Prodi preoccupato dalla Fiat in mano ai francesi

Monito – ll 2021 si è aperto con la fusione industriale di Fca-Fiat e Psa-Peugeot nel nuovo gruppo automobilistico internazionale Stellantis. L’ex premier Romano Prodi è fra le poche voci critiche, in Italia, rispetto al modo con cui sta avvenendo questa grande operazione

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Romano Prodi

Il 2021 si è aperto con la fusione industriale di Fca-Fiat e Psa-Peugeot nel nuovo gruppo automobilistico internazionale Stellantis. L’ex premier Romano Prodi è fra le poche voci critiche, in Italia, rispetto al modo con cui sta avvenendo questa grande operazione.

«Il Governo italiano – ha dichiarato Prodi al settimanale della Diocesi di Torino ‘La Voce e il Tempo’ – avrebbe dovuto seguire l’esempio di quello francese ed entrare come socio in questo nuovo gruppo. Invece lo Stato italiano si è tenuto fuori dall’operazione, mentre il Governo di Parigi possiederà un consistente pacchetto di azioni in Stellantis.

Il matrimonio fra Fca-Fiat e Psa-Peugeot avviene con l’ago della bilancia spostato verso la Francia: anche se la famiglia Agnelli-Elkann figura come maggiore azionista, il Consiglio di Amministrazione di Stellantis risulta a maggioranza francese. E così il capo azienda è nominato dai francesi. La presenza del Governo di Parigi rinforzerà ulteriormente gli interessi francesi».

«La fusione fra Fca-Fiat e Psa-Peugeot era necessaria – chiarisce Prodi – perché oggi il mercato globale esige la formazione di grandi gruppi industriali. Come italiano sono preoccupato dal modo: la predominanza della Francia conferma il progressivo disimpegno di Fiat dall’Italia. Nell’ultimo decennio l’industria automobilistica italiana è passata dal quarto al settimo posto in Europa, dopo la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Ripeto: lo Stato italiano doveva entrare nell’operazione Stellantis, non disinteressarsene. Nel campo dell’elettronica avanzata lo Stato si è comportato diversamente: è divenuto azionista della grande società StMicroelettronics insieme al Governo francese e l’esperienza ci sta dimostrando che gli interessi italiani, proprio grazie alla presenza dello Stato, sono stati garantiti».

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