Sessant’anni fa si apriva il Concilio Vaticano II

11 ottobre 1962 – Papa Giovanni XXIII apre il Concilio. Pochi giorni dopo scoppia lo scontro Usa-Urss per i missili a L’Avena trasportati dai sovietici in nave. Il 28 ottobre cade l’aereo di Enrico Mattei, presidente dell’Eni. Sono anni spumeggianti quelli che preparano e accompagnano la grande assise della Chiesa cattolica

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Basilica di San Pietro, Concilio Vaticano II

Parte il Concilio, cosa accade in Italia e nel mondo

Nel 1960-61 il primo Sinodo della diocesi di Roma – indetto da Papa Giovanni XXIII insieme alla revisione del Codice di Diritto canonico e all’indizione del Concilio Vaticano II – finisce praticamente nel nulla e vieta al clero di «adire termopolia, entrare nei bar».

Sessant’anni fa l’11 ottobre 1962 Giovanni XXIII apre il Concilio. Pochi giorni dopo scoppia lo scontro Usa-Urss per i missili a L’Avena trasportati dai sovietici in nave. Il 28 ottobre cade l’aereo di Enrico Mattei, presidente dell’Eni. Sono anni spumeggianti quelli che preparano e accompagnano la grande assise della Chiesa cattolica.

Quando i presidenti della Repubblica Giovanni Gronchi e del Consiglio Amintore Fanfani scendono a Torino per inaugurare Italia 61, primo centenario dell’unità d’Italia, nel cielo di Cape Canaveral l’astronauta Alan Bartlett Shepard junior, primo americano nello spazio, sulla navicella «Freedom 7» in un quarto d’ora raggiunge 186 chilometri di altezza; al centro spaziale lo sentono mormorare: «Per favore, buon Dio, fa’ che io non mandi tutto a puttane». Il 6 maggio 1961 sulle rive del Po apre le porte la scintillante cittadella espositiva e le Frecce Azzurre solcano il cielo. Il cinegiornale «Settimana Incom» mostra Gronchi che saluta la folla con gesti misurati. A fianco il sindaco Amedeo Peyron; l’onorevole biellese Giuseppe Pella già presidente del Consiglio, il quarantenne avvocato Gianni Agnelli, vicepresidente della Fiat. Una manifestazione che ha un successo strepitoso: quasi 7 milioni di visitatori tra maggio e il 31 ottobre. Si intravede l’anziano cardinale arcivescovo di Torino Maurilio Fossati al quale in settembre Giovanni XXIII affianca come vescovo coadiutore il francescano piemontese Felicissimo Stefano Tinivella.

Anni e mesi ruggenti – Il 20 gennaio 1961 John Fitzgerald Kennedy giura come 35° presidente degli Stati Uniti; 12 aprile l’Urss lancia l’astronave «Vostok 1» e Yuri Gagarin è il primo uomo nello spazio; il 17 aprile esuli cubani dagli Usa tentato di sbarcare a Cuba nella Baia dei Porci e sono respinti dai rivoluzionari «barbudos» di Fidel Castro. In gennaio a Milano si costituisce la prima giunta comunale di centrosinistra. Il 15 aprile Giovanni XXIII promulga l’enciclica «Mater et magistra». L’11 giugno nella «notte dei fuochi», 37 attentati in Alto Adige, nasce il terrorismo sudtirolese. Il 13 agosto notte a Berlino i comunisti innalzano il muro che divide la città fino al 1989. L’11 dicembre gli Usa entrano nella guerra del Vietnam. Il leggendario Eusebio porta i portoghesi del Benfica alla Coppa Campioni e l’inglese Phil Hill su Ferrari vince il campionato di Formula 1. Furoreggia «Carosello» e si inaugura il secondo canale Rai.

Torino vive anni di frenesia – Nel 1960 la Juventus vince l’11° scudetto; si inaugura l’autostrada Torino-Ivrea e il Museo dell’Automobile; si assegna la targa TO-400000; il 3 settembre lo studente torinese Livio Berruti alle Olimpiadi di Roma vince la medaglia d’oro dei 200 metri piani. Il 19 dicembre il democristiano Amedeo Peyron è eletto per la terza volta sindaco di Torino. Appena in tempo, il 31 gennaio 1961 termina la ricostruzione della guglia della Mole Antonelliana abbattuta da un tornado il 23 maggio 1953. Il 21 maggio 1961 a Torino muore il senatore Alfredo Frassati, proprietario e direttore de «La Stampa» che il fascismo obbligò a cedere: è il padre del beato Pier Frassati; il 4 giugno la Juventus vince il 12° scudetto. Un clima di grande euforia: il 1959 e il 1960 sono i migliori anni del «miracolo economico». La Fiat ha 100 mila dipendenti, 50 mila a Mirafiori.

Unione Sovietica e Stati Uniti ingaggiano la corsa allo spazio. Scatta l’Urss con lo «Sputnik» (1957); finisce con il trionfo americano: la «Missione Apollo» conquista la Luna (1969). È un aspetto della «Guerra fredda» con spie e di colpi segreti, attorno al Muro di Berlino.

In Italia il centro-sinistra rompe steccati storici. Aldo Moro ricuce fra le correnti Dc e affronta le trattative con Pietro Nenni: propone un accordo per cinque anni e pretende la creazione delle Regioni, una «politica di piano» capace di iniettare dosi di socialismo nel sistema economico. Gilla Vincenzo Gremigni, vescovo di Novara, in una lettera pastorale «spara» contro il centro-sinistra.

Si nazionalizza l’energia elettrica, nasce l’Enel, comincia la fuga dei capitali ma la produzione industriale cresce del 10,6% tra gennaio e ottobre Giovanni Malagodi, segretario del Partito liberale, tuona: «Il centro-sinistra si appresta a distruggere l’agricoltura imprenditoriale». Il 1° settembre il capo dello Stato Antonio Segni inaugura l’aeroporto di Genova. La spesa pubblica in 9 anni aumenta dell’83 per cento. Nel 1962 il latino diventa facoltativo nelle scuole secondarie.

Scoppia il terrorismo alto-atesino: il 21 ottobre, una bomba nel bagagliaio della stazione di Verona uccide un ferroviere e ferisce 17 viaggiatori. In quei giorni, a Berlino, muore sul Muro ucciso dai «Vopo» di Pankow un giovane inglese, che aiutava i tedesco-orientali a fuggire all’Ovest.

Domenico Modugno compie un applauditissimo giro canoro in Russia. Si va allo stadio con la radiolina a transistor, per ascoltare i risultati delle altre partite. Le strade sono invase da «500», «1100», «Giulia 2000» a sei cilindri. La «perla nera» Pelé gioca nel Santos. In Italia furoreggia il pugile Duilio Loi.

Il 4 ottobre l’astronauta americano Walter Schirra, pilota veterano della Corea, in nove ore di volo compie sei orbite attorno alla Terra,

Nel giugno 1959 il cardinale segretario di Stato Domenico Tardini manda 2.812 lettere ai vescovi di tutto il mondo, ai superiori generali religiosi e alle università cattoliche, con l’invito a proporre temi da trattare nel Concilio. Dalle 2.150 risposte. Emergono 9.348 proposte, 16 grossi volumi, raggruppate su 83 argomenti fondamentali, suddivisi a loro volta in 612 punti. Una materia immensa, dalle questioni filosofiche-teologiche a quelle canoniche, dalle missioni all’ecumenismo, dalle scuole ai seminari, dalla liturgia ai beni ecclesiastici, dall’abito talare agli studi ecclesiastici.

Il 20 gennaio 1959, cinque giorni prima dell’annuncio del Concilio il 25 gennaio, Papa Giovanni ne aveva parlato con il Segretario di Stato, il cardinale Tardini, che annotò nel suo diario: «Sua Santità ieri pomeriggio ha riflettuto e concretato il programma del suo pontificato. Ha ideato tre cose: Sinodo diocesano, Concilio ecumenico, aggiornamento del Codice di diritto canonico».

L’idea del Concilio, comunque, veniva da molto lontano, addirittura dal giorno in cui il Vaticano I fu sospeso per l’occupazione di Roma. Alcuni pensavano che l’infallibilità pontificia avesse reso inutili i Concili, ma altri ritenevano che dovesse riprendere e completare il disegno dello stesso Concilio interrotto nel 1870: dopo il Papa bisognava parlare dei vescovi. In due occasioni si pensò seriamente di riaprire un Concilio: Pio XI nel 1923 consultò i vescovi ed essi, che forse sentivano il peso dell’accentramento curiale, risposero con entusiasmo. Su 1.165 vescovi ben 913 si dissero favorevoli alla convocazione di un Concilio e solo 34 contrari. Ma non se ne fece nulla. Anche Pio XII ci pensò. Anzi, dal 1948 al ’51 si tennero anche riunioni preparatorie e furono stilate bozze di documenti conclusivi (si pensava infatti ad un Concilio breve, una sorta di plebiscito).

Anche il cardinale Ottaviani, in quegli stessi anni, aveva nell’animo lo stesso pensiero. Un giorno gli chiesero: «Quando il Papa ha annunciato il Concilio, quale è stata la sua reazione?». Rispose: «Me ne aveva parlato fin dal momento della sua elezione, Anzi, per essere più esatti, fui io che andai a trovano nella sua cameretta del Conclave, alla vigilia dell’elezione e gli dissi “Eminenza, bisogna pensare a un Concilio”».

Lo stesso cardinale Tardini non mancò di rilevare che durante il pontificato di Pio XII «furono alquanto ridotti i contatti diretti e personali fra il supremo Pastore e i Pastori delle diocesi. Così la Curia romana ebbe un certo ristagno, come quando in un corpo si incomincia a notare qualche irregolarità nella circolazione del sangue». E la situazione si aggravò dopo l’allontanamento di monsignor Montini, “promosso” arcivescovo a Milano, ma mai nominato cardinale e mai una sola volta ricevuto in udienza privata dal Papa (col quale prima si vedeva ogni giorno). Perciò quando la Segreteria di Stato chiese all’episcopato mondiale indicazioni per il Concilio imminente, emersero indicazioni per un cambiamento di rotta: una denunzia dei metodi autoritari del Santo Uffizio; l’aspirazione a una più netta distinzione tra religione e politica; la richiesta di una maggiore autorità per i vescovi; l’introduzione del “volgare” nella liturgia. In complesso le risposte dei vescovi denunciano una visione poco obiettiva e poco organica della situazione, un forte conservatorismo, una diffusa paura e un pessimismo di fondo.

Nel marzo 1962 il cardinale Suenens è incaricato da Giovanni XXIII di pensare un piano più organico, e di discuterne con altri cardinali quali Doepfner di Monaco, Liénart di Lilla, Montini di Milano e Siri di Genova. Ciò avvenne e il Papa, tenuto al corrente, fu d’accordo. Ma bisognava vincere le resistenze curiali, ed ecco perché il cardinale Montini, giusto una settimana dopo l’apertura del Concilio, scrisse una lettera al Segretario di Stato Cicognani in cui lamentava, anche a nome di altri padri, la mancanza di un disegno organico. Datato 18 ottobre 1962, il testo, è molto forte e significativo e, ribadito anche da un intervento di Montini in aula, contribuirà in modo importante all’indirizzo del Concilio.

Padre Henri de Lubac, che Papa Giovanni aveva voluto tra i “periti” e che morirà cardinale, non solo era stato dieci anni prima costretto al silenzio, ma addirittura quattro mesi prima, nell’agosto 1962, era stato attaccato da «L’Osservatore Romano» per il libro «La pensée religieuse du père Teilhard de Chardin», che aveva scritto su richiesta dei vescovi francesi.

Su il «Corriere della Sera» di Indro Montanelli, il «maestrone», come lo chiamavano nell’ambiente, scrisse tre articoli per spiegare il perché e il percome Roncalli fosse un modernista. Gino Fantin, caporedattore del «Corriere d’informazione», il secondo giornale dello stesso nostro editore, veneto, era stato compagno di scuola e sempre amico di monsignor Capovilla, il segretario del Papa. Raccontò che lo aveva incontrato e Capovilla, fuori di sé, quasi gli gridò in faccia: «Avete fatto piangere il Papa, di questo passo andrete tutti all’inferno». In effetti Montanelli, poi, si pentì dell’errore e ne fece ammenda: «Mi hanno usato».

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