«È molto difficile parlare di speranza ed è ancor più difficile in Terra Santa con tante distruzioni e paura. Però, se alziamo lo sguardo, tantissime persone danno la vita e non si arrendono alla barbarie». Alla vigilia della Settimana Santa-Pasqua, il cardinale patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, non si arrende e invita «a tornare in Terra Santa perché la comunità cristiana ha bisogno dei pellegrini». Nonostante i bombardamenti israeliani a Gaza «la situazione è più tranquilla. Serve darsi coraggio, avere fiducia, esprimere solidarietà e incontrare il Signore».
La denuncia di padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia di Gaza – sacerdote verbita, 56 anni, argentino di origini italiane, e anche questo spiega perché Papa Bergoglio gli telefona tutte le sere, anche durante la degenza al «Gemelli» – è corroborata da Juliette Touma, direttrice della comunicazione dell’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa). Dice Romanelli: «Dalla fine del cessate il fuoco, il 2 marzo, nessun aiuto è entrato a Gaza, niente cibo, acqua, medicine, forniture. È l’assedio più lungo dall’inizio della guerra. Tutto ciò minaccia la vita e la sopravvivenza dei civili. La gente è assolutamente esausta. Il centro Gaza è gremito di persone accampate alla bene e meglio, tende di fortuna in mezzo alle macerie. I nostri 500 rifugiati in parrocchia sentono la fatica di questo lunghissimo tempo di guerra. Una ventina di famiglie durante la tregua sono tornate a casa e hanno trovato solo distruzione. Usiamo farina vecchia che dobbiamo setacciare più di una volta perché ci sono i vermi. Viviamo il Calvario ma preghiamo per la fine della guerra e per la guarigione di Francesco. Il venerdì celebriamo la Via Crucis con grande partecipazione e per i più piccoli e i ragazzi organizziamo dei giochi. Ci conforta la speranza nella risurrezione.».
La ripresa della guerra a Gaza si caratterizza per l’alto numero di minori uccisi. Padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa, interpellato dai media vaticani, Spiega: «L’alto numero di vittime dipende dal fatto che le famiglie sono numerose e la popolazione di Gaza è molto giovane. Uccidere bambini innocenti e che non hanno colpe è una macchia che l’umanità non potrà cancellare». Sono cifre allucinanti: nell’ultimo mese sono stati uccisi 830 palestinesi, 50.183 morti dall’inizio della guerra; 15.613 minori uccisi (876 neonati e 4.110 sotto i 5 anni) e 33.900 feriti; 20 mila orfani. Osserva Faltas: «I numeri potrebbero salire perché non si sa quanti sono sepolti dalle macerie. Il dramma di questa guerra è anche l’impossibilità di aiutare perché: a Gaza non entrano aiuti umanitari e sono entrati pochi volontari».
Da fine gennaio 2024 a oggi molti ospedali italiani hanno accolto più di 200 bambini. Grazie alla tregua sono arrivati in Italia altri bambini. Faltas, musulmano egiziano convertito e divenuto sacerdote francescano, nel novembre 2023, andò all’ospedale «Bambino Gesù» e ottenne la disponibilità di amministratori e medici, di padri e madri ad aiutare i piccoli di Gaza: «Non mi stancherò mai di ringraziare la generosità del popolo italiano. La lista di bambini bisognosi di cure è molto lunga ma non è facile farli uscire. Abbiamo parlato con questi bambini e, dopo averli accolti e ascoltati, non avevamo più parole per commentare. Una bambina gravemente malata di tumore sta molto meglio. Alcuni già parlano italiano».
Padre Faltas ricorda che in passato «molti bambini di Betlemme sono stati adottati» nonostante che le adozioni internazionali non siano facili. Ricorda che, prima del ricovero in ospedale, Francesco ha incontrato i bambini accolti in Italia: «Mi hanno parlato di un nonno affettuoso che li guardava con gli occhi buoni. L’ho incontrato parecchie volte e ogni volta mi ha chiesto della Terra Santa, della vita delle persone e dei più piccoli e mi ha sempre incoraggiato».
La ripresa della guerra è stata improvvisa e molto cruenta. I musulmani hanno vissuto il mese del Ramadan, i cristiani vivono il tempo forte della Quaresima, della Settimana Santa e della Pasqua: sono tempi in cui si vivono e si rispettano liturgie e tradizioni. «Le notizie di morte e distruzione – confida padre Faltas – sembrano ancora più strazianti e le morti di innocenti sono sempre profondamente dolorose.
C’è un sentimento di grande compassione per la sorte di questi bambini. Il mondo prova compassione e tenerezza per i bambini, sente la responsabilità di garantire i loro diritti, il futuro ei bisogni vitali. Colpisce molto che non sia un sentimento condiviso da chi provoca la morte e la sofferenza dei bambini».
La Custodia da più di 800 anni custodisce i luoghi santi e «le pietre vive che vi abitano», cioè le persone. Offre lavoro, istruzione, abitazioni, sostegno a tante necessità. «Le nostre opere sono sostenute dalla Provvidenza e dai benefattori che ci aiutano. Spero che la colletta per la Terra Santa quest’anno sia ancora più generosa che in passato». In risposta all’appello il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del dicastero per le Chiese orientali, esorta: «Rispondiamo al grido di chi si trova in grave sofferenza. La Chiesa di tutto il mondo aiuti la vita a rinascere». Nella lettera ai vescovi per la raccolta delle offerte da destinare alla Terra Santa, che in genere si svolge il Venerdì Santo (18 aprile), lancia un appello: «I bambini hanno diritto a vivere in pace, a riavere case e scuole, a giocare senza la paura di rivedere il ghigno satanico della morte».
Pier Giuseppe Accornero

