San Mauro: task force Comune, Protezione civile e parrocchie

Inchiesta – Viaggio de La Voce e il Tempo a San Mauro Torinese dopo un anno di pandemia: il bilancio del sindaco Marco Bongiovanni e del moderatore dell’Unità pastorale 29, don Antonio Marchisio

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Il sindaco Marco Bongiovanni (il primo a sinistra ) con i volontari della Protezione Civile e della San Vincenzo

In poco più di un anno di convivenza con il Coronavirus, San Mauro ha pianto alcuni cittadini conosciuti in città, tra i quali anche un medico, soffrendo come tutti gli effetti della pandemia. «Abbiamo cercato di recuperare il terreno perso lo scorso anno» spiega il sindaco Marco Bongiovanni «nella seconda fase del 2020 e in questo inizio 2021 abbiamo ripreso progetti interrotti: ponte fotovoltaico, conclusione dei lavori nei parchi pubblici e riattivazione dei cantieri lavoro per progetti di utilità comunali, grazie al reddito di cittadinanza, che ripartiranno a maggio dopo uno stop di un anno».
A livello sociale un osservatorio cittadino importante è garantito dalla Conferenza di San Vincenzo che collabora con la rete operativa formata da Comune, Protezione civile, parrocchie, Caritas e Servizi Sociali.
La San Vincenzo attualmente segue circa 120 famiglie erogando borse spesa e interventi concordati con i servizi sociali per il sostegno economico quali affitti e utenze. «Nel periodo Covid» raccontano i volontari «l’aumento di richieste di sostegno è stato intorno al 20 per cento, in alcuni casi continuativo, in altri più occasionale, limitato ai periodi di maggiore difficoltà». Un ruolo importante è rappresentato dalle parrocchie come conferma Antonio Marchisio, per tutti don Tonino, moderatore dell’Unità Pastorale 29 che coincide con il territorio di San Mauro: «Evidenzierei l’importanza del contributo annuale dell’ 8 x mille da parte della Caritas diocesana, che ha permesso anche quest’anno di sostenere economicamente sia la San Vincenzo che altre realtà sul territorio impegnate nell’assistenza, nonché attivare due borse lavoro per famiglie in difficoltà». Il parroco evidenzia inoltre il ruolo centrale costituito dal Centro di Ascolto parrocchiale rimasto sempre attivo in questi mesi con il numero 011. 8221000 che risponde il mercoledì dalle 9.30 alle 11.30. L’aspetto psicologico a tutti i livelli ha caratterizzato le richieste di aiuto e ascolto, al pari di quello economico. Tra i temi più sentiti c’è sicuramente quello dei vaccini. Il Comune di San Mauro è stato capofila di un appello all’Asl, sottoscritto da sei sindaci di Comuni collinari vicini e afferenti al Consorzio socio assistenziale Cisa, affinché si trovi una soluzione per l’apertura di un centro vaccinale sul territorio dell’ex distretto di San Mauro-Gassino.
«I Comuni dell’ex distretto di San Mauro-Gassino si sono messi da mesi a disposizione dell’Asl, fin dal 2020, per uno o più centri test prima, e per uno o più centri vaccinali poi. Vale la pena ricordare che questi Comuni rappresentano con ben 41 mila abitanti, una fetta consistente dell’intera popolazione dell’Asl To4 (circa il 10 per cento) e che quindi meritano un trattamento paritario nei confronti degli altri cittadini della stessa Asl e non essere costretti, come sta accadendo, di percorrere decine di chilometri, spesso con destinazioni non servite dai mezzi pubblici e comunque non permettendo di raggiungere in tempi brevi i centri vaccinali, discriminando dunque la possibilità anche di accedere ai vaccini con chiamata rapida. I sindaci, portavoce di tutti i cittadini, auspicano fortemente di poter avere un centro vaccinale in tempi brevissimi gestito dalla propria Asl».
Le vaccinazioni intanto proseguono, per la fascia 60-69 anni ad esempio alcuni medici di base, che dispongono di studi medici idonei, sono partiti in autonomia.
Un altro grande capitolo riguarda le scuole. Due istituti mancano all’appello per le operazioni di potenziamento connettività, indispensabili misure per garantire la didattica a distanza. «Con la ripresa scolastica al 100 per cento di tutti» commenta Bongiovanni «spero che ci sia meno bisogno di connessione fino alla speranza reale che non sia più necessaria la didattica a distanza».

Tornando realtà ecclesiale, a distanza sono stati anche i fedeli e i parrocchiani che nei mesi scorsi hanno riorganizzato il loro modo di vivere la fede e le attività della chiesa locale. «All’inizio la pandemia ha spiazzato tutti ma ha anche stimolato un forte senso di appartenenza mettendo in moto reazioni, a livello personale e di gruppi parrocchiali» precisa don Tonino facendo riferimento ad esempio alla nascita di un blog (www.parrocchiesanmauro.blogspot.com) in cui si sono concentrate le principali informazioni e iniziative oppure alle Messe, tutt’ora trasmesse sul canale YouTube. «Poi tutto è rallentato via via con il peggiorare della situazione e dopo il leggero miglioramento estivo, con l’allentamento delle misure restrittive tutto si è ridotto nuovamente all’essenziale. La fase più faticosa è stata quella da ottobre 2020 in poi». Numero di fedeli limitato, gruppi parrocchiali a singhiozzo con riduzione dei giovani – in media da 20 a 5 – che partecipano agli incontri a distanza. Solo gli adulti con i gruppi famiglia hanno mantenuto numeri vicini a quelli in presenza. «Le fatiche non sono mancate ma anche gli aspetti positivi che fanno ben sperare» aggiunge don Tonino che in questi giorni si è preparato alla graduale riapertura delle attività in presenza «vorrei ringraziare i nostri giovani e sottolineare l’impegno che hanno donato volontariamente per la preparazione delle borse spesa per le famiglie bisognose, soprattutto durante il lockdown quando molti volontari anziani si sono fermati per il timore dei contagi».
Grande collaborazione con la Conferenza San Vincenzo è stata garantita anche dal Banco alimentare, dalle parrocchie con le offerte potenziate proprio in questi mesi, dall’amministrazione, dai volontari della Protezione civile e dai servizi sociali. «Indubbiamente questo periodo ha aumentato la solitudine e le fatiche, in questo la comunità ha fatto fatica a raggiungerle» ammette don Marchisio che conclude «Abbiamo avuto parecchie vittime anche in questa seconda parte della pandemia: la mia impressione è che sia stato risvegliato un certo senso di responsabilità personale, rivedendo anche il proprio cammino spirituale. Per qualcuno si è riattivata la fede, ci si è rimessi in gioco in senso positivo, ma per altri, specialmente chi è stato toccato da vicino dalla , c’è stato un allontanamento, una crisi». Da queste persone la comunità cristiana intende ripartire per far sentire loro che on sono soli.

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