Rinnovata la Commissione di vigilanza sulla Banca Vaticana

Trasparenza finanziaria – Si rafforza la vigilanza sui flussi finanziari della Santa Sede, per rendere sempre più trasparente la gestione. Papa Francesco invita «i mercanti del tempio a non speculare sull’umanità». È stata rinnovata la Commissione che vigila sulla banca vaticana

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Si rafforza la vigilanza sui flussi finanziari della Santa Sede, per rendere sempre più trasparente la gestione. Papa Francesco invita «i mercanti del tempio a non speculare sull’umanità». È stata rinnovata la Commissione che vigila sulla banca vaticana.

Papa Francesco ribadisce l’impegno per la trasparenza finanziaria – Al Moneyval (Comitato sulla valutazione delle misure antiriciclaggio e sul finanziamento del terrorismo) del Consiglio d’Europa parla di «finanza pulita, nell’ambito della quale ai mercanti è impedito di speculare in quel sacro tempio che è l’umanità». Un discorso irrituale perché gli esperti lavorano su situazioni tecniche e non hanno incontri con i capi di Stato o di governo dei Paesi che visitano. Da quando la Santa Sede è entrata in Moneyval nel 2011, sono stati emessi quattro rapporti: 2012, 2013, 2015 e 2017. Francesco illustra le ragioni che spingono la Santa Sede su questa strada e l’adeguamento ai criteri internazionali. Come il codice deli appalti «sulla trasparenza, il controllo e la concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano» (1° giugno 2020); come la decisione del Governatorato di sottoporre «le organizzazioni di volontariato e le persone giuridiche all’obbligo di segnalazione di attività sospette all’Aif» (19 agosto 2020).

Tagliare le armi per finanziare il progresso dei poveri. Il lavoro degli esperti «è connesso con la tutela della vita, con la pacifica convivenza dell’umanità e con una finanza che non opprima i più deboli e bisognosi»; è importante ripensare al rapporto con il denaro, che predomina sull’uomo, tanto che «pur di accumulare ricchezza, non si bada alla provenienza, alle attività più o meno lecite che l’abbiano originata e alle logiche di sfruttamento che possono soggiacervi. In alcuni ambiti si toccano soldi e ci si sporca le mani del sangue dei fratelli. O le risorse finanziarie vengono destinante a seminare il terrore, per affermare l’egemonia del più forte, di chi senza scrupoli sacrifica la vita del fratello per affermare il proprio potere». Bergoglio riprende – come fa nell’enciclica «Fratelli tutti» – la proposta di Paolo VI di istituire un fondo mondiale per i diseredati da finanziare con il denaro sottratto alle spese militari: «Piuttosto di investire sulla paura, sulla minaccia nucleare, chimica o biologica» le risorse siano destinate a eliminare la fame. Contesta il «dogma neoliberista»: già Pio XI nella «Quadragesimo anno» (1931) mette in luce come, secondo queste teorie, «ordine economico e ordine morale sarebbero così estranei l’uno all’altro, che il primo in nessun modo dipenderebbe dal secondo». L’economia «senza volto e senza uno scopo umano si può comparare all’adorazione dell’antico vitello d’oro». Gesù «ha scacciato dal tempio i mercanti» e ha insegnato che non si può servire due patroni, Dio e la ricchezza.

Il registro dell’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) individua chi compie transazioni: l’innovazione modifica la legge 18 (ottobre 2013). Carmelo Barbagallo, direttore dell’AIF, loda la legge «in continua e progressiva evoluzione, che tiene conto delle fonti comunitarie di riferimento, che la Santa Sede si è impegnata a trasporre con la Convenzione monetaria del 2009». L’articolo 51bis parla di «un registro per l’identificazione tempestiva di qualsiasi persona fisica o giuridica che detenga o controlli rapporti, conti di pagamento, conti identificati dall’IBAN e cassette di sicurezza detenuti presso gli enti che svolgono professionalmente attività finanziaria. Informazioni direttamente accessibili all’AIF». Le modifiche si inseriscono in una strategia che rende sempre più trasparente la gestione con controlli intensi e coordinati.

Non c’è il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin nella Commissione cardinalizia di sorveglianza dell’Istituto per le Opere di Religione (Ior), che «vigila sulla fedeltà» alle norme statutarie. La compongono: due riconfermati Santos Avril y Castellò (brasiliano, presidente nonostante gli 84 anni) e Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna; i 3 nuovi Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, membro della Commissione per lo Stato di Città del Vaticano e nel Segreteria per l’economia; il polacco Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio; il filippino Luis Antonio Gokim Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione.

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