Ripresa la catechesi del cardinale Repole ai giovani

Torino – È ripreso il percorso di catechesi rivolte ai giovani delle diocesi di Torino e Susa tenute dall’Arcivescovo Repole. Chiesa del Santo Volto gremita per la prima tappa del cammino dedicato quest’anno ai sacramenti. La testimonianza di Elio. GALLERY

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Santo Volto gremito per la prima catechesi del nuovo ciclo che l’Arcivescovo Repole propone ai giovani delle diocesi di Torino e Susa sul tema dei sacramenti. Venerdì 7 novembre il percorso si è aperto con Battesimo e Confermazione e con una novità nello svolgimento della serata: la presentazione – al termine della catechesi dell’Arcivescovo di una testimonianza. Nella catechesi il richiamo a un Battesimo che non è elemento del passato, ma segno di un presente, caratteristica di un oggi in cui sperimentare la relazione filiale con Dio: “Non si tratta, infatti, di qualcosa che è accaduta nel passato, che magari personalmente non ricordiamo neanche dal momento che eravamo troppo piccoli, e di cui conserviamo al massimo qualche fotografia. È qualcosa che ha lasciato un segno profondo in noi, che continua a trasformarci, se noi viviamo adesso e in ogni istante da battezzati».

Un Battesimo “al presente” e che – come tutti i sacramenti – è un sigillo: “Il ‘sigillo’ non solo certifica che un legame c’è, perché sarebbe troppo poco; il sigillo costituisce quel legame, lo crea. Una stretta di mano, un abbraccio, una carezza, un bacio… non sono solo la constatazione che un’amicizia o un amore ci sono, ma sono il modo con cui l’amicizia o l’amore accadono; perché se priviamo l’amicizia o l’amore dei suoi sigilli il legame non c’è più o si allenta. Chi di noi si può accontentare di un generico “ti voglio bene” o di un vago “ti sono vicino” senza gesti concreti di vicinanza che realizzano quelle parole? Questo è talmente vero che a volte, anche se sappiamo di essere voluti bene e amati, abbiamo bisogno di percepirlo attraverso un abbraccio, una stretta, una coccola. Ne sentiamo un’esigenza vitale, come se ci mancasse qualcosa se non percepissimo con tutti i nostri sensi che siamo accolti, ben voluti, amati, custoditi” .

Così nelle parole dell’Arcivescovo il battesimo diventa “un segno profondo” che permette di “lasciare alle spalle un modo di vivere l’esistenza che non ci dà gioia, che ci lascia stanchi, frustrati e depressi, che non ci rende felici, che percepiamo incapace di daci vita”. La prospettiva diventa infatti quella di una vita che può disintossicarsi da sentimenti “che abitano il nostro cuore e che seguiamo, magari senza rifletterci” come “il voler avere successo in questo mondo, come il ritenere che contino i soldi, i successi scolastici o sul lavoro, il giudizio degli altri”.

Una vita felice perchè vita filiale confermata con la Cresima: “Siamo resi figli di Dio, ma non in modo generico. Siamo resi figli di Dio dalla presenza dello Spirito di Cristo risorto, in modo unico, personalizzato. Siamo tutti figli, ma ognuno in maniera particolarissima, diversa. E non lo siamo per trattenere questo solo per noi; ma per annunciare ad altri quel volto che abbiamo incontrato, diventando responsabili di quella vita nuova che viviamo, della gioia che abbiamo ricevuto. Nel Battesimo e nella Cresima diventiamo cioè dei missionari”.

Parole di speranza “concretizzate” dalla testimonianza di Hyscollari, studente nell’ultimo anno del liceo scientifico a Casale Monferrato, animatore in oratorio, che fra qualche mese sarà battezzato.

“Dopo un passato da convinto ateo – ha raccontato – il Signore mi ha incontrato, in montagna, al fianco di una suora. In quel momento mi sono reso conto della sua presenza nella mia vita, anche se è stato difficile accettarlo. La scelta di chiedere il battesimo è arrivata dopo un periodo di tempo che va dall’estate 2004 e l’estate 2025. In questo periodo ho sperimentato la bellezza e la pienezza del suo amore nei momenti più belli e in quelli più brutti. La consapevolezza piena è arrivata dopo il Giubileo dei giovani. L’immagine che più si avvicina a quella consapevolezza è quella del buon Pastore. Nella mia vita sono sempre stato una pecora smarrita che è stata trovata dal suo Pastore che ha lasciato le 99 per cercarla. Il Signore mi ha cercato, la mia vita ha senso. Ed è proprio il dare senso alla propria vita che porta a valorizzarla ancor di più nelle cose belle ed affrontarla nelle cose brutte”. Una testimonianza forte e abitata dalla speranza trasmessa ai giovani e invocata per la vita dei giovani, per una vita “rinnovata” nel Battesimo.

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