“Non siamo nè superuomini, nè supercristiani: siamo qui oggi nella Chiesa per continuare a ricevere la misericordia del Signore, per essere sanati nelle nostre infermità, per gustare la giovinezza che ci viene dall’essere Suoi, immersi nella morte e resurrezione di Cristo”.
Così l’Arcivescovo Repole si è rivolto ai sacerdoti e ai diaconi della diocesi di Torino riuniti al Santo Volto, la mattina di giovedì 2 aprile, per la Messa Crismale.
Una omelia in cui forte è stato il richiamo a orientare lo sguardo su “Gesù medico e farmacista” a partire dalla domanda che Gesù stesso pone nella sinagoga citando il proverbio “medico, cura te stesso”, proverbio che, come ha ricordato il Vescovo, ha avuto una grande risonanza nella tradizione della Chiesa ed è stato ripreso con varie citazioni, tra le quali quella di San Gregorio: “si è fatto uomo per curare le ferite di una umanità decaduta”. Ed è guardando alla umanità decaduta di oggi, lacerata da guerre e rabbia, che il card. Repole ha invitato a non cedere alla rassegnazione, ma piuttosto ad affidarla a “Cristo medico e farmacista”.
“Siamo qui per portare le nostre pesantezze, le fatiche” – e ha citato l’accidia, l’iperattivismo, l’essere ripiegati su se stessi – “di fronte a Cristo che ha pronta la sua farmacia”: farmacia con “l’olio del battesimo che ci ha fato entrare in una vita nuova, giovane”, che “ci ha trasferiti dalle tenebre al regno del Figlio dell’amore”, con “l’eucarestie, il farmaco dell’immortalità, l’unico nutrimento capace di nutrire chi è risorto in Cristo”.
E poi un richiamo al ministero speso in una pastorale “che non vuol dire portare altri in un paese straniero, ma proporre ad altri ciò che per Grazia ci è dato di abitare” e radicato in una preghiera “che non ci è tolta nella vecchiaia”.
Un ministero fecondo come quello dei sacerdoti e dei diaconi ricordati nella celebrazione per gli anniversari “significativi” e come quello di chi, dalla Pasqua scorsa, è tornato al Padre, come il Vescovo Nosiglia per i quali si è pregato.
E a conclusione della celebrazione gli auguri al cardinale rivolti quest’anno da suor Federica, medico, che ha scelto di riportargli la testimonianza di una donna che ha condiviso la sofferenza del marito morto poi in Hospice e che lei ha accompagnato. Le parole di una vedova in cui “si respira la vita di Dio”. Un augurio per questi giorni di celebrazione, per il suo ministero episcopale in una Chiesa “che ti vuole bene”.
Un bene corrisposto nelle parole conclusive del cardinale commosso nell’augurio rivolto a tutti: «vi auguro di sentire ancora una volta la meraviglia della Pasqua: a volte ci abituiamo anche alle cose più belle… è un grande dono essere credenti in Cristo Risorto. Buona Pasqua!



