Sessant’anni dalla “Pacem in terris” di Giovanni XXIII

11 aprile 1963 – Sessant’anni fa veniva promulgata una delle encicliche più importanti del ‘900. È l’enciclica citata tante volte da Papa Francesco in questo suo decennio di servizio petrino, presente già nel suo primo messaggio “Urbi et orbi”, richiamata sovente dall’inizio della guerra in Ucraina

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Papa Giovanni XXIII

Il «Corriere d’informa­zione», giornale milanese del pomeriggio, commenta l’encicli­ca «Pacem in terris» con la vignetta «Falcem in terris»; l’editorialista del «Correre della sera» Panfilo Gentile scrive: «Sul punto del dia­logo con tutti, anche con i comunisti, l’enciclica si allon­tana dalle esortazioni pa­terne. È fa­cile prevedere che susciterà perplessi­tà e reazioni contrarie».

Sessant’anni fa il mondo è diviso in due blocchi e ci sono un centinaio di guerre e guerriglie. Più volte Unione Sovietica e Stati Uniti sono sul punto di scontrarsi: la repressione comunista della rivolta in Ungheria (1956), l’avventura militare franco-inglese di Suez (1956), la disastrosa spedizione Usa nella «Baia dei porci» a Cuba (1961), la costruzione del muro comunista a Berlino (1961), la crisi dei missili installati dall’Urss a Cuba (1962), il conflitto armato sino-indiano (1962). Lo scontro potenzialmente più rovinoso è la crisi a Cuba pochi giorni dopo l’apertura del Concilio: si sfiora l’olocausto nucleare, sventato soprattutto grazie all’intervento di Giovanni XXIII, che induce le superpotenze a intavolare trattative di pace e che matura l’idea di un documento sul tema della pace.

Il 25 ottobre 1962 «Radio Vaticana» diffonde il messaggio di Giovan­ni XXIII: «Ricordiamo i gravi doveri di coloro che portano la responsabilità del potere. Con la mano sulla coscienza, ascoltino il grido angosciato che da tutti i punti della terra, dai bambini innocenti ai vecchi, dalle persone alle comunità, sale verso il cielo: pace! pace! Rinnoviamo questa invocazione. Supplichiamo i governanti di non restare sordi a questo invito dell’umanità. Facciano tutto ciò che è in loro potere per salvare la pace. Eviteranno al mondo gli orrori di una guerra, di cui nessu­no può prevedere le spaventose conseguenze. Continuino a trattare, perché l’atteggiamento leale e aperto ha gran­de valore di testimonianza per la coscienza di ciascuno e davanti alla sto­ria. Promuovere, favorire, accettare dei colloqui, a tutti i livelli e in ogni tempo, è una regola di saggezza e di prudenza che attira le benedizioni del cielo e della terra».

Il comunista Fidel Castro si sostituisce al dittatore Fulgencio Batista. In Alge­ria scoppia la rivolta dei generali francesi contro Parigi. I Paesi africani iniziano il cammino dal colonialismo all’indipenden­za e il Congo si ribella al Belgio. Scatta la corsa allo spazio e l’Urss invia un uomo nel cosmo, poi gli Usa prendono il sopravvento. In Italia una legge istituisce la scuola media unificata e innalza a 14 anni l’obbligo scolastico. In ambito ecclesiale ci sono eventi di segno opposto: il Sant’Ufficio ordina il ritiro del volume di don Lorenzo Milani «Esperienze pastorali»; il Vaticano stoppa i preti operai per «incompatibilità tra sacerdozio e lavoro in fabbrica»: il Concilio la penserà diversamente. Tempi duri per don Zeno Saltini e la comunità di Nomadelfia. Giovanni XXIII incontra don Primo Mazzolari e lo definisce «tromba dello Spirito Santo in terra mantovana».

Pubblicata l’11 aprile 1963 (Giovedì Santo), la «Pacem in terris» è il luminoso punto di approdo e il culmine dell’intera vita di Papa Roincalli, segnato dagli orrori delle due guerre mondiali: la prima come soldato di Sanità e poi cappellano militare; la seconda come rappresentante del Papa in Oriente. Si articola in cinque parti: rapporti dell’uomo con l’uomo; degli uomini con i poteri pubblici; delle comunità politiche tra di loro; degli esseri umani e delle singole comunità politiche con la comunità mondiale; alcune indicazioni pastorali. È la prima enciclica indirizzata a tutti gli uomini di buona volontà. Per la ricomposizione dei rapporti umani, indica quattro pilastri: verità, giustizia, amore, libertà. Alla base dell’ordine tra gli uomini c’è la persona, soggetto di diritti e doveri universali, inviolabili, inalienabili. Ma non cade nell’individualismo del soggetto svincolato da ogni rapporto sociale e riferimento religioso. Supera la visione statica della natura umana: i diritti umani emergono dall’evoluzione della società. Introduce la categoria dei «segni dei tempi»: promozione economico-sociale dei lavoratori; ingresso della donna nella vita pubblica; superamento del colonialismo e delle discriminazioni razziali e nazionali.

Altro punto essenziale il disarmo: la pace non si fonda sull’equilibrio del terrore. Chiede: l’arresto della corsa agli armamenti; la messa al bando delle armi nucleari perché è impensabile che la guerra atomica sia usata come strumento di giustizia; il potenziamento di un governo mondiale; la composizione pacifica dei conflitti. Novità anche nella parte pastorale: distinzione tra errore ed errante; rispetto per la dignità delle persone; diversa evoluzione delle ideologie e dei movimenti; competenza dei laici impegnati in politica: «Non si possono identificare false dottrine filosofiche sulla natura, l’ori­gine e il destino dell’universo e dell’uomo, con movimenti storici a fi­nalità economiche, sociali, culturali e politiche, anche se questi movimen­ti sono originati da quelle dottri­ne e da esse hanno tratto e traggono ispirazione. Le dottrine ri­mangono sempre le stesse, mentre i movimenti,  agendo in si­tuazioni storiche diverse, non possono non subir­ne gli influssi e non possono non andare soggetti a mutamenti an­che profondi. Può verificarsi che un avvicinamento o un incontro, ieri ritenuto non opportu­no o non fecondo, oggi lo sia o lo possa divenire domani».

Enorme l’eco nell’opinione mondiale, anche nell’Est comunista, ma aspre critiche dall’anticomunismo intransigente e dall’estrema destra. Arcangelo Paglialunga della «Gazzetta del Popolo» dice che all’inizio «noi vaticanisti – Fabrizio de Sanctis («Corriere della Sera»), Filippo Pucci («La Stampa»), Gabriele Carrara (Rai), Lamberto Furno, Benny Lai, Gianfranco Svidercoschi – pensavamo che fosse un “Papa di transizione”. Poi ci rendemmo conto che era un grande pontificato: il Concilio Vaticano II; la visita del genero di Krusciov in Vaticano; la liberazione del metropolita Slipyi. All’inizio di aprile 1963 avemmo notizia del declino inesorabile della sua salute». Il 7 aprile (Domenica delle Palme) visita la parrocchia periferica San Tarcisio. È tempo di elezioni e i partiti tolsero manifesti elettorali e striscioni, sostituiti da espressioni di benvenuto: «Viva il Papa della pace». Il 9 aprile firma l’enciclica con la data dell’11: «Abbiamo inteso illustrare le basi dell’edificio della pace, cioè il rispetto dell’ordine stabilito da Dio e la tutela della dignità della persona; abbiamo indicato i diversi piani su cui erigere l’edificio e quali le pietre sono necessarie alla costruzione». La giovannea «sapientia cordis» traspare da ogni pagina.

Il 28-29 aprile 1963 le elezioni vedo­no il calo della Dc dal 42,4 al 38.4 per cento, la sostanziale te­nuta del Psi, la crescita di socialdemocratici e libe­rali, il successo del Pci dal 22,7 al 25,3. È la fine del centrismo e l’inizio del centrosinistra, alleanza tra democristiani e socialisti. Si oppongono la destra demo­cristiana e molti vescovi. «Punti fermi» l’articolo anonimo de «L’Osservatore Romano» indica i limiti invalicabili per i cattolici e vuole fare chiarezza in un momento di «grande confusione di idee». La prima Giunta comunale di centrosinistra nasce a Milano con il cardinale arcivescovo Giovanni Battista Montini. Commentatori, anche cattolici, attribuiscono la si­tuazione agli interventi di Giovanni. «Il Tempo»: l’udienza al genero di Kru­scev fu «inopportuna». «Giornale d’Italia»: «Chiesa e religione devono seguire la loro stra­da. La politica estera non può coincidere con 1e aperture del Papa». Pan­filo Gentile: «Ha giovato ai comunisti il clima soffice e tiepido che li circon­da. Non escludiamo che vi possano essere state molte timide anime che hanno votato co­munista quando si sono convinte che non votava­no più per il diavolo».

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