Santa Sede, nota sulla moralità dei vaccini anti-covid

Vaticano – “Quando non sono disponibili vaccini contro il Covid-19 eticamente ineccepibili è moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione”. A precisarlo è la Congregazione per la Dottrina della fede in una nota diffusa prima di Natale

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Sono «moralmente accettabili» i vaccini anti-Covid, anche quelli derivati da cellule di aborti non spontanei. Nell’attuale pandemia «si possano usare tutte le vaccinazioni riconosciute come clinicamente sicure ed efficaci con coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto dal quale derivano le cellule con cui i vaccini sono stati prodotti». Lo afferma una «nota», emessa il 21 dicembre 2020 dalla Congregazione per la dottrina della fede, firmata dal cardinale prefetto Luis Ferrer Ladaria e dall’arcivescovo segretario Giacomo Morandi, approvata esplicitamente dal Papa il 17 dicembre.

La nota «sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid 19» chiarisce dubbi e interrogativi emersi da dichiarazioni talvolta contraddittorie. Cita tre pronunciamenti della Santa Sede: «Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule da feti umani aborti» (Pontificia Accademia per la vita, 5 giugno 2005); «Istruzione Dignitas personae su alcune questioni di bioetica» (Congregazione per la dottrina della fede, 8 dicembre 2008); «Nota circa l’uso dei vaccini» (Pontificia Accademia per la vita, 31 luglio 2017). La Congregazione non giudica «sicurezza ed efficacia» dei vaccini – non è suo compito – ma si concentra sull’aspetto morale dell’uso di quelli sviluppati con cellule da «due feti abortiti non spontaneamente» nel XX secolo. L’istruzione «Dignitas personae» del 2008 specifica: «Esistono responsabilità differenziate perché nelle imprese che utilizzano linee cellulari di origine illecita non è identica la responsabilità di coloro che decidono l’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione». E dunque – argomenta l’attuale nota – «quando per diversi motivi non sono disponibili vaccini contro il Covid-19 eticamente ineccepibili è moralmente accettabile vaccinarsi con quelli che hanno usato cellule da feti abortiti».

La ragione è che la cooperazione al male dell’aborto – per chi si vaccina – «è remota e il dovere morale di evitarla non è vincolante se si è in presenza di un grave pericolo, come la diffusione di un agente patogeno grave» come il Covid-19: «In tale caso si possono usare tutte le vaccinazioni riconosciute come clinicamente sicure ed efficaci con coscienza certa che il ricorso non significhi cooperazione formale all’aborto. L’utilizzo moralmente lecito di questi vaccini non può costituire in sé una legittimazione, anche indiretta, dell’aborto e presuppone la contrarietà a questa pratica da parte di coloro che vi fanno ricorso».

La nota chiede alle aziende farmaceutiche «di produrre, approvare, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza». Pur ricordando che «la vaccinazione non è di norma un obbligo morale» la Congregazione sottolinea il dovere di perseguire il bene comune e, «in assenza di altri mezzi per arrestare o per prevenire l’epidemia, può raccomandare la vaccinazione». Per la Congregazione è «un imperativo morale garantire che i vaccini siano accessibili anche ai Paesi più poveri perché la mancanza delle vaccinazioni diverrebbe un altro motivo di discriminazione e ingiustizia».

Nell’udienza per gli auguri, Papa Francesco ricorda ai dipendenti della Santa Sede le difficoltà provocate dalla pandemia ed esorta a venirsi incontro per mettere alle spalle le criticità del momento. Prende spunto dall’emergenza sanitaria per sottolineare che la strada è quella di camminare accanto: «Dobbiamo venirci incontro reciprocamente e andare avanti nel nostro lavoro comune. Voi siete la cosa più importante: nessuno va lasciato fuori, nessuno deve lasciare il lavoro, nessuno va licenziato, nessuno deve soffrire l’effetto brutto di questa pandemia. Ma tutti insieme dobbiamo lavorare di più per aiutarci a risolvere questo problema: sia nel Governatorato e sia in Segreteria di Stato non c’è Mandrake, non c’è la bacchetta magica, e dobbiamo cercare le vie per risolvere con buona volontà di tutti».

La pandemia getta una nuova luce sul Natale. Il Papa richiama i pastori che andarono verso Gesù: «Dobbiamo andare anche noi a Gesù: scuoterci dal nostro torpore, dalla noia, dall’apatia, dal disinteresse e dalla paura, specie in questa emergenza quando si fa fatica a ritrovare l’entusiasmo della vita e della fede». Sono passati venti secoli «e Gesù è più vivo che mai e anche più perseguitato: senza di lui l’uomo precipita nel male, nel peccato, nel vizio, nell’egoismo, nella violenza, nell’odio. Dio, in Gesù Bambino, si mostra amabile, pieno di bontà e mansuetudine. Chi non si sente mosso da tenerezza di fronte a un piccolo bambino? Veramente un Dio così possiamo amarlo con tutto il cuore».

Il Pontefice sottolinea che «i pastori tornarono indietro, “glorificando e lodando Dio”. L’incontro con Gesù cambia e per questo è necessario tornare alla vita in famiglia e al lavoro trasformati, portare il lieto annunzio al mondo con la parola e la testimonianza, soprattutto con la gioia e la serenità che ci viene dalla fede e dall’amore: gioia e serenità nonostante tutto, al di sopra di tutto. Le difficoltà e le sofferenze non possono oscurare la luce del Natale, che suscita una gioia intima che nulla e nessuno può toglierci». Invita a essere contagiosi nella gioia perché fa bene alla vita e al lavoro. «Non dimenticate: la gioia è contagiosa e fa bene all’intera comunità lavorativa. Così come la tristezza che viene dal chiacchiericcio è brutta e tira giù. La gioia è contagiosa e fa crescere».

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