Sessant’anni fa l’abbraccio tra Paolo VI e Atenagora

4-6 gennaio 1964 – Lo storico viaggio di Papa Paolo VI in Terra Santa, Giordania e Israele. La visita ebbe risonanza mondiale anche per l’abbraccio con Athenagoras I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, il primo dal 1439 tra i capi delle Chiese d’Occidente e d’Oriente

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«…E ora consentiteci un’ultima parola per comunicarvi un proposito che da tempo maturava nel nostro animo e che ci siamo decisi di rendere di pubblica ragione davanti a così eletta e significativa assemblea». Sessantuno anni fa, il 4 dicembre 1963, Paolo VI promulga in Concilio la costituzione sulla liturgia «Sacrosanctum Concilium», approvata con un plebiscito – 2.159 «placet», 5 «non placet» – e annuncia in latino: «Vogliamo recarci in Palestina, per onorare personalmente, nei luoghi santi, dove Cristo nacque, visse, morì, risorse, salì al cielo, i misteri della nostra salvezza, l’Incarnazione e la Redenzione».

Terra Santa, Giordania e Israele (4-6 gennaio 1964) fu un viaggio storico, che ricordo bene perché lo seguii in televisione in bianco e nero. Giovanni Battista Montini era stato eletto Paolo VI sei mesi prima; è la prima volta che un Papa prende l’aereo, che va nella terra di Gesù e del pescatore di Galilea, compie un viaggio fuori Italia dai tempi del Pio VI che era stato deportato in Francia da Napoleone. La visita ha risonanza mondiale anche per l’abbraccio con Athenagoras I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, primo dialogo e abbraccio dal 1439 tra i capi delle Chiese d’Occidente e d’Oriente. Il 66enne Montini incontrò due volte il 77enne Athenagoras, nella delegazione apostolica e nella sede del patriarcato.

Paolo VI è accolto ad Amman in Giordania con grandi onori. Scortato dalla mitica Legione araba, entra a Gerusalemme in un caos indescrivibile. Ricordo le terribili scudisciate delle guardie del corpo del re Hussein che si abbattevano sui poveri arabi che festeggiavano il Papa, travolto dalla folla, che lo assedia da tutte le parti. Percorre la «Via dolorosa» e celebra la Messa al Santo Sepolcro. Il 5 gennaio è a Nazareth; il 6 a Betlemme: «Guardiamo al mondo con immensa simpatia. Se il mondo si sente estraneo al Cristianesimo, il Cristianesimo non si sente estraneo al mondo»

Difende con vigore e conoscenza di causa Pio XII contro calunnie e menzogne, anche sulla stampa israeliana, dopo la messa in scena il 20 febbraio 1963 in Germania di «Der Stellvertreter, Il Vicario» di Rolf Hochhuth. «La verità va proclamata con dolcezza, ma tutta intera. Tutti sanno ciò che Pio XII ha fatto per la difesa e la salvezza di tutti coloro che erano nella prova, senza alcuna distinzione. Si sono volute gettare sospetti e accuse contro la memoria del grande Pontefice. Siamo lieti di affermare: niente è più ingiusto che questa accusa. Chi, come noi, ha conosciuto da vicino quell’anima ammirevole, sa dove poteva arrivare la sua sensibilità, la sua partecipazione alle sofferenze umane, il suo coraggio, la sua delicatezza d’animo. Lo sanno bene anche coloro che, all’indomani della guerra, con le lacrime agli occhi, lo ringraziarono di aver loro salvato la vita». Anche i successori sono andati in Terra Santa: Giovanni Paolo II nel 2000 e Benedetto XVI nel 2009, Francesco nel 2014.
Progetto segreto subito dopo l’elezione del 21 giugno 1963 – Pensa di recarsi in pellegrinaggio in Terra Santa e ne informa il segretario di Stato cardinale Amleto Cicognani: «Dopo lunga riflessione e dopo d’aver invocato il lume divino, mediante l’intercessione di Maria santissima e dei santi apostoli Pietro e Paolo, sembra doversi studiare positivamente se e come possibile una visita del Papa ai luoghi santi, nella Palestina». Incaricò di sviluppare il progetto in segreto al suo segretario particolare, Pasquale Macchi e al prefetto della Casa Pontificia mons. Jacques Martin. Macchi è un testimone prezioso: «Da Amman in macchina il Papa raggiunse Gerusalemme, fermandosi al Giordano. Non posso dimenticare l’impatto con la folla che attendeva alla Porta di Damasco, e che aveva travolto tutto: la macchina del Papa ondeggiò come una barca e a stento il Papa poté varcare la porta. La Via Dolorosa fu drammatica: sembrava che fosse sommerso dalla folla ma lui era sereno e felice.

Gerusalemme citta’ unica al mondo – Definisce Gerusalemme «città unica al mondo»: qui è nata la Chiesa «madre di tutte le Chiese», come afferma il Concilio Costantinopolitano I nel 381. Annota il segretario: «Il Papa riviveva l’esperienza evangelica in pienezza, riascoltando la voce di Gesù “forte, dolce, divina”. Momento particolarmente intenso è l’incontro con il Patriarca di Costantinopoli, Athenagoras I, venuto apposta a Gerusalemme per incontrarlo. Racconta Macchi: «I gesti, le parole, il “Padre Nostro” recitato nelle due lingue latina e greca, l’affetto e la stima che trasparivano così sinceri, tutto dava a vedere che qualcosa di grande e di unico stava avvenendo. Il Patriarca, dopo aver ringraziato Dio per la felice occasione, ricordò con animo addolorato che “da secoli il mondo cristiano vive nella notte della separazione, e i suoi occhi sono stanchi di guardare nel buio”».

60 anni dopo il mondo segue con dolore la guerra Israele-Hammas – Da Betlemme Papa Montini rivolge un accorato invito ai capi di Stato perché si impegnino a generare e conservare la pace. Anche papa Francesco invoca «la fine della guerra che è una follia». Quando, appena tre anni dopo, nel 1967 scoppia la «guerra dei sei giorni» tra arabi e israeliani, Paolo VI chiede di far tacere le armi in nome dell’inviolabilità di Gerusalemme; sollecita uno statuto speciale per Gerusalemme e i Luoghi santi garantiti dal diritto internazionale. Dopo il viaggio di Paolo VI nel 1964 il numero delle Congregazioni religiose è molto aumentato: oggi ci sono un centinaio di congregazioni, 30 maschili e 75 femminili.

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