Sanremo blasfema con il canone Rai

Sconcerto al festival – Alcuni artisti di Sanremo lo fanno apposta: a provocare, scandalizzare, scatenare la gazzarra con gesti dissacranti, che distraggano il giudizio dalla loro (non sempre eccelsa) musica. Sarebbe meglio non parlarne, per evitare la trappola pubblicitaria, ma questa volta denunciamo lo spettacolo inaccettabile …

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Alcuni artisti di Sanremo lo fanno apposta: a provocare, scandalizzare, scatenare la gazzarra con gesti dissacranti, che distraggano il giudizio dalla loro (non sempre eccelsa) musica. Sarebbe meglio non parlarne, per evitare la trappola pubblicitaria, ma questa volta denunciamo lo spettacolo inaccettabile: il battesimo blasfemo di un cantante che nella prima serata del Festival si è presentato sul palco con toni boccacceschi, a torso nudo, versandosi l’acqua sul capo. Questa non è arte: è la derisione del sentimento di milioni di credenti. Non meritano rispetto, i cristiani? Inutile chiederlo all’autore della bravata sanremese. Ma alla televisione di Stato possiamo porre una domanda, anzi dobbiamo chiedere con forza: il canone Rai serve ad offendere i cittadini?

La Voce e il Tempo 

L’intervento del Vescovo di Sanremo 

di Pier Giuseppe Accornero 

«Basta attacchi continui e ignobili alla fede». Mons. Antonio Suetta, vescovo di  Ventimiglia-Sanremo, bacchetta l’esibizione di Achille Lauro al Festival della canzone italiana: «La penosa esibizione del primo cantante ancora una volta ha deriso e profanato i segni sacri della fede cattolica evocando il gesto del Battesimo in un contesto insulso e dissacrante. Non stupisce peraltro che la drammatica povertà artistica ricorra costantemente a mezzi di fortuna per far parlare del personaggio e della manifestazione nel suo complesso».

Il vescovo – che già in passato intervenne contro il degrado di Sanremo – ritiene necessario «dare voce a tante persone credenti, umili e buone, offese nei valori più cari per protestare contro attacchi continui e ignobili alla fede; ho ritenuto doveroso denunciare ancora una volta come il servizio pubblico non possa e non debba permettere situazioni del genere, sperando ancora, a livello istituzionale, che qualcuno intervenga; ho ritenuto affermare con chiarezza che non ci si può dichiarare cattolici credenti e poi avvallare e organizzare simili esibizioni; ho ritenuto che sia importante e urgente arginare la grave deriva educativa che minaccia soprattutto i più giovani con l’ostentazione di modelli inadeguati. Soprattutto sono convinto di dover compiere il mio dovere di pastore affinché il popolo cristiano, affidato anche alla mia cura, non patisca scandalo da un silenzio interpretato come indifferenza o, peggio ancora, acquiescenza».

Protagonista in negativo il 31enne, ha cercato e voluto il gesto di blasfemia. Sul palco a torso nudo e scalzo, con i tatuaggi in bella vista e un paio di pantaloni di lattex nero, Achille Lauro ha terminato la sua esibizione battezzandosi da solo: si è fatto cadere dell’acqua da una grande conchiglia sul volto. Un gesto di blasfemia e di nessun rispetto verso i credenti.

Intervistato dall’agenzia «Sir» di informazione religiosa, il vescovo di Ventimiglia-Sanremo contesta «tutti coloro che concorrono alla riuscita dell’evento, a cominciare dal servizio pubblico che è la Rai fino ad arrivare al conduttore Amadeus e agli artisti, sentano la responsabilità del valore di questa vetrina». Amadeus si è subito sottratto affermando: «Da cattolico non sono stato turbato da Achille Lauro».

Il gesto blasfemo – secondo il vescovo – conferma «la brutta piega che, ormai da tempo, ha preso questo evento canoro e, in generale, il mondo dello spettacolo, servizio pubblico compreso». Conclude: «Basta pagare il canone Rai. Non possiamo trovarci di fronte a un canone obbligatorio sulla bolletta della luce, per poi essere offesi a domicilio. E questo sarebbe servizio pubblico?».

Articolato l’intervento del quotidiano dei cattolici «Avvenire». Rispondendo alle proteste di un lettore, il direttore Marco Tarquino ha scritto: «Sono pienamente d’accordo con lei, caro amico. Anche sul suo invito: “Non lasciamoci impegolare in sterili polemiche”. Il “trasgressivo” Achille Lauro mi sembra più perseguitato da una nostalgia di volti, segni e riti cristiani che animato da volontà dissacratoria, tanto più che in questa occasione ha legato il suo gesto a parole d’affetto (che non oso pensare furbe) per la madre, ma l’effetto è quel che: offensivo per molti, motivo di tristezza per tanti altri. Proprio per consolare questo sconcerto e questa tristezza qualche parola più libera, coraggiosa e umile degli orgogliosi organizzatori e protagonisti del Festival non suonerebbe affatto stonata. Ma a proposito di doni, di arte e anche della nostalgia che sospetto in Achille Lauro, mi tornano in mente l’arte certa e la nostalgia adulta che ha spinto un cantante davvero grande e coraggioso come Bruce Springsteen, uno che non ha mai avuto bisogno di messinscene ma che ha avuto il coraggio di affrontare da solo – ad anima e voce nude – il palco di un teatro newyorkese, nella mitica Broadway, a sussurrare al culmine di tutto il “Padre nostro”».

«L’Osservatore Romano» preferisce un approccio sarcastico. Il direttore Andrea Monda scrive: «Volendo essere a tutti i costi trasgressivo, il cantante si è rifatto all’immaginario cattolico. Niente di nuovo. Non c’è stato nella storia un messaggio più trasgressivo di quello del Vangelo. Da questo punto di vista difficilmente dimenticheremo la recita del Padre Nostro, in ginocchio, di un grande artista rock come David Bowie. Non ci sono più i trasgressori di una volta».

La prende malissimo l’associazione «Pro vita & famiglia»: «Anche quest’anno Sanremo si conferma il Festival della blasfemia anticristiana». E ricorda: «Nel mondo 360 milioni di cristiani soffrono persecuzioni, violenze, stupri, furti e ingiustizie di ogni tipo solo perché sono cristiani: solo a causa del loro battesimo, quel battesimo che sul palco di Sanremo è stato gratuitamente vilipeso per puro sensazionalismo, e ovviamente per il profitto economico collegato all’audience generata. Siamo stanchi di essere costretti a pagare un canone Rai che regge in piedi questa baracca!»

E non finisce qui. Nella terza serata sale sul palco un ospite travestito da donna che –  ha dichiarato prima alla stampa – vuole fare il megafono della propaganda Lgbt, cioè quella a favore disegno di legge Zan, del matrimonio gay, delle adozioni gay e dell’utero in affitto. «Anche questo avviene grazie al canone che siamo tutti costretti a pagare alla Rai. Adesso basta»! L’associazione «Pro vita  famiglia» ha aperto una sottoscrizione di firme per «chiedere alla Rai di smetterla di usare il nostro canone per mandare in scena rappresentazioni blasfeme anticristiane e propaganda ideologica gender e Lgbt durante il Festival di Sanremo».

Pier Giuseppe ACCORNERO 

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