Sessant’anni fa Torino capitale di “Italia ’61”

Maggio-ottobre 1961 – Quasi 7 milioni di visitatori per le manifestazioni a 100 anni dall’Unità d’Italia inaugurate a Torino dal sindaco Amedeo Peyron e dal quarantenne avvocato Gianni Agnelli, vicepresidente della Fiat. Folla festante ma composta, presente l’anziano cardinale Arcivescovo di Torino Maurilio Fossati

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Quando, sessant’anni fa, i presidenti della Repubblica Giovanni Gronchi e del Consiglio Amintore Fanfani scendono a Torino per inaugurare Italia 61, primo centenario dell’unità d’Italia, nel cielo di Cape Canaveral l’astronauta Alan Bartlett Shepard junior, primo americano nello spazio, sulla navicella «Freedom 7» in un quarto d’ora raggiunge 186 chilometri di altezza; al centro spaziale lo sentono mormorare: «Per favore, buon Dio, fa’ che io non mandi tutto a puttane». Il 6 maggio 1961 a Lexington negli Stati Uniti nasce l’attore George Timothy Clooney e sulle rive del Po apre le porte la scintillante cittadella espositiva e le Frecce Azzurre solcano il cielo. Il  cinegiornale «Settimana Incom» mostra Gronchi che saluta la folla con gesti misurati. A fianco il sindaco Amedeo Peyron; l’onorevole biellese Giuseppe Pella già presidente del Consiglio, il quarantenne avvocato Gianni Agnelli, vicepresidente della Fiat, due protagonisti di una manifestazione che ha un successo strepitoso: quasi 7 milioni di visitatori tra maggio e il 31 ottobre. Folla festante ma composta; gli scolari delle elementari in grembiule bianco con fiocco blu agitano bandierine; si intravede l’anziano cardinale arcivescovo di Torino Maurilio Fossati al quale in settembre Giovanni XXIII affianca come vescovo coadiutore il francescano piemontese Felicissimo Stefano Tinivella.

Anni e mesi ruggenti – Il 20 gennaio 1961 John Fitzgerald Kennedy giura come 35° presidente degli Stati Uniti; 12 aprile l’Urss lancia l’astronave «Vostok 1» e Yuri Gagarin è il primo uomo nello spazio; il 17 aprile esuli cubani dagli Usa tentato di sbarcare a Cuba nella Baia dei Porci e sono respinti dai rivoluzionari «barbudos» di Fidel Castro. In gennaio a Milano si costituisce la prima giunta comunale di centrosinistra; in febbraio alla Camera si svolge un teso dibattito sul Mezzogiorno; in aprile Gronchi visita il Sudamerica e gli italiani emigrati. Il 15 aprile Giovanni XXIII promulga l’enciclica «Mater et magistra». L’11 giugno nella «notte dei fuochi», 37 attentati in Alto Adige, nasce il terrorismo sudtirolese. Il 13 agosto notte a Berlino i comunisti innalzano il muro che divide la città fino al 1989. L’11 dicembre gli Usa entrano nella guerra del Vietnam. Il leggendario Eusebio porta i portoghesi del Benfica alla Coppa Campioni e l’inglese Phil Hill su Ferrari vince il campionato di Formula 1. Nel 1961 furoreggia «Carosello» e si inaugura il secondo canale Rai.

La città vive anni di frenesia – Si comincia nel 1960: la Juventus vince l’11° scudetto; si inaugura l’autostrada Torino-Ivrea e il Museo dell’Automobile; si assegna la targa TO-400000; il 3 settembre lo studente torinese Livio Berruti alle Olimpiadi di Roma vince la medaglia d’oro dei 200 metri piani. Il 19 dicembre il democristiano Amedeo Peyron è eletto per la terza volta sindaco di Torino. Appena in tempo, il 31 gennaio 1961 termina la ricostruzione della guglia della Mole Antonelliana abbattuta da un tornado il 23 maggio 1953. Il 21 maggio 1961 a Torino muore il senatore Alfredo Frassati, proprietario e direttore de «La Stampa» che il fascismo obbligò a cedere: è il padre del beato Pier Frassati; il 4 giugno la Juventus vince il 12° scudetto. Un clima di grande euforia: il 1959 e il 1960 sono i migliori anni del «miracolo economico». La Fiat ha 100 mila dipendenti, 50 mila a Mirafiori.

Un immenso cantiere. Nell’autunno 1956 il sindaco Peyron dà incarico di elaborare la prima bozza della mastodontica operazione. Nel giugno 1958 Torino è designata a ospi­tare le celebrazioni centenarie nella più brillante stagione internazionale. L’uomo Fiat è l’ingegnere Vittorio Bonadé Bottino, artefice di Mirafiori – inaugurato nel 1939 e raddoppiato nel 1956-58 – dirige il Servizio costruzioni e impianti. Protagonisti di Italia 61 sono il Comune e la Fiat, ma il presidente Vittorio Valletta si defila e lascia la passerella a Gianni Agnelli a fianco della regina Elisabetta II, del  senatore Edward Kennedy, di Walt Dysney. Stanziati 3 miliardi di lire, si mobilita il fior fiore di architetti, artisti, intellettuali, professionisti, imprenditori, artigiani, tecnici, operai, muratori e manovali, enti, istituzioni e personalità eccezionali a ogni livello. Tutti accolgono con entusiasmo la sfida e rispondono senza riserve e senza gelosie, con competenza e passione. La cultura sostiene l’iniziativa che ha i cittadini come protagonisti. L’ambasciatore Manlio Brosio è segretario della Nato; il cardochirurgo Achille Mario Dogliotti raduna congressi medici di richiamo; Vittorio Badini Confaloneri è presidente del­l’assemblea dell’Unione europea occidentale; Giovanni Bat­tista Pininfarina costruisce le più splendide auto e le vende ai quattro angoli del pianeta.

A Italia 61 irresistibili attrazioni. Le cerimonie partono il 25 marzo con un discorso di Gronchi alle Camere riunite: socialisti e comunisti criticano perché non c’è traccia del proletariato, scontenti anche i neofascisti. Palazzo Carignano ospita la Mostra storica curata da Augusto Cavallari Murat. Tra il Po e via Ventimiglia lungo corso Unità d’Italia, ex corso Polonia, e la radiale per Moncalieri l’architetto Nello Renacco disegna le esposizioni che diffondono un’immagine patinata del progresso tecnico: cantieri conclusi in tempi rapidissimi, tecnologie avanzate, organizzazione scientifica. L’Esposizione internazionale del lavoro, patrocinata dal Bureau International des Expositionsì, celebra la visione fordista e razionalista della produzione industriale, su cui poggia il successo Fiat; il Palazzo del Lavoro nasce dal genio di Pier Luigi, Antonio e Mario Nervi con Gino Covre (Pier Luigi è l’architetto dell’aula delle udienze in Vaticano, inaugurata nel 1971, ora «Paolo VI»), gigantesco parallelepipedo formato da 16 ombrelli sorretti da pilastri di oltre 20 metri. Il Palazzo a vela in cemento leggerissimo, di Annibale e Giorgio Rigotti, Franco Levi, Silvio Bizzarri, ospita la mostra «Moda stile costume» coordinata dallo stilista Pininfarina. Torino vive un secolo in un giorno e non si fa mancare nulla: fontana luminosa; monorotaia; laghetto artificiale; ovovia che scavalca il Po e collega Italia 61 con il Parco Europa sulla collina di Cavoretto. Al Valentino grandiosa esposizione «Flor 61» con 800 espositori da 19 Paesi. La monorotaia percorre 25 mila chilometri in 22 mila viaggi e trasposta quasi un milione e 400 mila persone. Il  Circarama di Walt Disney proietta su schermo circolare a 360 gradi – gli spettatori sono catapultati in mezzo alle immagini – il film «Italia 61», 1000 metri in technicolor, commentato dal giornalista Indro Montanelli, presenta bellissimi paesaggi, antichi monumenti e moderne industrie.

Torino diventa metropoli. La Mostra delle Regioni, disegnata da Erberto Carboni, Carlo Casati, Nello Renacco, Giuseppe Varaldo e Gian Pio Zuccotti, curata da Mario Soldati, scrittore e tessera numero 1 dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte, è ospitata in 19 padiglioni a forma di stivale degradanti verso il Po. Cento anni dopo l’unificazione gli italiani si conoscono poco e le Regioni – previste dalla Costituzione saranno istituite nel 1970 – esistono di fatto. Sotto la spinta della grande immigrazione dal Sud, supera il milione di abitanti. Il 10 febbraio 1961 è abrogata la legge del 1939 «Provvedimenti contro l’urbanesimo» con la quale il fascismo voleva contrastare l’emigrazione. Nel 1961 il picco degli arrivi. Il censimento certifica l’imponente crescita: più 42,6 per cento in un decennio. La città si espande nei campi e nei prati vicini. La schiva Torino, capitale d’Italia per tre anni, si prende la rivincita sulla scena internazionale.

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