Repole annuncia il nuovo corso della Chiesa torinese

Centro congressi Santo Volto – Presentati venerdì 9 giugno, durante la Convocazione diocesana, i criteri del cambiamento previsto nei prossimi mesi nelle parrocchie e nella Curia diocesana, annunciato un lungo elenco di nomine: CuriaIstituto per la FormazioneParrocchie. FOTOGALLERY

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Una Curia con 4 direttori soltanto, la nascita di un nuovo Istituto per la Formazione e una riorganizzazione della presenza dei parroci sul territorio come espressione di un nuovo modo di essere comunità oggi. Queste le linee del cambiamento annunciato dall’Arcivescovo mons. Roberto Repole la sera di venerdì 9 giugno durante la Convocazione diocesana presso il Centro Congressi Santo Volto, che ha visto esauriti tutti i 700 posti disponibili e oltre 600 persone collegate alla diretta streaming.

Le novità sono state annunciate – dopo che nella prima parte della serata Morena Savian e Alberto Riccadonna hanno illustrato il frutto del lavoro condotto in questo anno pastorale sui «Germogli», anche a partire dai quali si costruirà il cambiamento – secondo una impostazione precisa come ha evidenziato l’Arcivescovo (INTERVENTO DI MONS. REPOLE): «Noi non attendiamo delle scelte o dei cambiamenti; noi facciamo delle scelte e dei cambiamenti per rimanere sempre meglio in attesa della venuta di Nostro Signore Gesù Cristo».

Tre i pilastri irrinunciabili per la Chiesa torinese del futuro: «l’ascolto della Parola viva di Dio e la formazione; la centralità dell’Eucaristia nel giorno del Signore; la fraternità tra di noi, che si espande su tutti coloro che incontriamo». «Questi criteri», ha detto l’Arcivescovo, «presi insieme, ci consentono di verificare che cosa è indispensabile per essere autentiche comunità cristiane e, allo stesso tempo, di modulare modi diversi di essere comunità, oltre che di strutturare legami efficaci e duraturi tra le comunità».

Si pensa a parrocchie non chiuse in se stesse, ma aperte a vivere una fraternità concreta sul territorio in un momento di forte calo delle presenze sacerdotali; parrocchie che dovranno imparare ad integrarsi, con pochi preti di riferimento. Si pensa a chiese nelle quali concentrare le celebrazioni domenicali, Messe corali e ben curate, mentre altre chiese potranno restare aperte per altri momenti della vita delle comunità. Si pensa ad una Curia maggiormente «a servizio del ministero del Vescovo e della vita della Chiesa locale», comunità che si radicano nella mensa eucaristica, «centro» dal quale far discendere ogni attività e proposta, maggiore corresponsabilità dei laici chiamati a formarsi per esercitare le diverse ministerialità, e un modo nuovo anche di concepire il ministero ordinato che «dovrà poi anche essere – talora in misura prevalente – un ministero di presidenza di altre ministerialità diaconali e laicali, chiedendo a tutti una collaborazione stretta e – mi auguro – arricchente». «Si può immaginare un ministero che sia in primo luogo a servizio della cura di quel tessuto di relazioni tra i credenti tra loro e dei credenti con gli altri, che nel tempo passato era scontato e costituiva il presupposto delle comunità cristiane, e che nel contesto attuale, invece, va continuamente ricreato».

Un quadro di cambiamenti che la relazione del Vescovo Ausiliare e Vicario Generale mons. Alessandro Giraudo ha poi declinato per quanto riguarda la Curia – con le relative nomine – «non più strutturata su uffici ma su ambiti», illustrandone le nuove linee (INTERVENTO DI MONS. GIRAUDO).

A don Michele Roselli, Vicario episcopale per la Formazione, la presentazione delle nuove attuazioni nell’ambito della formazione, le caratteristiche del nuovo Istituto per la Formazione con la relativa nomina, a don Mario Aversano, Vicario episcopale per la Pastorale sul territorio, infine il compito di dare lettura delle nomine di parroci e dei viceparroci e dei «progetti in cammino».

Cambiamenti precisi, ma anche «in evoluzione», tratto comune in tutti gli interventi presentati, a sottolineare come non si tratti per la diocesi ora di affrontare un burocratico avvicendamento di ruoli o responsabilità, ma di attivare nuove logiche e stili tenendo conto progressivamente della diversità dei territori, dei «germogli» individuati, di quanto susciterà concretamente l’avvio del nuovo corso.

A conclusione ancora un richiamo dell’Arcivescovo al valore della fraternità ad abolire i campanilismi e poi parole di gratitudine per i sacerdoti che hanno dato la propria disponibilità con grande generosità.

3 COMMENTI

  1. Se non si parte dalla Catechesi dei ragazzi, con Catechisti preparati, strutturati e valorizzati anche ecclesiasticamente, non si arriverà in nessun luogo. Ognuno come al solito, parroci in primis, si faranno il loro orticello, pur bello, non creerà nuovi adepti, perché sempre i Presbiteri gestiranno e avranno l’ ultima parola piramidale.
    Più credenti ed impegnati laici, daranno nuovo impulso con l’ esempio e la responsabilità.

  2. Parole espresse da un sacrestano : “Cosa c’è di più bello per un sacerdote di celebrare l’Eucaristia e confessare per i fedeli, quotidianamente?”.
    Evidentemente, questo sacrestano è di un altro pianeta!

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