«Premio Mimmo Cándito», giornalismo a testa alta

15 gennaio 2021 – Nel giorno in cui uno dei più grandi inviati di guerra del giornalismo italiano avrebbe compiuto 80 anni è stato consegnato il premio alla sua memoria: vincitori Simona Carnino (“Missioni Consolata”) e Marco Benedettelli

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Mimmo Càndito nel 2002 vinse il premio giornalistico «Luigi Barzini» come il migliore inviato speciale italiano

Chissà cosa avrebbe scritto Mimmo Candìto su questo tempo in cui la Pandemia tiene sospeso il nostro pianeta ad un filo che sembra sul punto di sfrangiarsi, lui che era uno tra i migliori reporter di guerra del giornalismo internazionale. Sì perché sono in tanti in questi mesi di «distanziamento sociale» che paragonano il virus invisibile ad un nemico, come se fossimo tutti cecchini appostati per stanarlo e finirlo. Càndito, sconfitto il 3 marzo 2018 da un cancro ai polmoni contratto probabilmente a causa dell’uranio impoverito quando seguiva per il quotidiano «La Stampa» la guerra in Iraq, il 15 gennaio scorso avrebbe compiuto 80 anni: era nato nel 1941 a Reggio Calabria.

E per ricordare un maestro di giornalismo e «gentiluomo», insegnante amatissimo di Teorie e Tecniche del giornalismo all’Università di Torino, oltre che direttore del mensile «L’Indice dei libri del mese» e presidente italiano di Repoter senza Frontiere, venerdì 15 gennaio al Circolo dei Lettori si è tenuta la cerimonia online della prima edizione del premio giornalistico intitolato alla sua memoria.

Promosso dall’Associazione «Premio Mimmo Cándito per un giornalismo a testa alta» presieduta dalla moglie, Marinella Venegoni nota firma de «La Stampa», e di cui fanno parte, tra gli altri, Gian Giacomo Migone, fondatore dell’«Indice dei libri» e Alessandro Triulzi che presiede la giuria del premio, il concorso è autofinanziato con un crowdfunding e istituito per sostenere chi si affaccia a una professione in cerca di identità, soffocata dal precariato e dallo sciacallaggio del web. Una deriva che Càndito denunciava nel suo ultimo libro intitolato significativamente «C’erano i reporter di guerra: storie di un giornalismo in crisi da Hemingway ai social network» Baldini&Castoldi), presentato proprio al Circolo dei lettori pochi mesi prima di morire. «Oggi You Tube e i social network» scriveva Càndito nella prefazione «impongono un sapere che consuma l’identità della realtà nella velocizzazione della comunicazione e nell’estetica dell’apparenza. Siamo già oltre internet… nel 2030 il 47% delle professioni di oggi non ci sarà più, sostituito dai robot e dall’intelligenza artificiale. Il giornalismo si interroga sulle figure coinvolte in quello spietato 47 per cento».

E proprio per tentare di combattere il trionfo dell’informazione fuori controllo che produce fake news e «l’emarginazione della mediazione giornalistica», il «Premio Mimmo Càndito», oltre a premiare un lavoro già pubblicato, scommette sul futuro finanziando un reportage ancora da realizzare. L’ottica è di sostenere una professione in via di estinzione per non rassegnarci al tramonto del giornalista «cane da guardia» alla ricerca costante della verità come era Càndito e come è stato sottolineato alla consegna virtuale dei premi ai due giornalisti sui 30 che hanno partecipato al bando.

Per la sezione Opere, ha vinto Simona Carnino con il reportage pubblicato su «Missioni Consolata» «L’epopea dei migranti centroamericani al tempo di Trump»; mentre per la sezione «Progetti» è stato scelto Marco Benedettelli a cui verrà finanziata l’inchiesta sul tema «Da braccianti a operai per il mercato globale. Il nuovo proletariato etiope del polo industriale di Mekelle». Due lavori per dar voce alle periferie del mondo sulle orme di Mimmo Càndito. Informazioni su www.premiomimmocandito.org.

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