Salesiani in festa per i 150 della Basilica di Valdocco

9 giugno 1868 – L’allora arcivescovo di Torino, il biellese Alessandro Ottaviano Ricardi di Netro, consacrò la Basilica salesiana intitolata a Maria Ausiliatrice, voluta da san Giovanni Bosco

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La basilica di Maria Ausliatrice

Tiene d’occhio il campo seminato a granturco e patate, al di là del muro che circonda  l’oratorio e lo chiama «il campo dei sogni» perché «la Madonna – dice – me lo ha indicato in sogno». Su quel campo di Valdocco da 150 anni c’è la basilica di Maria Ausiliatrice, il grande sogno di don Giovanni Bosco. Il 9 giugno 1868 l’arcivescovo di Torino, il biellese Alessandro Ottaviano Ricardi di Netro, la consacra.

Nel febbraio 1863 don Bosco presenta al Municipio di Torino il progetto della «nuova chiesa a Maria Ausiliatrice» preparato dall’ing. Antonio Spezia. Ma l’Ufficio edile lo boccia perché il titolo è «impopolare, inopportuno, tinto di bigottismo». «Maria aiuto dei cristiani», per i risorgimentali anticlericali, è un nome da battaglia. Don Bosco non fa una piega e, con l’astuzia contadina, ripresenta i medesimi disegni con il nuovo nome «Chiesa in Valdocco» e l’approvazione arriva.

Per l’acquisto del campo e del legname spende 4.000 lire. L’economo don Savio, rimasto senza soldi, è allarmato e consiglia di aspettare, ma don Bosco non ne vuole sapere: «Comincia a fare gli scavi; quando mai abbiamo cominciato un’opera avendo i denari pronti? Bisogna bene lasciar fare qualcosa alla Provvidenza e alla Madonna».

I lavori, affidati all’impresa Carlo Buzzetti, iniziano nell’autunno 1863. Nell’aprile 1864 don Bosco chiama il capomastro: «Ti do un acconto». Tira fuori il borsellino e glielo versa in mano: 8 soldi, nemmeno mezza lira: «Sta’ tranquillo. La Madonna provvederà il denaro necessario per la sua chiesa». Il 27 aprile 1865 la posa della pietra angolare, presente il principe Amedeo di Savoia, figlio del re Vittorio Emanuele Il. La costruzione procede celermente: il 23 settembre 1866 l’ultimo mattone chiude la cupola.

Il 1868 comincia bene, come racconta il biografo don Giovanni Battista Lemoyne: Mons. Pietro Maria Ferrè, da un anno vescovo di Casale Monferrato, «dolente delle difficoltà che don Bosco incontra nel fare approvare la Società Salesiana e convinto che è un’opera voluta dal Signore, la approvava come congregazione diocesana e la raccomandava caldamente agli altri vescovi del Piemonte: don Bosco si reca a Casale per ringraziarlo dopo aver visitato il vicino Collegio San Carlo di Mirabello», la prima opera salesiana fuori della diocesi di Torino.

Il 21 maggio, solennità dell’Ascensione, mons. Giovanni Antonio Balma – amico dei «giganti» della santità subalpina, già vicario apostolico in Birmania e prossimo arcivescovo di Cagliari – benedice le campane. Il biografo Lemoyne riporta la narrazione di don Bosco: «Si dovevano provvedere gli arredi sacri. Eravamo pressoché alla vigilia della consacrazione e mancavano ancora quasi tutti gli oggetti necessari pel servizio religioso. Ma Dio inspirò a più persone di farci avere quanto occorreva. Senza che ne fosse richiesto, cominciò uno a mandarci un calice. Una signora francese di alto lignaggio inviò càmici, cotte, amitti, corporali, tovaglie e alcune pianete. Un senatore torinese provvide candelieri, croci, carte-gloria, poi volle aggiungere la cera. Le candele per due altari furono inviate da un benefattore di Firenze. Un’altra signora fiorentina offeriva un elegante incensiere con navicella; poi piviali, tunicelle, pianete, messali».

Aggiunge il biografo: «Don Bosco aveva iniziato i lavori senza fare i conti e senza avere i mezzi; quindi non deve fare maraviglia che più d’uno lo avesse accusato d’imprudenza. Mentre si stavan gettando le fondamenta, un bravo sacerdote gli diceva che avrebbe mangiato un cane il giorno che avesse veduto il nuovo tempio Quando ne vide annunziata la consacrazione, tornò a presentarsi e, nel mettergli in mano un’offerta, sorridendo, lo pregava a volerlo dispensare dalla promessa. La sera dell’ 8 giugno, l’arcivescovo espose le reliquie dei Santi Maurizio e Secondo, martiri della Legione Tebea e tosto cominciò il canto dei divini uffici, che si protrasse per tutta la notte fino alle 5/2 del mattino, quandebbe principio la cerimonia della consacrazione. Quindi l’arcivescovo disse la prima Messa all’altar maggiore e saliva allo stesso altare il santo, a sfogo della sua pietà e della sua riconoscenza verso la Beata Vergine».

Al suo ritorno in sacrestia, «egli fu circondato da una moltitudine di persone di ogni ceto, continuamente rinnovantesi, venuta a ringraziare o a chiedere grazie a Maria Ausiliatrice. A mensa, dove l’aspettavano vari vescovi e molti illustri   invitati, alcuni inneggiava alle grandi opere da lui compiute particolarmente alla chiesa monumentale, frutto del suo singolare ardimento. Il santo, senza alcun segno di compiacenza, rispondeva con l’umiltà abituale: “Io non sono l’autore di queste grandi cose. È il Signore, è Maria Santissima, che si degnarono servirsi d’un povero prete per compiere tali opere”. Anche nel pomeriggio fu circondato da tanti forestieri che bramavano parlargli. La moltitudine si stendeva per lungo tratto in cortile. V’erano malati che domandavano la guarigione, altri che volevano baciargli la mano, curiosi che ammiravano lo spettacolo d’un uomo tanto desiderato; ed egli ascolta tutti con somma carità e dà a tutti la benedizione».

Il biografo Lemoyne riporta il singolare parere di don Giacomo Margotti, prototipo dei preti giornalisti del Piemonte, che dirige «L’Armonia», il primo giornale cattolico d’Italia fondato nel 1848. A mensa nell’Oratorio con alcuni forestieri, il famoso teologo brinda così: «Dicono che don Bosco ha scienza, e io non ci bado; anzi gliela getto in faccia. Affermano che don Bosco è un santo, e io me ne rido. Dicono che don Bosco fa dei miracoli, e io non discuto. Ma c’è un miracolo che sfido chiunque a negare, ed è questa chiesa di Maria Ausiliatrice, venuta su in tre anni e senza mezzi; una chiesa che costa un milione».

Pio IX scrive a don Bosco: «Noi crediamo che non avvenga senza un divino consiglio che mentre si rinnovò dagli empi terribile guerra contro la Chiesa, si celebrasse con nuovi onori la celeste patrona col titolo di Aiuto dei cristiani».

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