Dopo le polemiche sull’introduzione del card. Zuppi al Consiglio permanente, la Cei ha chiarito la propria posizione sul referendum sulla giustizia: nessuna indicazione di voto, ma un richiamo ai principi e alla partecipazione. Su questioni opinabili la Chiesa offre criteri, non schieramenti. La maturità democratica dei cattolici passa dal discernimento, non dall’attesa di istruzioni.
Referendum sulla giustizia del 22-23 marzo 2026. I vescovi italiani «non entrano nel merito della questione con indicazioni di voto» ma hanno «espresso un forte invito alla partecipazione, sollecitando una corretta informazione per una scelta consapevole e sempre nel segno del bene comune. Si tratta, infatti, di una questione opinabile». È quanto afferma Vincenzo Corrado, portavoce della Cei, in seguito ai commenti dei media italiani sulle conclusioni del Consiglio episcopale permanente del 26-28 gennaio scorso.
Il direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali dell’episcopato spiega che secondo la definizione del Codice di Diritto Canonico (1983) e della «Nota dottrinale» della Congregazione per la dottrina della fede circa «alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica» del 24 novembre 2002. Questa indirizza i laici cattolici, specialmente i politici, a promuovere i valori etici cristiani, difendendo la vita, la famiglia e la libertà religiosa. Questi due testi -prosegue Corrado – «ricordano anche che per temi opinabili non bisogna presentare la propria tesi come dottrina della Chiesa (lo afferma il canone 227, n. d. r.). La Conferenza episcopale italiana interviene nel dibattito pubblico solo attraverso dichiarazioni ufficiali e su temi di fondo, come l’indispensabile equilibrio tra i poteri, che devono porre sempre a loro fondamento “la centralità della persona”», come afferma la nota dottrinale.
Per questo, la Cei rimanda «all’unico pronunciamento sulle questioni referendarie» che è il comunicato finale dell’ultima sessione del Consiglio permanente di gennaio, comunicato che sottolineava l’importanza di «recarsi alle urne, superando il clima di disimpegno e astensionismo». Tuttavia, aprendo i lavori del «parlamentino» Cei, il cardinale presidente Matteo Maria Zuppi aveva affermato: «C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti hanno lasciato come preziosa eredità da preservare. Autonomia e indipendenza dei giudici sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, valori da perseguire nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti. La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del Csm sono temi che, come pastori e come comunità ecclesiale, non devono lasciare indifferenti».


