Rapporto Caritas ’22, Zuppi: “dati davvero preoccupanti”

Dossier – «La povertà si eredita e si tramanda per cinque generazioni»: 6 assistiti dalla Caritas su 10 sono «poveri intergenerazionali o ereditari», nati in famiglie povere e occorrono 5 generazioni per risalire la scala sociale. Lo sostiene il Rapporto 2022 della Caritas su povertà ed esclusione sociale «L’anello debole»

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«La povertà si eredita e si tramanda per cinque generazioni»: 6 assistiti dalla Caritas su 10 sono «poveri intergenerazionali o ereditari», nati in famiglie povere e occorrono 5 generazioni per risalire la scala sociale: così i giovani non si riscattano da situazioni sociali difficili. Lo sostiene il Rapporto 2022 della Caritas su povertà ed esclusione sociale «L’anello debole».

«Servono risposte rapide e cambiamenti per non far ammalare il Paese», ribatte il cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, che affrontino il problema del reddito di cittadinanza «che va aggiustato mantenendo l’impegno». Alcuni dati colpiscono: su giovani, Sud, educazione. «Se l’anello è debole lo devi rendere forte, altrimenti si spezza la catena, investendo sull’educazione». Il «Rapporto», molto opportunamente, inserisce il fenomeno della povertà nel contesto della prolungata stagnazione dell’economia italiana a causa della pandemia, che limita anche le prospettive di mobilità ascendente soprattutto per chi ha poche risorse culturali e professionali.

Cardinale Matteo Maria Zuppi

Tra i nati da genitori senza titoli, quasi 1 su 3 si ferma alla licenza elementare – Durante la pandemia il numero dei poveri assoluti raggiunge il massimo storico: 5,6 milioni di poveri assoluti in Italia, cioè 1 milione e 960 mila famiglie, il 9,4 per cento della popolazione, di cui 1,4 milioni bambini. Siamo l’ultimo tra i Paesi industrializzati per mobilità sociale ed educativa: solo l’8% dei giovani con genitori senza titolo superiore ottiene un diploma universitario; la percentuale sale al 65% per i figli dei laureati. Per i nati in fondo alla scala sociale diminuiscono le possibilità: il 28,9% resta nella stessa posizione dei genitori. Tre milioni di giovani (15-34 anni), cioè il 25,1 per cento, non studiano e non lavorano, e non lo cercano neppure un lavoro. Tra i beneficiati dalla Caritas la «povertà intergenerazionale pesa per il 59% (Isole 65,9; Centro 64,4). Più del 70% dei padri ha professioni a bassa specializzazione; il 63,8 delle madri sono casalinghe. Un figlio su cinque ha la stessa posizione dei padri; il 42,8% ha sperimentato una «mobilità discendente»; il 36,8% registra una mobilità ascendente ma non trova poi un impiego adeguato.

Nel 2021 le 192 Caritas diocesane (su 226 diocesi) hanno erogato 1 milione e mezzo di interventi a 227.556 persone supportate con un incremento del 7,7%, specie stranieri (55%). Spesso sono persone «che entrano ed escono» da situazioni di bisogno: uomini (50,9%) e donne (49,1%); stranieri al 65,7% al Nord-Ovest e 61,2% al Nord-Est. Al Sud (68,3%) e nelle Isole (74,2%) prevalgono gli italiani; età media 45,8 anni; senza fissa dimora sono uomini (72,8%), stranieri (66,3%), celibi (45,1%), soprattutto al Nord. Tra gli aiuti erogati: il 74,7 riguarda beni e servizi materiali; il 7,5 ascolto; il 7,4 accoglienza a lungo o breve termine; 4,6 sussidi economici per affitti e bollette; 2,2l sostegno socio-assistenziale; 1,5 interventi sanitari. Aumentano quelli che possiedono solo la licenza media (69,7%), o sono analfabeti, senza titolo, con la sola licenza elementare: nelle Isole e al Sud sono all’84,7% e al 75%.

Il cardinale presidente Zuppi è allarmato: «I dati sono davvero preoccupanti e richiedono di fare qualche cosa perché l’educazione non sia solo in termini tecnici. Si tratta di dare la parola – come diceva don Milani – e di aiutare a non essere esclusi dalla scuola, l’abbandono è incredibilmente alto. Ma l’educazione è anche un investimento sulla persona, dando fiducia e possibilità di continuare a studiare, per rafforzare quell’anello sempre debole mentre l’ascensore sociale è rotto da tempo, e pochi sono interessati ad aggiustarlo. Se l’educazione non viene garantita e si perpetua, si cade nella “povertà ereditaria”. Per questo sottolineiamo la dimensione sociale e la territorialità della rete sociale che va ricreata». Zuppi pensa che questo sia «un grande compito delle nostre comunità e delle Caritas che non sono l’agenzia alla quale noi esternalizziamo il compito della carità, perché la carità non si esternalizza. Nelle aziende per risparmiare si esternalizza, ma noi non possiamo esternalizzare perché saremo e siamo interrogati su questo e la carità coinvolge tutti e le Caritas devono aiutare a coinvolgere tutti».

«Affrontare con equilibrio il problema del reddito di cittadinanza»Il cardinale presidente Cei confida: «Un’ultima cosa mi ha colpito, e speriamo che il governo sappia affrontarla con molto equilibrio. È il problema del reddito di cittadinanza, percepito da 4,7 milioni di persone, ma raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti». Per Zuppi «c’è un aggiustamento da fare, mantenendo questo impegno che è così importante in un momento in cui la povertà sarà ancora più dura, ancora più pesante e rischia di generare ancora più povertà in quelle fasce dove si oscilla nella sopravvivenza, che devono avere anche la possibilità di uscire dalla “zona retrocessione”». Conclude l’arcivescovo: nei momenti di crisi, a maggior ragione, «dobbiamo mostrare che cosa significa essere cristiani. E questo richiede due cose: anzitutto avere un cuore pieno dell’amore di Cristo e riconoscere Cristo; poi avere noi un cuore pieno di amore per i tanti “poveri cristi” che incontriamo nelle strade, che andiamo a trovare nelle case e che devono trovare un porto nelle nostre comunità».

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