“Non abbiamo un destino, ma una destinazione: l’abbraccio del Padre”. Questa la risposta che l’Arcivescovo Repole ha messo a contrastare le paure, i timori che insorgono nel cuore dell’uomo di fronte alla morte. In realtà è stata una “triplice risposta” quella sviluppata nella catechesi agli adulti delle diocesi di Torino e Susa che ha tenuto venerdì 24 aprile al Santo Volto: ultimo appuntamento, prima della veglia di Pentecoste – il 23 maggio – del percorso “Che cosa cercate?”.
Titolo della catechesi “Te lo prometto – L’uomo e il suo destino” a partire dal passo evangelico di Giovanni al capitolo 14 (versetti 1-12), introdotto da un filmato “evocativo” quello di un uomo che cammina lungo il cammino di Santiago con gli interrogativi di ogni uomo: dove vado, cosa illumina il mio cammino, con chi cammino… Ed ecco che l’Arcivescovo di fronte alla paura più profonda che l’uomo ha, quella della morte, ha esordito ricordando che “la vita che ci è data ci è consegnata perché rintracciamo in essa delle possibilità di felicità”, perché “desidera quella felicità che desideriamo dal profondo del cuore , raggiungibile riconoscendo “che la strada è da percorrere come l’ha percorsa Lui”. E se il Suo desiderio è la felicità dell’uomo, allora si comprende come il Suo desiderio sia di rassicurarci di fronte alle paure e di far risuonare nel cuore dell’uomo quel “non temere” che nella Bibbia ricorre simbolicamente 365 volte, una per ogni giorno dell’anno.
La paura della morte comprende più timori, quello personale del giudizio e del proprio “dopo” e quella proiettata sugli altri: sugli affetti che la morte separa “il timore che ci viene nel perdere persone cui siamo affezionati senza sapere più dove collocarle. Di fronte a queste paure ecco le risposte presentate dall’Arcivescovo: “Non si deve avere paura perché possiamo guardare faccia il fatto che siamo limitati, finiti, mortal, perchè è sempre Gesù che ci attende al di là della morte”. “Per non farci vincere dalla paura dobbiamo guardare a Gesù e scoprire di essere cercati, accolti, attesi desiderati e custoditi nelle esperienze che facciamo. Dio non è indifferente, non è distante. Guardando a Gesù sperimentiamo che Dio è il padre buono che ci vien incontro con tenerezza e misericordia e continua ad essere così anche al di là della morte. Se c‘è una immagine che possiamo farci è quella del padre che spalanca le braccia per accoglierci e raccogliere la vita che abbiamo vissuto, che siamo. Possiamo vivere senza timore perchè in questo abbraccio c’è spazio proprio per me, per quello che sono nella mia individualità. C’è un posto unico per ciascuno di noi nelle braccia del Padre, non siamo destinati a una fusione con Dio”. Non abbiamo un destino, ma una destinazione, l’abbraccio del Padre nel quale man mano che viviamo viene raccolta la nostra esistenza che ci verrà riconsegnata”.
Sul timore del giudizio un richiamo invece a considerarlo come “uno specchiarsi in Dio”, “vedremo ciò che nella nostra vita è stato simile a Lui e ciò che è stato dissimile, disumano, falso, cattivo”. Troppo spesso ci siamo fatti immagine sbagliata di questo giudizio da guardare con terrore ma è sorgente di grande speranza. Ci fa bene sapere che le ingiustizie di questa umanità non sono per sempre e non sono avvallate da Dio”. “Questo ci dà forza oggi per cercare ciò che è vero, buono e autenticamente umano. L’incontro con Dio svelerà ciò che siamo”. Un giudizio che apre al paradiso, “ad essere con Gesù per sempre nelle braccia del Padre con coloro che abbiamo amato. Siamo unici ma anche il frutto degli scambi di amore, di tante relazioni e di infinite esperienze. Sarà vivere per sempre con le persone amate, ritrovare ciò che di bello sperimentiamo già in questa vita sul piano dell’amore, perché gli incontri della vita sono destinati all’eternità”.
A conclusione la consegna di un tau prodotto in carcere in un laboratorio organizzato della Casa di Carità. Un simbolo da custodire, come ha concluso don Michele Roselli, pensando che “Tutte le nostre morti possiamo attraversale non per forza nostra, ma per grazia di Dio”.



