Quando nel letto del Papa nacquero 36 bimbi scampati alle bombe

Roma – Nella camera e nel letto di Papa Pio XII nell’anno 1944-45 nacquero 36 bambini. Lo documenta la mostra storica «Castel Gandolfo 1944» che commemora un anno drammatico, di guerra e paura. Allestita nel Palazzo papale, la mostra fa memoria della sollecitudine di Pio XII per i profughi durante i terribili bombardamenti che causarono oltre 500 morti

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La mostra "Castel Gandolfo 1944" - foto Vatican news

Nella camera e nel letto di Papa Pio XII in quei terribili mesi del 1944-45 nacquero 36 bambini, tra cui due gemelli, ai quali i genitori, per riconoscenza verso il Pontefice, diedero i nomi di Eugenio, Pio e Pio Eugenio. Lo documenta una mostra storica di grande attualità: «Castel Gandolfo 1944» commemora un anno drammatico, di guerra e paura. Allestita nel Palazzo papale della città laziale, la mostra fa memoria della sollecitudine di Pio XII per i profughi durante i terribili bombardamenti che causarono oltre 500 morti. Pacelli fece tutto il possibile per soccorrere le vittime. La mostra è una testimonianza dello zelo, dello spirito e della volontà di Pio XII verso i profughi, senza distinzione di sesso, religione, credo politico. Proprio come fece di tutto per salvare e far salvare gli ebrei.

Nel lungo e terribile inverno 1944 le Ville pontificie e la Villa di Propaganda fide sui colli laziali ospitarono fino a 12 mila persone in fuga dalla guerra e dai bombardamenti che stavano pesantemente colpendo i Castelli romani. Mesi scanditi da dolore, distruzione, lutti, che trovarono risposta nel cuore di Papa Pacelli. Si deve a lui se il 25 gennaio 1944 le Ville pontificie aprirono i cancelli a tutti coloro che cercavano riparo sotto l’ala protettrice della Santa Sede, che si credeva inviolabile. Speranza infranta appena quindici giorni dopo. Infatti le bombe degli Alleati – violando un tacito accordo che doveva salvare la Roma papale – colpirono anche il territorio extraterritoriale, fino a quel momento ritenuto il luogo più sicuro e per questo trasformatosi in una «città di profughi» ospitati in stanze, saloni, scalinate, tende baracche e capanne allestite tra le fontane e i roseti dei lussureggianti giardini che si affacciano sul lago di Albano. Tutto era stato reso possibile grazie al coordinamento predisposto, per volere del Papa, da mons. Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, e dal direttore delle Ville, Emilio Bonomelli.

Il 10 febbraio 1944, verso le 9.15 i bombardieri americani sganciarono gli ordigni sulla villa di Propaganda fide e su Villa Barberini. Non si è mai calcolato il numero esatto delle vittime ma si stima che morirono più di 500 civili. Tra loro anche religiosi e religiose nella distruzione dei conventi delle Clarisse e delle Basiliane in territorio extraterritoriale: morirono 16 claustrali. Le cronache ricordano anche il giovane Bovi, autista vaticano mitragliato e ucciso a La Storta mentre portava vettovaglie per i profughi.

Le stanze del Papa trasformate in ospedale. Le bombe non fermarono la sollecitudine del Papa per gli ultimi e i più vulnerabili: «La Villa di Castel Gandolfo – racconta il presidente del Governatorato vaticano – si trasformò in ospedale improvvisato per curare i feriti: la sua carità giunse a tal punto che diede disposizioni perché le stanze più riservate e il suo appartamento venissero destinate ad accogliere i rifugiati». Afferma Barbara Jatta, direttore dei Musei vaticani: «Tanti bambini sono nati nel letto del Papa». La mostra racconta le migliaia e migliaia di sfollati che sono stati accolti, nutriti e rassicurati dentro le mura di quei luoghi che con i Trattati Lateranensi erano a tutti gli effetti territori della Santa Sede, neutrali al conflitto bellico che dilaniava l’Europa, ma partecipi del dolore e della drammaticità del periodo.

Dopo la Liberazione, nel 1945 inizia il ritorno degli sfollati nelle città bombardate e diroccate. Pio XII istituisce della Pontificia commissione di assistenza dei profughi.  Con la medesima sollecitudine, terminata la guerra, quando l’Europa conta 12 milioni di sfollati, Pio XII con la costituzione apostolica Exsul familia (1° agosto 1952) istituisce il «Consiglio superiore per l’emigrazione»; destina l’assistenza a migranti e profughi «in competenza esclusiva» alla Concistoriale; erige il delegato per le Opere di emigrazione della Santa Sede, non più limitata agli italiani ma

estesa a tutti i migranti «di qualunque stirpe, lingua e nazione». È la pietra miliare della pastorale migratoria in un’ottica internazionale, seppure verticistica e centralizzata che lascia poco spazio ai vescovi. Chiama i cristiani a vedere negli sfollati il volto della Sacra Famiglia.

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