«Dobbiamo saper cogliere e rispondere alle istanze del mondo giovanile. Per i ragazzi, ad esempio, la questione ecologica è una cosa importantissima, mentre noi adulti la guardiamo non di rado con sufficienza. In questo modo ci comportiamo da miopi, poiché è su temi come questo che si gioca il futuro dell’umanità e, quindi, il domani dei nostri giovani». Così l’Arcivescovo di Torino card. Roberto Repole in occasione dell’incontro «Cristiani in politica», promosso sabato 28 marzo dalla Diocesi (Pastorale Sociale) presso l’Istituto Sociale del capoluogo piemontese, in cui si è parlato del rapporto tra giovani, partecipazione e fare politica per la costruzione del bene comune. In platea, tra gli altri, il sindaco Stefano Lo Russo e vari amministratori locali,
«I giovani – ha rimarcato Repole nel suo intervento dal palco e nei colloqui con i giornalisti – ci pongono questioni e attendono risposte su temi che segnano il futuro non soltanto dell’Italia, ma dell’umanità, e di fronte ai quali non si può rimanere indifferenti. Come ogni persona adulta quando si rivolge ai giovani e in generale alle persone che gli sono affidate, i politici dovrebbero sentire molto forte il dovere di porsi con chiarezza di fronte alle questioni, di porsi con responsabilità: chi non si pone, chi assume posizioni tattiche oppure asseconda il pensiero dominante e non indica orizzonti di alto profilo, chi lascia fare pur di ottenere la compiacenza e il consenso, mostra di non volere davvero il bene delle persone che gli sono affidate. Sinonimo di ‘politica’ dovrebbe essere la parola ‘responsabiltà’».
«Dal punto di vista dei cristiani si tratta di guardare il tutto della realtà, non solo una parte delle questioni tralasciandone altre». Oggi le questioni vengono parcellizzate, «c’è una pericolosa tendenza a destrutturare la società in nome di slogan semplicistici e strumentali: esiste in particolare una grande deriva di destrutturazione delle forme di coesione sociale, a partire dalla famiglia e dal matrimonio, ma penso anche al declino dei corpi di partecipazione intermedia, ai sindacati, ai partiti politici… La politica dovrebbe puntare con grande decisione sul sostegno delle relazioni, dei corpi sociali, di tutte le realtà aggregative, che curano la società quando è malata ed esercitano la solidarietà. Pensiamo alle emergenze locali di questi ultimi giorni: i clochard abbandonati sotto i portici di Torino durante la notte, la chiusura parziale del Rifugio Massi per i migranti in alta Valle Susa… Da dove arrivano le risposte? Dal volontariato, il privato sociale, la Chiesa. Se avanzano individualismo e disgregazione, vengono meno le risposte e la società va in crisi».
Paolo VI parlava della politica come «massima espressione della carità, cioè di una forma di partecipazione per la quale il cristiano si mette in gioco e si prende cura insieme agli altri della casa comune, della città». Secondo il Cardinale il Vangelo «è molto più del programma di questo o quel partito». Molto più della divisione fra destra o sinistra che oggi tende a forzare la riflessione dei cristiani, costringendoli a optare per la difesa di alcuni valori anziché altri.
Poi una stoccata sulla ricerca spasmodica di consenso da parte di troppi politici: «occorre guardare la realtà non soltanto dal punto di vista del piccolo e immediato consenso, ma da quello di una società capace di considerare tutti, a cominciare dagli ultimi».
Sulla diffusa percezione negativa della politica, l’Arcivescovo ha osservato che «se le cose degenerano, ciò non significa automaticamente che siano cattive. La politica è una cosa bella, come avere dei cristiani che la sentono un modo attraverso esprimere la propria fede offrendo un servizio alla comunità. Il fare politica è positivo, vincente e assolutamente cristiano».
All’incontro di questa mattina, insieme al cardinale Repole, sono intervenuti il ventinovenne sindaco di Castel Maggiore, Luca Vignoli, l’analista politico Lorenzo Pregliasco di Youtrend, e tre studenti degli istituti Sociale di Torino e Albert di Lanzo Torinese che hanno seguito i percorsi di educazione civica e formazione politica proposti dai laboratori delle «Piccole Officine Politiche».
