Riapre il Museo Diocesano

Sotto la Cattedrale – Riapre il Museo Diocesano di Torino, scrigno di arte e fede. I visitatori potranno ammirare il mosaico medievale «La ruota della fortuna» che si trovava nella basilica paleocristiana di San Salvatore. L’opera torna visibile grazie al lavoro di restauro della Consulta dei Beni Culturali di Torino. Il percorso museale, che comprende anche l’accesso alla Torre campanaria, sarà aperto da venerdì a lunedì dalle 10 alle 18

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Il Museo Diocesano di Torino, scrigno di arte e fede nel cuore della città, riapre al pubblico e ai visitatori. Il Museo, fortemente voluto dall’allora Arcivescovo card. Severino Poletto, dal 2008 è ospitato nella cripta della Cattedrale di San Giovanni.

L’allestimento fu curato da don Luigi Cervellin, primo responsabile del museo. La chiesa inferiore ricalca esattamente il perimetro dell’antico edificio rinascimentale. Fu concepito dall’architetto Meo del Caprino, per volere dell’Arcivescovo Domenico della Rovere (1442-1501). L’area sotterranea della Cattedrale rende omaggio alle tre precedenti basiliche paleocristiane, poi abbattute alla fine del 1400, per lasciar posto alla nuova chiesa rinascimentale. Arte, fede e storia si sono incredibilmente plasmate tra loro in questo museo offrendo così un percorso di visita straordinario: dal tracciato di un decumano romano minore, alle tombe «alla cappuccina» del IV secolo, agli arredi liturgici del passato, fino ad una incredibile collezione artistica che va dallo Spanzotti al Bonzanigo ad Antoine De Lohny.

Uno scrigno collocato nel cuore di Torino. Incastonato, come una perla preziosa, fra il sistema museale del Polo Reale ed i resti dell’adiacente antico teatro romano, che si sviluppano fino a lambire la parte archeologica di una della tre basiliche paleocristiane: quella dedicata al Salvatore. Realtà che, dalla scorsa settimana, si arricchisce di uno straordinario manufatto, sapientemente restaurato e recuperato grazie all’intervento della Consulta dei Beni Culturali di Torino: il mosaico conosciuto come «La Ruota della Fortuna». L’apparato musivo, ricchissimo di temi e simboli medievali, la cui origine risale agli inizi dell’XI secolo, era collocato nell’area presbiteriale della vicina chiesa paleocristiana.

Un particolare del mosaico “La ruota della fortuna” nel Museo Diocesano – foto Mihai Bursuc

L’abbattimento degli edifici e la dispersione di molti dei suoi arredi fece scendere un lungo oblio, interrotto solo agli inizi del Novecento con la scoperta di questa pavimentazione, che tornò visibile solo con le Olimpiadi invernali del 2006. Molti turisti e torinesi ricordano ancora la piramide di vetro che proteggeva, ma rendeva anche visibile il mosaico, a poca distanza dall’antico campanile e dal muro perimetrale del Duomo. Poi problemi di umidità e di messa in sicurezza dell’intera area archeologica fecero sì che il mosaico tornasse nei magazzini dei Musei Civici. Fino alla decisione di riportarlo alla luce, collocandolo quasi nella sua sede naturale. Un omaggio dunque alla storia archeologica cittadina, ma anche alla sua millenaria fede, che in questi spazi ha visto sorgere e formarsi la prima comunità cristiana locale. Un patrimonio di storia e di fede che non poteva più essere disperso o celato. La Chiesa subalpina già nel 2008, con la nascita del Museo Diocesano, aveva intuito le enormi potenzialità di quest’area, finalmente restituita ai torinesi e alla comunità cristiana.

«Il Museo ha riaperto un po’ in sordina nelle scorse settimane», ha sottolineato Paolo Messina, responsabile del Museo Diocesano, venerdì 21 giugno, durante la conferenza di presentazione del nuovo percorso di visita alla presenza dell’Arcivescovo mons. Roberto Repole, «ora esponiamo un’opera (il mosaico ‘La Ruota della Fortuna’) che in realtà è già stata ammirata in passato, ma solo attraverso un lucernaio. Oggi il mosaico medievale ha finalmente trovato una sistemazione degna e si spera definitiva».

La presentazione del mosaico restaurato con l’Arcivescovo Repole – foto Mihai Bursuc

Grazie all’impegno di molti volontari del Museo, che assicurano visite guidate, per almeno quattro giorni alla settimana (da venerdì, a lunedì dalle 10 alle 18 – ultimo ingresso alle 17.15) sarà possibile garantire l’accesso all’allestimento che, oltre a pregevoli collezioni liturgiche ed opere d’arte sacra provenienti da molte chiese della diocesi, include una significativa area archeologica, completamente recuperata e visibile. Nel percorso è possibile visitare anche la Torre Campanaria della Cattedrale. Nel Museo si trova anche un omaggio alla Sindone e al primo fotografo Secondo Pia, oltre al già citato mosaico, che sicuramente diventerà il pezzo forte della visita.

Il Museo Diocesano con la riapertura punta molto a coinvolgere le scolaresche, ma anche le parrocchie ed i gruppi ecclesiali, oltre ai turisti accompagnati da guide professioniste. Ma se il percorso museale di piazza San Giovanni ha riaperto al pubblico, e può ospitare questo pregevole mosaico, molto lo si deve all’impegno e alle intuizioni di un sacerdote che guidò il Museo Diocesano con grande passione, troppo presto salito in cielo: il parroco del Duomo don Carlo Franco.

«Ho condiviso con il caro don Franco tanti progetti, iniziative tese a far diventare questo luogo, un luogo di cultura», ha ricordato una volontaria alla presentazione della riapertura del Museo Diocesano, «impossibile citare tutte le sue iniziative, sempre animate con il cuore e la passione che lo contraddistingueva. Sotto la sua direzione questo Museo si è arricchito di molte opere. Poi le tante mostre, le conferenze, i dibattiti culturali ospitati proprio in questi spazi. Anche nei giorni angosciosi e bui del Covid abbiamo continuato a coltivare sogni e progetti. Io ho la certezza, carissimo don Carlo, che tu sei qui fra noi, con quell’aspetto formale e serioso che si addice a questa riunione. Ma tuo malgrado, ti scappa quel sorriso, che conosco così bene, perché noi oggi qui stiamo festeggiando la felice realizzazione del più ambizioso dei tuoi progetti: quello del ‘Mosaico della Fortuna’, tornato visibile a tutti».

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