a Bucarest, Andrea Cassulo, in Transnistria. «Il nunzio non ha preso per oro colato il ghetto “addomesticato” che gli è stato mostrato. È difficile dare le cifre, ma molte migliaia, forse decine di migliaia di ebrei furono soppressi». E descrive lo sgombero degli ebrei di Odessa e il disumano trattamento loro riservato dai tedeschi.

Il 17 dicembre 1942 viene emanata una dichiarazione interalleata di condanna dei crimini nazisti, frutto della forte pressione dell’ebraismo internazionale sul presidente Roosevelt, al quale era stato consegnato un memorandum sulla tragedia ebraica: «La soluzione finale rappresenta la probabile estinzione di tutti i popoli non germanici che vivono nello spazio vitale tedesco».

Il 24 dicembre 1942 arriva il radiomessaggio natalizio di Pio XII: è giudicato da alcuni troppo blando perché il Papa, che pure parla di «stirpe», non parla esplicitamente di ebrei. L’ambasciatore britannico Osborne racconta il colloquio con il Papa del 29 dicembre 1942: «Mi ha promesso che avrebbe fatto qualsiasi cosa in favore degli ebrei. Dubito ci sarà una qualche pubblica dichiarazione, specialmente dal momento che i passaggi nel suo radiomessaggio natalizio chiaramente si applicavano alla persecuzione degli ebrei».

Nel 1943 Stati Uniti e Gran Bretagna intendono pubblicare una nuova dichiarazione sui crimini di guerra tedeschi in Polonia. È diramata il 30 agosto 1943: un paragrafo avrebbe dovuto menzionare le camere a gas, ma fu eliminato dagli Alleati: «Su suggerimento del governo britannico, che afferma non esserci prove sufficienti per giustificare una dichiarazione circa l’esecuzione nelle camere a gas, è stata eliminata l’ultima frase». In altre parole, gli Alleati non erano certi che ad Auschwitz e a Birkenau funzionassero le camere a gas.

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