“Proteggere i ragazzi dal vortice del Gioco d’Azzardo”

Si parte dagli Oratori – «Vince chi molla». È il messaggio che è risuonato nell’incontro «Lascio o raddoppio?» sulle problematiche del gioco d’azzardo, anche tra i ragazzi e i giovani, che si è tenuto giovedì 18 aprile nella Sala Sangalli di Valdocco a cura del Gruppo Abele, organizzato dall’associazione oratori NOI Torino con la Pastorale giovanile diocesana e l’Azione Cattolica torinese

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«Vince chi molla». È il messaggio che è risuonato nell’incontro «Lascio o raddoppio?» sulle problematiche del gioco d’azzardo, anche tra i ragazzi e i giovani, che si è tenuto giovedì 18 aprile nella Sala Sangalli di Valdocco a cura del Gruppo Abele, organizzato dall’associazione oratori NOI Torino con la Pastorale giovanile diocesana e l’Azione Cattolica torinese.

Vi ha partecipato una platea di educatori e responsabili di oratori e gruppi giovanili della diocesi insieme ad una nutrita presenza dei seminaristi del Seminario di Torino.

Nell’introdurre la serata don Stefano Votta, presidente di NOI Torino, suor Carmela Busia, coordinatrice della Pastorale giovanile diocesana, e Matteo Massaia dell’Azione Cattolica, hanno messo al centro l’urgenza di ascoltare il grido che i ragazzi rivolgono indirettamente alle comunità educanti anche sul tema delle dipendenze da gioco d’azzardo che, come mostrano i dati, sono in continua crescita. Da qui la volontà di mettere in moto percorsi di informazione e prevenzione: «se non ora quando?». In sala era presente anche il neo presidente nazionale di NOI Associazione (Oratori) don Luca Ramello.

Si è dunque partiti da un primo incontro di formazione a cura del Gruppo Abele, il cui format potrà essere portato nei prossimi mesi negli oratori e tra i gruppi di adolescenti e giovani.

Secondo i dati raccolti dal Gruppo Abele, circa 5 studenti su 20, in particolare di sesso maschile, giocano d’azzardo in maniera problematica. C’è poi una fetta di ragazzi che si approccia al gioco saltuariamente, circa il 50%, e poi un 30% di giocatori ‘accaniti’ nel calcio scommesse soprattutto, ma anche nelle sale bingo e nei giochi on line. Gli esperti del Gruppo Abele Pasquale Somma, counsellor professionista, e Francesca Corona, educatrice professionale, sono partiti fa che cos’è il «gioco d’azzardo» e quando diventa problematico e poi patologico.

«Il gioco da ‘sociale’ diventa problematico», ha sottolineato l’educatrice Francesca Corona, «quando si spende una somma di denaro sempre maggiore, si gioca sempre più spesso e sempre più a lungo, perdendo il controllo». Da lì si sfocia nel gioco patologico «in cui si gioca per rifarsi spendendo oltre le proprie possibilità; il gioco, divenuto incontrollabile, diventa l’unico obiettivo della propria vita, si mette in discussione tutto, famiglia, studio e lavoro; l’azzardo passo dopo passo, ma in modo repentino, logora tutto e, se si viene scoperti, si tende a negare di avere un problema con infinite menzogne».

I relatori hanno dunque messo in evidenza come «l’aumento delle opportunità del gioco in Italia dai primi anni Duemila in poi abbia comportato un aumento progressivo del coinvolgimento degli italiani nel gioco d’azzardo. Di conseguenza sono aumentate, sempre di più, le persone coinvolte nell’azzardo in modo problematico o patologico».

Tutto parte, come è stato ricordato, dalle politiche dei Governi di ogni colore che, appunto, dal Duemila in avanti hanno reso sempre più accessibile l’azzardo ai cittadini, portandolo sotto casa e nei pressi dei luoghi della vita quotidiana; fino alla fine degli anni Novanta il gioco d’azzardo si praticava, infatti, solo nei casinò, quattro sul territorio nazionale (Sanremo, Campione d’Italia, Saint Vincent e Venezia).

Le maglie del gioco di sono sempre più allargate fino all’introduzione, con il Governo Berlusconi nel 2009, dei video-lottery e poi del bingo. Dal 2011 il Governo inizia a mettere dei freni prendendo atto dei danni ingenti sulla salute che il gioco comporta. «La legge di stabilità del 2011», hanno ricordato gli esperti del Gruppo Abele, «stabilisce per la prima volta l’esistenza di fenomeni di ludopatia conseguente a gioco compulsivo che necessitano la definizione di apposite linee d’azione per la prevenzione, il contrasto e il recupero». La legge 189 del 2012, oltre ad abolire la pubblicità del gioco, prevedeva anche la progressiva ricollocazione delle sale slot a distanza dai cosiddetti “luoghi sensibili”. Il Piemonte si rivelò all’avanguardia, con la legge 9/2016, nel porre un argine all’insorgere delle dipendenze.

«Il Piemonte è stata tra le prime regioni d’Italia», osserva Pasquale Somma, «che per frenare il gioco patologico ha puntato, con la legge del 2016, alla riduzione del tempo e dello spazio da dedicare all’azzardo. Due fattori che hanno portato a buoni risultati dimostrando, dati alla mano, che la riduzione dell’offerta andava a ridurre la domanda». La nuova legge del 2021, voluta dalla Giunta Cirio, ha fatto risalire in particolare i dati sulle persone prese in carico dai servizi per le dipendenze a quelli del resto d’Italia.

L’incontro si è concluso con la testimonianza di Mario, 45 anni di Chieri, caduto 12 anni fa nel tunnel del gioco che gli ha mangiato tutto. «Frequentavo l’oratorio», ha raccontato, «conducevo una vita tranquilla, tutto parte con la sottoscrizione di una carta prepagata in tabaccheria con cui si poteva giocare on line e poi con la fine di una relazione importante». Così Mario inizia a giocare a poker con la prepagata e una notte vince. Da lì il gioco in poco tempo inizia a monopolizzare tutta la sua vita, sperpera tutto. È costretto a chiedere aiuto alla sua famiglia che subito si attiva, ma ricade infinite volte. In 12 anni brucia oltre 200 mila euro. «L’unico scopo della mia vita era giocare per riprendermi quello che aveva perso in un tunnel senza via d’uscita, più volte ho pensato a farla finita». Poi l’incontro con Pasquale Somma del Gruppo Abele a San Mauro e il cammino verso la riconquista della propria vita. Ora ne è fuori e lo racconta abbandonando anche quel senso di vergogna che spesso lo faceva poi ricadere. Mario è di nuovo un uomo libero e porta nelle scuole e ovunque la sua testimonianza: «vince chi molla, non c’è altra strada». Da qui l’invito a parlare di questi temi anche tra i ragazzi e i giovani e a non sottovalutare il fenomeno.

Molto apprezzata tra i presenti la lettura che Pasquale Somma ha fatto del dipinto «La vocazione di San Matteo» di Caravaggio (conservato nella chiesa San Luigi dei francesi a Roma) come una tavola da gioco d’azzardo con Gesù, la luce, che chiama san Matteo e lo porta fuori su un’altra tavola, quella della salvezza. Somma, analizzando i vari personaggi del dipinto, ha delineato le diverse «fasi» del giocatore: la fase vincente, la fase perdente, la fase della disperazione, la fase critica, la fase della ricostruzione e la fase di crescita.

«L’incontro è stato apprezzato», conclude don Votta, «c’entrando in pieno l’obiettivo di scuotere le coscienze delle comunità educanti su questo fenomeno. Gli oratori possono dunque invitare gli esperti del Gruppo Abele per incontri di informazione e formazione in modo da mettere in campo azione di prevenzione per nostri ragazzi».

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