Quali germogli per il futuro della Chiesa torinese?

Incontro con il Clero – «Germogli»: sarà la parola chiave di questo nuovo anno pastorale. La parola che è stata al centro dell’incontro dell’Arcivescovo mons. Roberto Repole con il clero lo scorso 15 ottobre al Santo Volto a Torino. GALLERY

806

«Germogli»: sarà la parola chiave di questo anno pastorale. La parola che è stata al centro dell’incontro dell’Arcivescovo Repole con il clero lo scorso 15 ottobre al Santo Volto.

Era il primo appuntamento dalla nomina di Repole alla guida della diocesi e per questo il confronto era particolarmente atteso, ha visto la partecipazione di oltre 400 tra sacerdoti e diaconi. L’incontro ha preso le mosse dalla Lettera inviata dal Vescovo alla diocesi lo scorso mese di giugno: una Lettera che affronta a viso aperto, senza mezze parole la questione della Chiesa nel futuro. Se è nota la fatica dei preti – sempre meno numerosi, sempre più carichi di incombenze – Repole ha chiesto di riflettere su cosa davvero conti nella vita delle comunità cristiane, cosa occorre conservare, e cosa invece si può rivedere, magari ridurre o accantonare. «In quest’anno pastorale chiederemo alle parrocchie e ai preti», ha spiegato don Michele Roselli, vicario per la Formazione, «di pensare al loro territorio. Quali ‘germogli’ di vita cristiana, quali iniziative o momenti di Chiesa vedono più vere e promettenti? Vorremmo partire da ciò che già esiste o che si sta sperimentando, per valorizzarlo e farlo crescere».

Nella relazione del Vescovo che aperto l’incontro prima un’analisi del contesto in cui si colloca la sua aspettativa, poi l’obiettivo, e quindi lo spirito con cui auspica si affronti il cammino dell’anno che si apre. Ad una apposita commissione presentata all’assemblea il compito di accompagnare concretamente il percorso, di raccoglierne e rielaborarne i frutti per una restituzione, ma soprattutto per far sì che quanto emergerà generi e orienti il ripensamento della Chiesa sul nostro territorio.

Ecco dunque che oltre ai membri del Consiglio episcopale sono stati coinvolti nella commissione Morena Savian, referente diocesana per il Sinodo e Segretaria del Consiglio Pastorale diocesano, Alberto Riccadonna direttore de La Voce e il Tempo e la sociologa Stefania Palmisano. Competenze e sensibilità diverse per individuare in quella «che non vuole essere una indagine sociologica» un nuovo punto di partenza per la nostra diocesi.

Dal Vescovo in particolare la richiesta di attivare un nuovo sguardo sul presente per capire «come rimanere la Chiesa di Gesù Cristo vivo qui ed ora, che opera anche attraverso di noi», anche in un contesto in cui cristianità e società non coincidono più. Uno sguardo che scruta l’orizzonte del presente con un punto fermo sul quale è più volte tornato: «nella luce dello Spirito», «chiedendoci dove lo Spirito del Risorto ci vuole portare».

Uno sguardo orientato al cambiamento affrontato con atteggiamento di disponibilità e continua conversione e rivolto concretamente al territorio, non guardando al passato come a «tempi migliori», non cedendo ad aspettative utopiche, o arrendendosi cadendo nella tentazione delle lamentazioni: «le Geremiadi». Piuttosto uno sguardo che permetta di restare «strumenti attivi della storia della Salvezza» ricollocandosi sul territorio; uno sguardo capace di individuare germogli che facciano sì, ad esempio, che le comunità restino realtà in cui si possa fare realmente esperienza di vita fraterna, di una liturgia viva, capaci di annunciare il Vangelo facendo «fare agli altri esperienza di Cristo e della vita nuova in Cristo.  Perché non ha senso avere tante comunità così sciatte che non possono dire ‘Vieni e vedi’».

Ripensare la presenza della Chiesa sul territorio come punto nevralgico al quale gli altri poi si connetteranno con il tempo (ruolo dei laici, formazione ecc.). Ripensare una presenza alla luce di germogli di novità da individuare, ma come concretamente? E cosa si intende per germogli? E su questo sono entrati nel dettaglio i membri della commissione che hanno presentato le tracce di lavoro, la tempistica, la concezione di germoglio.

«Germoglio», ha sottolineato don Michele Roselli, Vicario per la Formazione, «dice novità e sorpresa, evoca subito al cuore qualcosa che ha un aspetto diverso da ciò che la pianta realizzerà e che rischia di non essere riconosciuto. Germoglio dice promessa di futuro, apre alla speranza. Evoca la cura. Cercheremo germogli di Chiesa cioè quegli aspetti, esperienze, iniziative che oggi ci paiono meglio realizzare la bellezza dell’essere Chiesa e di annunciare il Vangelo con la consapevolezza che alcune cose andranno accantonate».

Germogli da cercare con sguardo nuovo e con un ascolto preparato e vissuto (due le rispettive tracce distribuite al clero e disponibili sul sito della diocesi) come già sperimentato nel cammino sinodale attraverso l’esperienza della «conversazione spirituale» sulla quale si è soffermata Morena Savian.  Una fase di ascolto che padre Ugo Pozzoli, Vicario per la Vita consacrata, ha invitato a vivere nel tempo di Avvento – tempo per eccellenza di attesa della Novità della vita – per poter arrivare a una restituzione alla Commissione entro il 31 gennaio.

Prima importanti saranno gli incontri con i moderatori delle Unità pastorali (già programmati a Villa Lascaris il 26 e 27 ottobre), cinghia di trasmissione di un lavoro tanto più significativo quanto più allargato a laici, associazioni, realtà che a vario titolo operano sul territorio come ha ricordato anche il Vicario don Mario Aversano (che ha anche risposto alle prime reazioni emerse nel dibattito). Coinvolti anche gli Uffici di Curia (un primo incontro tra Vescovo, Commissione e direttori si è tenuto mercoledì 19 ottobre) i Consigli diocesani, anche la Vita Consacrata (alla quale il lavoro era stato ‘anticipato’ nell’incontro dello scorso 24 settembre), consapevoli che i germogli possono anche essere «oltre i recinti della parrocchia» e che comunque non sono «pratiche perfette».

Ad orientare lo sguardo lo Spirito, e per questo dall’Arcivescovo l’invito ai sacerdoti a condividere gli appuntamenti di ritiro programmati: occasioni per leggere il cammino che si sta compiendo alla luce della Parola, ma anche per vivere come clero l’ascolto reciproco a «cominciare dalla fede». Ascolto che anche l’assemblea ha cercato di valorizzare attraverso lo spazio lasciato per commentare a «caldo» (servizio a lato) la proposta fatta e che sarebbe proseguito – a testimonianza del desiderio di confronto e delle attese – se il tempo a disposizione fosse stato più ampio.

Ancora un richiamo al senso di concentrarsi sui germogli anziché sui rami secchi nelle battute conclusive del Vescovo: «Ciò che vogliamo raccogliere sono indicazioni in vista di un ripensamento.  L’immagine dei germogli  serve ad evocare qualcosa da cercare nella realtà con occhi diversi da come la vediamo di solito. La Chiesa è stata è e continuerà ad essere viva: concentrandoci sulle dimensioni vitali potremo poi riconoscere che abbiamo tagliato ciò che non permetteva di vivere».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome