Sanità sommersa dagli arretrati

Regione Piemonte – Inquietanti liste d’attesa, mezzo milione di esami diagnostici e ricoveri da evadere. Grande affanno delle strutture pubbliche, aumenta il giro d’affari dei privati convenzionati. Nelle Rsa degli anziani risulta inutilizzato il 20% dei posti letto per carenza di infermieri e altri operatori

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La Sanità torinese boccheggia sotto il peso degli arretrati. E con essa l’intera offerta sanitaria piemontese. I ritardi nell’erogazione delle prestazioni ambulatoriali ai malati piemontesi sono tutt’altro che sotto controllo; procede lentamente l’erosione delle liste di attesa per esami e interventi, aumentate a dismisura nell’anno 2020 per la serrata da pandemia Covid-19 che ha interessato in particolare i presìdi pubblici. All’allarme si aggiungono anche le scarse attivazioni di ricoveri definitivi o interventi a domicilio per malati non autosufficienti (oltre 20 mila richiedenti in tutto il Piemonte, senza una data certa per l’erogazione del servizio), che vengono addirittura esclusi dai conteggi e dalle politiche di contrasto alle attese sanitarie. Ritardi che pesano in modo insostenibile su migliaia di famiglie piemontesi, mentre le Residenze sanitarie assistenziali – Rsa hanno ancora almeno il 20 per cento di posti vuoti e accusano una carenza endemica di infermieri e operatori.

Mezzo milione di prestazioni. L’imminente fine dell’anno (e la prossima valutazione sui bonus di risultato economico ai direttori generali delle Asl, hanno fatto notare con una punta di malizia alcuni esperti del settore) ha fatto scattare in Regione il tempo delle verifiche e dei rendiconti. La mole di arretrato di partenza è quella fotografata dalla Regione un anno fa, quando il Governo prospettò lo stanziamento della considerevole somma di 35 milioni di euro extra sul fondo sanitario regionale per recuperare il ritardo: 250 mila prestazioni ambulatoriali, diagnostiche e di ricovero ospedaliero programmato non effettuate dal Servizio Sanitario a Torino e provincia; all’incirca altrettante nel resto della Regione per la cifra record di mezzo milione di prestazioni non erogate.

Quanto arretrato? Un anno dopo, il monitoraggio dei risultati appare quanto mai difficile, secondo i rappresentanti dell’Amministrazione regionale «per la difficoltà di tracciare i pazienti e le prestazioni»: c’è chi ha rinunciato rivolgendosi al privato non convenzionato, chi ha ricevuto la comunicazione di posticipazione della visita, chi ha accumulato prime visite a controlli successivi… «I presìdi sanitari e le Asl hanno un’idea di massima del numero delle prestazioni, ma la fotografia in un singolo momento può essere fuorviante» sostengono i funzionari dell’Assessorato alla Sanità che a luglio aveva istituito una Commissione specifica per il recupero dei ritardi. Insomma, la Regione non riesce a scendere nel dettaglio degli eventuali recuperi, per i quali, però, il presidente Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Luigi Icardi hanno prospettato «strumenti eccezionali», in primo luogo «l’accesso alla piena offerta sanitaria, anche privata, utilizzando immediatamente tutte le risorse disponibili».

Sanità a due velocità. In linea generale, i dati regionali fotografano solo le prestazioni erogate dal Servizio Sanitario regionale, distinte per effettivi erogatori delle stesse: direttamente il pubblico, oppure una struttura privata convenzionata. I dati, quindi, non tengono traccia delle visite e degli interventi privati «puri», pagati interamente dai cittadini, spesso con l’intervento di assicurazioni.

Le cifre regionali descrivono comunque un difficile recupero dei livelli di attività pre-pandemia per il settore pubblico, a fronte di un deciso incremento dell’attività dei privati convenzionati. È la certificazione di una Sanità a due velocità, finanziata interamente dalle risorse pubbliche regionali. Sul fronte della gestione pubblica diretta «il recupero delle prestazioni, nei primi nove mesi del 2021, cioè trascorsi tre quarti dell’anno, è al 71% delle visite dello stesso periodo del 2019». Il rush finale dell’anno potrà garantire un recupero più consistente, ma appare molto difficile un pareggio rispetto ai livelli pre-pandemia. Sul fronte delle visite e degli esami diagnostici il privato convenzionato è più vicino, ma comunque sotto, ai livelli pre-pandemia: a inizio ottobre i gestori privati avevano «raggiunto l’85% delle visite e prestazioni dello stesso periodo del 2019». Il «buco» dell’anno scorso pesa, anche se gli ambulatori a gestione pubblica diretta fanno registrare 130 mila visite in più del disastroso 2020 e quelli privati 85.000 passaggi sopra i conteggi di dodici mesi fa.

Tuttavia, è sul fronte degli interventi – per lo più operazioni chirurgiche – che la distanza è più marcata: il pubblico è «al 73% rispetto allo stesso periodo del 2019», il privato convenzionato ha già superato i livelli di due anni fa: è a quota «102% di quelli effettuati nel 2019». Negli ultimi tre mesi dell’anno, ogni euro pagato dalla Regione ai privati della Sanità in questo settore farà segnare un risultato migliore dei livelli di lavoro pre-pandemia.

Le condizioni dei medici. Le azioni prospettate dai vertici regionali non hanno incassato la piena approvazione del sindacato dei Medici Anaao, che conta una folta rappresentanza tra gli ospedalieri, la cui segretaria regionale, Chiara Rivetti, indica tre strade «già note, ma mai veramente battute» per ridurre radicalmente le liste: «Appropriatezza terapeutica per evitare il ripetersi di esami fotocopia e attivare prima possibile percorsi di continuità terapeutica, rientro in servizio dei medici impegnati nella vaccinazione e vincoli più stringenti ai privati». Su quest’ultima condizione, Rivetti precisa che la Regione «dà ai privati tetti di spesa, ma non vincoli stringenti sulle prestazioni da esaurire». Risultato? Secondo il sindacato, i gestori privati «scelgono» le disponibilità da fornire alle Asl in base ai maggiori margini di guadagno e non alla lunghezza delle liste d’attesa.

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