Settant’anni fa a Torino nasce la televisione italiana

3 gennaio 1954 – «La Rai, Radiotelevisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive», scandisce dal piccolo schermo settant’anni fa l’annunciatrice Fulvia Colombo …

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«La Rai, Radiotelevisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive», scandisce dal piccolo schermo il 3 gennaio 1954, 70 anni fa, l’annunciatrice Fulvia Colombo. Rai, una delle tantissime realtà nate sotto la Mole ed emigrate a Roma o Milano o Napoli, dove «presto in tanti dimenticano gli albori torinesi, che però non cessano di presentarsi», scrive Andrea Ciattaglia su «Torino Storia».

Dopo la «telecronaca dell’inaugurazione degli studi di Milano e dei trasmettitori di Torino e Roma» si affaccia Mike Bongiorno, italo-americano di mamma torinese (Enrica Carelli), che dal 1930 abita a Torino e ha frequentato le superiori, «Alfieri-d’Azeglio» e poi al «Rosmini» e ha lavorato a «La Stampa» prima della Seconda guerra mondiale. Conduce «Arrivi e partenze», interviste a personaggi in porti e aeroporti italiani. Nel 1955 esordisce con «Lascia o raddoppia?» e dal 1970 «Rischiatutto»

Alle 17.30 di quel giorno di 70 anni fa va in onda il primo film, anch’esso torinese, «Le miserie del signor Travet», con abbondanza di piemontesismi, diretto dallo scrittore-regista torinese Mario Soldati – compagno di studi al «Sociale» di Carlo Marisa Martini, cardinale arcivescovo di Milano – pellicola girata nel 1945 e tratta dalla commedia di Vittorio Bersezio «Le miserie ‘d Monsù Travet», pubblicata a Torino nel 1863 e andata in scena all’«Alfieri» il 4 aprile di quell’anno. Una storia lunghissima a Torino, uno dei padri nobili di «mamma tv» che sicuramente un merito lo ha avuto: ha reso meno analfabeti gli italiani.

Cento anni fa nel 1924 si inaugura il Centro produzioni Rai di via Verdi – che dal 1993 ospita il «Museo della radio e della Televisione» e che è stato intitolato a Piero Angela – e nel 1928-29 l’Ente italiano audizioni radiofoniche (Eiar): prima in via Bertola e poi in via Arsenale inizia gli esperimenti di trasmissione delle immagini. In quegli anni, sul colle dell’Eremo, trasmette la stazione di Torino, due torri in ferro alte 80 metri, collegata con un fascio di linee telefoniche di 6 chilometri all’auditorium del palazzo Sip in via Bertola. Il numero di personaggi nati o cresciuti sotto la Mole che fanno la storia della televisione è interminabile: Piero Angela, Paola Barale, Piero Chiambretti, Antonella Elia, Luciana Littizzetto, Erminio Macario, Gianni Minà, Alba Parietti, Rita Pavone, Simona Ventura.

Anche la Messa in televisione è un’arzilla settantenne, come la coetanea Rai. La radio invece di anni ne ha un secolo. Il 6 ottobre 1924, cento anni fa, Viviani Donarelli fa il  primo annuncio radiofonico del «Quartetto» in La maggiore, Opera 2, di Franz Joseph Haydn. E in radio le prime trasmissioni regolari della Messa avvengono nel 1931 da Torino e da Trieste.

Nel mondo le prime due Messe in televisione sono celebrate nello stesso giorno e nella stessa ora a Natale del 1948: la televisione francese trasmette la Messa del cardinale Emmanuel Suhard, arcivescovo di Parigi, nella Cattedrale di Nôtre-Dame; in America va in onda la Messa celebrata dal cardinale Francis Joseph Spellman, arcivescovo di New York, dalla Cattedrale di San Patrizio. Parigi batte New York solo per via del fuso orario. In Francia diventa prassi abituale da domenica 9 ottobre 1949. La cura il gruppo «Le Jour du Seigneur del domenicano Raymond Pichard.

La prassi della Messa in tv si allarga: America, Cuba, Olanda, Portogallo, Svizzera; sono esclusi i Paesi dell’Est Europeo, chiusi e schiacciati dalla comunista «cortina di ferro». Questo nonostante le resistenze dei liturgisti, specie dopo il Concilio Vaticano II, a cominciare dal professore torinese don Domenico Mosso.

In Italia nel 1953 la televisione, ancora in fase sperimentale, serve solo il Nord. Con il cardinale arcivescovo di Torino Maurilio Fossati nel 1953 dal Congresso eucaristico nazionale di Torino (6-13 settembre) vengono trasmesse, le funzioni «esterne» – la processione, la predica e la benedizione eucaristica – da piazza Vittorio Veneto celebrate dal «legato pontificio» cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, che celebrerà la prima Messa ufficiale in tv nella festa di Ognissanti, 1° novembre 1953, dal Duomo di Milano. Trasmissione che diventa regolare dal 1954. Nella fase sperimentale, una Messa viene trasmessa il giorno di Natale del 1952 dalla chiesetta di San Gottardo in Corte.

Nel bel libro «Don Esterino Bosco si racconta. Memorie e testimonianze» a cura di Lucia Marocco (Effatà, 2009), il dinamico cappellano degli operai torinesi rammenta: «C’era la prima Messa in tv commentata dal sottoscritto ed è stata celebrata dalla Consolata; visto che la cosa andava bene hanno fatto la prima il 13 dicembre e poi per Natale un’altra. Piaciuta la cosa a Roma, il 17 gennaio e il 4 marzo in tv al Collegio San Giuseppe, con il cardinale che celebrava».

Da allora la trasmissione continua regolarmente, anche se non ha valore per l’adempimento del precetto domenicale-festivo ma ha un grande significato per le persone ammalate, disabili, anziane. «L’Osservatore Romano» del 7-8 gennaio 1954 si premura di informare: «Le superiori autorità ecclesiastiche, in risposta a quesito a esse fatto, hanno dichiarato che, quantunque sia lodevole seguire la celebrazione della Messa per televisione, con ciò non si soddisfa al precetto di ascoltare la Messa nei giorni festivi». La prima Messa in eurovisione è del Natale 1954: avrebbe dovuto celebrarla Pio XII, ma un’indisposizione lo impedì. Fu allora celebrata a Parigi dal cardinale arcivescovo Maurice Feltin. La Messa via satellite risale al 1967 dal santuario austriaco di Mariazel: in Europa e America ci furono 180 milioni di telespettatori.

Anche l’appuntamento del sabato alle 17.30, con il commento al Vangelo della domenica, vede volti noti per l’impegno sociale: il torinese don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e dell’Associazione Libera; il milanese don Gino Rigoldi, cappellano dell’Istituto penale per minorenni «Beccaria»; il campano don Maurizio Patriciello, simbolo della battaglia della «Terra dei fuochi»; il marchigiano don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco.

Pier Giuseppe Accornero

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