Quarant’anni fa la prima visita di Papa Wojtyla a Torino

13 aprile 1980 – «Torino, crogiuolo rovente, vivi in pace!». In una giornata di sole, quarant’anni fa, «domenica in Albis», Papa Giovanni Paolo II compì la prima visita da pontefice a Torino che suscitò un entusiasmo indescrivibile

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Papa Giovanni Paolo II a Torino il 13 aprile 1980. Sulla papamobile il cardinale Ballestrero, allora Arcivescovo di Torino - Archivio storico "La Voce e il Tempo"

«Torino, crogiuolo rovente, vivi in pace». In una frizzante giornata di sole, 40 anni fa, il 13 aprile 1980 «domenica in Albis» – dal 2000 «domenica della Divina Misericordia» – Giovanni Paolo II compì la prima visita a Torino che suscitò un entusiasmo indescrivibile.

C’era già stato nel 1946 quando, giovane prete, studiava a Roma e si era fermato a Torino nel viaggio verso la Francia; e il 1° settembre 1978 da cardinale arcivescovo di Cracovia per venerare la Sindone. Ritornerà altre tre volte: il 2-4 settembre 1988 per il centenario della morte di San Giovanni Bosco (1888-31 gennaio-1988); il 21 luglio 1989, ospite di Gianni e Marella Agnelli e dell’arcivescovo Giovanni Saldarini, in visita privata alla mostra di icone russe, dopo il soggiorno in Valle d’Aosta e la visita al santuario di Oropa e alla tomba di Pier Giorgio Frassati a Pollone; il 24 maggio 1998 in piazza Vittorio Veneto per proclamare tre beati piemontesi – don Giovanni Maria Boccardo, Teresa Bracco, Teresa Grillo Michel – e in Duomo per venerare la Sindone.

Tra le tante possibili sintesi l’appello «Torino, vivi in pace» forse fotografa meglio l’animo della città in quella giornata radiosa, descrive il significato degli incontri con quelli che i giornali valutarono in un milione di persone, esprime il senso profondo dei 9 discorsi pronunciati da un Papa vigoroso, giovane (aveva 60 anni), in piena salute, capace di stregare le folle, ipnotizzare l’attenzione, parlare al cuore, all’intelligenza e alla vita delle persone. Al mattino santuario della Consolata; tra i malati della Piccola Casa della Divina Provvidenza; in Duomo con il clero; in piazza San Giovanni per la Concelebrazione; alla Cappella della Sindone per un’ostensione privata. Dopo il pranzo in Arcivescovado con i vescovi del Piemonte, sosta imprevista al Collegio degli Artigianelli per onorare San Leonardo Murialdo; basilica di Maria Ausiliatrice con le religiose; piazza Maria Ausiliatrice con i giovani; Gran Madre-piazza Vittorio Veneto con la città.

Rivolge una vera e propria «enciclica alla città». Torino fu la prima metropoli italiana visitata dal Papa polacco, eletto il 16 ottobre ’78, e fu la prima in cui poterono concelebrare tutti i sacerdoti, come accadde in tutte le successive visite papali. Una città colpita ma non piegata dal terrorismo sanguinario che aveva provocato numerose vittime e che continuò ad ammazzare. Una città che, dopo decenni di sviluppo economico, soffriva per la prima forte crisi: nell’ottobre 1980 ci sarà il più grande scontro tra la Fiat e il mondo operaio e sindacale, interrotto dalla «marcia dei quarantamila».

«Dove va Torino? Dove andrà Torino? Verso una spirale senza sbocco di immanenza, terrestrità, sfiducia, violenza? Oppure verso un domani sereno, costruttivo, operoso, fraterno, a misura d’uomo, perché aperto alla Pasqua di Cristo? Voi ve lo augurate di tutto cuore. Io vi sono vicino, e capisco le vostre ansie e sollecitudini. Sono venuto per testimoniare che voglio essere solidale con voi». Questo passo del «discorso alla città di Torino e al mondo del lavoro», rivolto dal pronao della Gran Madre alla folla di piazza Vittorio Veneto, è il filo rosso che lega i 9 discorsi con una definizione scultorea della città, «crogiuolo rovente del mondo contemporaneo», chiamata a vivere la Pasqua del Risorto anche se «non c’è più la Torino dei santi, ma la Torino della grande industria e della grande secolarizzazione, la Torino di una quotidiana lotta di classe e di un’incessante violenza».

Il Papa chiese ai cristiani torinesi di non isolarsi ma di presentare a tutti l’Evangelo. Come? In estrema sintesi ecco alcune linee: 1) umanizzare la città e il mondo del lavoro; 2) presentare un’esplicita proposta cristiana perché nelle grandi città è necessaria una nuova evangelizzazione; 3) riconoscere alla famiglia la funzione sociale e il ruolo ecclesiale; 4) dare priorità ai giovani perché «devono conseguire i grandi ideali della fede cristiana e della giustizia sociale»; 5) prestare costante attenzione ai poveri, ai sofferenti, agli emarginati; 6) coinvolgere tutte le componenti del popolo di Dio: catechesi, pastorale familiare, tempo della malattia, terza età, mondo del lavoro, scuola, cultura, media, divertimento, volontariato; 7) «Il lavoro non disgreghi la famiglia, non degradi la gioventù, non la defraudi dei suoi tesori, non faccia dimenticare poveri e sofferenti, non narcotizzi le facoltà umane, non le abbruttisca nell’odio. Fate argine al terrorismo. Arrivederci Torino, vivi in pace».

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