“Rimanete saldi nella fede”, il testamento spirituale di Papa Benedetto

«Signore ti amo» – Sono le ultime parole del Papa emerito Benedetto XVI, raccolte nel cuore della notte del 31 dicembre 2022 da un infermiere. Il testamento spirituale (29 agosto 2006) e la lettera dell’8 febbraio 2022

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Papa Benedetto XVI

«Signore ti amo». Le ultime parole del Papa emerito sono raccolte nel cuore della notte da un infermiere. Sono circa le 3 del 31 dicembre – spirerà alle 9:34 – e non è ancora in agonia: in quel momento i collaboratori e assistenti si danno il cambio. Con lui c’è un infermiere che non parla tedesco. «Benedetto XVI – racconta il segretario, il vescovo Georg Gänswein – con un filo di voce, ma in modo ben distinguibile, ha detto, in italiano: “Signore ti amo!” Io non c’ero ma l’infermiere me l’ha raccontato poco dopo. Sono state le sue ultime parole comprensibili, perché successivamente non è stato più grado di esprimersi».
Quasi una sintesi della vita di Joseph Ratzinger, che da anni si preparava all’incontro faccia a faccia con il Creatore. Benedetto XVI scrive il testamento spirituale il 29 agosto 2006: «Se in quest’ora tarda della mia vita guardo indietro ai decenni che ho percorso, per prima cosa vedo quante ragioni abbia per ringraziare. Ringrazio prima di ogni altro Dio, dispensatore di ogni buon dono, che mi ha donato la vita e mi ha guidato attraverso vari momenti di confusione; rialzandomi sempre ogni volta che incominciavo a scivolare e donandomi sempre di nuovo la luce del suo volto. Vedo e capisco che anche i tratti bui e faticosi di questo cammino sono stati per la mia salvezza e che proprio in essi egli mi ha guidato bene. La lucida fede di mio padre ha insegnato a noi figli a credere, e come segnavia è stata sempre salda in mezzo a tutte le mie acquisizioni scientifiche.

«Ringrazio il Signore per la mia bella patria nelle Prealpi bavaresi, nella quale sempre ho visto trasparire lo splendore del Creatore. Ringrazio la gente della mia patria perché in loro ho potuto sempre sperimentare la bellezza della fede. Prego affinché la nostra terra resti una terra di fede e vi prego, cari compatrioti: non lasciatevi distogliere dalla fede. E ringrazio Dio per tutto il bello che ho potuto sperimentare in tutte le tappe del mio cammino, specialmente a Roma e in Italia che è diventata la mia seconda patria.
«A tutti quelli a cui abbia in qualche modo fatto torto, chiedo di cuore perdono.

Quello che prima ho detto ai miei compatrioti, lo dico a tutti quelli che nella Chiesa sono stati affidati al mio servizio: rimanete saldi nella fede! Non lasciatevi confondere! Spesso sembra che la scienza sia in grado di offrire risultati inconfutabili in contrasto con la fede. Sono sessant’anni che accompagno il cammino della Teologia, in particolare delle Scienze bibliche, e ho visto crollare tesi che sembravano incrollabili, dimostrandosi essere semplici ipotesi. Emerge la ragionevolezza della fede. Gesù Cristo è veramente la via, la verità e la vita e la Chiesa, con tutte le sue insufficienze, è veramente il suo corpo».

Se quello riportato è il testamento spirituale di Benedetto XVI c’è un’altra lettera che può essere considerata un testamento spirituale ed è quella che il Papa emerito ha scritto l’8 febbraio 2022 in risposta alle contestazioni rivoltegli per gli abusi sui minori a Monaco: «Ben presto mi troverò di fronte al giudice ultimo della mia vita. Anche se nel guardare indietro alla mia lunga vita posso avere tanto motivo di spavento e paura, sono comunque con l’animo lieto perché confido fermamente che il Signore non è solo il giudice giusto, ma al contempo l’amico e il fratello che ha già patito egli stesso le mie insufficienze, è giudice, al contempo avvocato (Paraclito)».

Parte dalle parole «mea maxima culpa» del «Confiteor»: «Veniamo trascinati in questa grandissima colpa quando non l’affrontiamo con la necessaria decisione e responsabilità». Manifesta il suo «dolore per gli abusi e gli errori durante il mio mandato» ed esprime «sincera domanda di perdono». Confida che ha vissuto «giorni di esame di coscienza e riflessione». Si scusa nuovamente per l’errore, non intenzionale, circa la presenza alla riunione del 15 gennaio 1980 quando si decise di accogliere in diocesi un sacerdote che doveva curarsi.

Ricorda: «In tutti i miei incontri con le vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti, ho guardato negli occhi le conseguenze di una grandissima colpa e ho imparato a capire che noi stessi veniamo trascinati in questa grandissima colpa quando la trascuriamo o quando non l’affrontiamo con la necessaria decisione e responsabilità, come troppo spesso è accaduto e accade. Ancora una volta posso solo esprimere a tutte le vittime la mia profonda vergogna, il mio grande dolore e la mia sincera domanda di perdono».

«Tanto più grande è il mio dolore per gli abusi e gli errori durante il mio mandato. Ogni singolo abuso sessuale è terribile e irreparabile. Alle vittime va la mia profonda compassione e mi rammarico per ogni singolo caso».

Dice di comprendere «il ribrezzo e la paura che sperimentò Cristo sul Monte degli Ulivi quando vide tutto quanto di terribile avrebbe dovuto superare. Che i discepoli dormissero rappresenta la situazione che anche oggi si verifica e per la quale anche mi sento interpellato. In vista dell’ora del giudizio mi diviene chiara la grazia di essere cristiano: essa mi dona l’amicizia con il giudice della mia vita e mi consente di attraversare con fiducia la porta oscura della morte». In sostanza, ammette una responsabilità «ecclesiale» ma non «personale».

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