Pompei Lab, squadra vincente

Innovazione e ricerca – Hanno partecipato al «Virtual br41n.io hackathon» e hanno vinto: giovani che innovano e sperimentano anche grazie all’accoglienza di una parrocchia torinese

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Hanno vinto, ma come tutti i giovani talenti che credono nell’innovazione, nella ricerca, per i quali lo studio è passione, la loro vittoria non è solo il risultato di una competizione, vittoria è frutto di un bel lavoro di squadra, è soddisfazione per un lavoro fatto insieme in un clima positivo, stimolante, allegro.

Un clima che la pandemia rende oggi assai raro, ma che anche i locali di una parrocchia, con l’accoglienza di un prete che crede nei giovani e nelle nuove tecnologie hanno contribuito a creare.

Un successo dunque sotto tanti punti di vista quello conseguito lo scorso fine settimana (17-18 aprile) da un gruppo di giovani che dal Pompei student Lab hanno partecipato al «Virtual br41n.io hackathon» una delle più importanti competizioni mondiali per studenti universitari dedicato alla relazione cervello macchina e alla sua interpretazione a fini medici e riabilitativi.

Su 3 mila persone da 23 paesi del mondo, su 330 selezionati al primo giro e su 38 team totali, i giovani ospitati dalla comunità guidata da don Luca Peyron, hanno vinto da una sede accreditata come «ufficiale», alla pari soltanto di altre 2: una università in Austria ed una negli Emirati Arabi ad Abu Dabi. “Ogni volta che c’è la possibilità di incontrarsi e lavorare insieme la squadra vince perché impariamo tantissime cose uno dal lavoro dell’altro.

È tato bello vedere come in poche ora è possibile arrivare ad una soluzione ad un nonostante ci siano persone con background, lingue e culture differenti”. È stato uno dei commenti riportati dai giovani al termine della due giorni, uno dei commenti che testimoniano il valore dell’investimento del Pompei Lab student: «Sono parole che confermano», spiega don Peyron, «la nostra scelta di aprire ai giovani in spirito di sussidiarietà.

Il Covid vincola gli studenti, ancor più nei giorni festivi quando le sedi accademiche sono chiuse. Noi mettiamo a disposizione gli spazi e diamo fiducia al loro impegno…». Fiducia nei giovani che desiderano fare squadra per innovare, ma fiducia nei giovani perché offrire gli spazi nello spirito del Pompei lab significa anche condividere, mettersi in discussione, dialogare, restituire a molti una immagine di Chiesa che annuncia il Vangelo anche fuori dalle sacrestie. È dunque fiducia nella capacità dei giovani di interrogarsi, di dialogare, di cogliere nell’ospitalità qualcosa di più.

Parla con entusiasmo don Peyron dei suoi giovani “incontrati quasi per caso”, con l’entusiasmo di chi è soddisfatto per il loro risultato, ma anche per aver restituito loro «quello che la pandemia ci ha tolto»: la voglia di collaborare, di – pur lavorando su progetti a livello virtuale – godere di quella umanità, di quel confronto che attraverso nessuno schermo si possono trasmettere.

Sussidiarietà, fiducia, dialogo, ma anche rete con il territorio che alimenta circoli virtuosi, così ad esempio tutto è stato possibile grazie al supporto tecnologico offerto da Npo Torino e dal Gruppo Scai. Risorse tecnologiche da un lato, risorse umane dall’altro, con un punto di incontro: i locali di una comunità parrocchiale dove c’è chi crede nel digitale, nell’apostolato digitale, in un mondo dove giovani, tecnologie, professionalità, studio e progresso si costruiscono anche condividendo un piatto di pasta, un tavolo, e tutti quegli interrogativi (e le possibili risposte) che possono sorgere riflettendo sul senso della vita, della ricerca, del progettare per un futuro migliore.

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