Siccità, Piemonte in emergenza

Allarme – In diversi Comuni sono state emanate ordinanze per l’uso consapevole dell’acqua e si è disposto il razionamento notturno. La Coldiretti ha chiesto all’Unione Europea “di sostenere misure strutturali per assicurare la disponibilità di acqua in futuro”

121

L’arrivo di grandine e violenti temporali fa salire il conto dei danni nelle campagne in un territorio duramente provato dal caldo e dalla siccità che ha seccato la terra, ridotto i raccolti di mais e grano e tagliato la disponibilità di foraggio per gli animali nei campi arsi dal sole o andati a fuoco per gli incendi con danni stimati in circa tre miliardi. Martedì 28 giugno grandinate con chicchi di ghiaccio della dimensione di una noce hanno interessato tutto il Piemonte. Nel Torinese tra le zone più colpite il Canavese, da Caluso a Cuorgnè; danni anche ai coltivi di Trofarello. Su alcune strade chicchi di grandine grossi come un pugno hanno mandato in frantumi i finestrini delle auto.

I temporali di inizio settimana hanno colpito anche il Cuneese con una violenta grandinata lungo le rampe del colle dell’Agnello, il valico internazionale che collega il Cuneese alla Francia, in valle Varaita, ad oltre 2.700 metri di quota. Si è reso necessario l’intervento dei tecnici e dei cantonieri della Provincia di Cuneo, oltre ai vigili del fuoco, per intervenire con uno spartineve e mettere in sicurezza la strada provinciale.

Anche se la pioggia sembra aver concesso un po’ di tregua alle coltivazioni che combattono con la siccità, a livello regionale il livello del Po resta a -3,4 metri rispetto allo zero idrometrico, oltre mezzo metro più basso che a Ferragosto di un anno fa. Lo stato del più grande fiume italiano è rappresentativo della drammatica difficoltà in cui versa l’intero Paese dove si inizia a pensare al razionamento dell’acqua anche nelle ore diurne. Il lago Maggiore è in sofferenza con un grado di riempimento del 22,7%. È emergenza siccità in Piemonte con la Regione che ha richiesto al Mipaaf il riconoscimento dello stato di calamità naturale per l’agricoltura e al Governo lo stato di emergenza. Già in diversi Comuni sono state emanate ordinanze per l’uso consapevole dell’acqua e si è disposto il razionamento notturno in varie zone del Piemonte.

«Il maltempo di questi giorni non ha ancora cambiato la situazione, anzi ha aggravato la stima dei danni», spiega Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte, «se nel Novarese i disagi sono stati soprattutto per allagamenti, tetti scoperchiati, alberi sradicati e cartelloni stradali divelti, nel Trinese, in provincia di Vercelli, i danni sono stati anche alle colture, in particolare la tromba d’aria ha distrutto le coltivazioni di mais e ha allagato le risaie con il rischio che il raccolto del riso vada perso. La grandine ha colpito anche la zona di Caluso, nel Canavese, danneggiando mais, foraggere e grano ancora da raccogliere, ci hanno rimesso anche gli orti. I cambiamenti climatici sono sempre più repentini con un’evidente tendenza alla tropicalizzazione, una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al maltempo. A fronte di questa situazione e degli oltre 900 milioni di euro già stimati in Piemonte a causa della siccità, l’esigenza è quella di accelerare sulla realizzazione di un piano per i bacini di accumulo, poiché solo in questo modo riusciremo a garantirci stabilmente in futuro le riserve idriche necessarie».

Abbattere le tempistiche, snellire le procedure, sbloccare le autorizzazioni: questi sono gli obiettivi della ricognizione delle infrastrutture idriche realizzata in queste ore dalla Regione Piemonte per individuare le progettualità che possono essere avviate subito per potenziare e rafforzare la rete idrica e mitigare l’emergenza siccità. È stato preparato un elenco di sette importanti interventi, talvolta già pronti a livello progettuale e che potrebbero beneficiare di deroghe specifiche per una realizzazione immediata. L’elenco è stato inviato dalla Regione al Mims, Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, in modo che possano usufruire delle risorse del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza).

La Regione ha, infatti, chiesto ai gestori di reti idriche e degli invasi quali siano gli interventi che più urgentemente necessitano di semplificazione. La risposta è arrivata nell’arco di poche ore da parte: del Consorzio del Pesio; del Consorzio Irriguo di Miglioramento Fondiario-Canale De Ferrari; del Consorzio Irriguo di II° grado-Valle Gesso; del Comune di Pralormo; della Smat, dell’Autorità d’Ambito 1, Verbano Cusio Ossola e Pianura Novarese e di Acqua Novara Vco. Gli interventi nel Torinese segnalati al Mims riguardano il progetto dell’acquedotto nella Valle per l’approvvigionamento idrico a tutto il territorio del Canavese (Smat) e il potenziamento della diga del lago della Spina, nel Comune di Pralormo.

A livello europeo poco meno di un cittadino su cinque è oggi colpito mediamente ogni anno dal problema della siccità: sono i dati dell’ultimo rapporto dell’Unccd, Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione ed agli Effetti della Siccità.

Ettore Prandini, presidente nazionale Coldiretti nel corso del recente vertice a Bruxelles con il Commissario Europeo all’Agricoltura Janusz Wojciechowski, durante il punto sulla situazione in merito alle problematiche delle filiere agricole, a partire dalla drammatica emergenza idrica che ha

L’arrivo di grandine e violenti temporali fa salire il conto dei danni nelle campagne in un territorio duramente provato dal caldo e dalla siccità che ha seccato la terra, ridotto i raccolti di mais e grano e tagliato la disponibilità di foraggio per gli animali nei campi arsi dal sole o andati a fuoco per gli incendi con danni stimati in circa tre miliardi. Martedì 28 giugno grandinate con chicchi di ghiaccio della dimensione di una noce hanno interessato tutto il Piemonte. Nel Torinese tra le zone più colpite il Canavese, da Caluso a Cuorgnè; danni anche ai coltivi di Trofarello. Su alcune strade chicchi di grandine grossi come un pugno hanno mandato in frantumi i finestrini delle auto.

I temporali di inizio settimana hanno colpito anche il Cuneese con una violenta grandinata lungo le rampe del colle dell’Agnello, il valico internazionale che collega il Cuneese alla Francia, in valle Varaita, ad oltre 2.700 metri di quota. Si è reso necessario l’intervento dei tecnici e dei cantonieri della Provincia di Cuneo, oltre ai vigili del fuoco, per intervenire con uno spartineve e mettere in sicurezza la strada provinciale.

Anche se la pioggia sembra aver concesso un po’ di tregua alle coltivazioni che combattono con la siccità, a livello regionale il livello del Po resta a -3,4 metri rispetto allo zero idrometrico, oltre mezzo metro più basso che a Ferragosto di un anno fa. Lo stato del più grande fiume italiano è rappresentativo della drammatica difficoltà in cui versa l’intero Paese dove si inizia a pensare al razionamento dell’acqua anche nelle ore diurne. Il lago Maggiore è in sofferenza con un grado di riempimento del 22,7%. È emergenza siccità in Piemonte con la Regione che ha richiesto al Mipaaf il riconoscimento dello stato di calamità naturale per l’agricoltura e al Governo lo stato di emergenza. Già in diversi Comuni sono state emanate ordinanze per l’uso consapevole dell’acqua e si è disposto il razionamento notturno in varie zone del Piemonte.

«Il maltempo di questi giorni non ha ancora cambiato la situazione, anzi ha aggravato la stima dei danni», spiega Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte, «se nel Novarese i disagi sono stati soprattutto per allagamenti, tetti scoperchiati, alberi sradicati e cartelloni stradali divelti, nel Trinese, in provincia di Vercelli, i danni sono stati anche alle colture, in particolare la tromba d’aria ha distrutto le coltivazioni di mais e ha allagato le risaie con il rischio che il raccolto del riso vada perso. La grandine ha colpito anche la zona di Caluso, nel Canavese, danneggiando mais, foraggere e grano ancora da raccogliere, ci hanno rimesso anche gli orti. I cambiamenti climatici sono sempre più repentini con un’evidente tendenza alla tropicalizzazione, una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al maltempo. A fronte di questa situazione e degli oltre 900 milioni di euro già stimati in Piemonte a causa della siccità, l’esigenza è quella di accelerare sulla realizzazione di un piano per i bacini di accumulo, poiché solo in questo modo riusciremo a garantirci stabilmente in futuro le riserve idriche necessarie».

Abbattere le tempistiche, snellire le procedure, sbloccare le autorizzazioni: questi sono gli obiettivi della ricognizione delle infrastrutture idriche realizzata in queste ore dalla Regione Piemonte per individuare le progettualità che possono essere avviate subito per potenziare e rafforzare la rete idrica e mitigare l’emergenza siccità. È stato preparato un elenco di sette importanti interventi, talvolta già pronti a livello progettuale e che potrebbero beneficiare di deroghe specifiche per una realizzazione immediata. L’elenco è stato inviato dalla Regione al Mims, Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, in modo che possano usufruire delle risorse del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza).

La Regione ha, infatti, chiesto ai gestori di reti idriche e degli invasi quali siano gli interventi che più urgentemente necessitano di semplificazione. La risposta è arrivata nell’arco di poche ore da parte: del Consorzio del Pesio; del Consorzio Irriguo di Miglioramento Fondiario-Canale De Ferrari; del Consorzio Irriguo di II° grado-Valle Gesso; del Comune di Pralormo; della Smat, dell’Autorità d’Ambito 1, Verbano Cusio Ossola e Pianura Novarese e di Acqua Novara Vco. Gli interventi nel Torinese segnalati al Mims riguardano il progetto dell’acquedotto nella Valle per l’approvvigionamento idrico a tutto il territorio del Canavese (Smat) e il potenziamento della diga del lago della Spina, nel Comune di Pralormo.

A livello europeo poco meno di un cittadino su cinque è oggi colpito mediamente ogni anno dal problema della siccità: sono i dati dell’ultimo rapporto dell’Unccd, Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione ed agli Effetti della Siccità.

Ettore Prandini, presidente nazionale Coldiretti nel corso del recente vertice a Bruxelles con il Commissario Europeo all’Agricoltura Janusz Wojciechowski, durante il punto sulla situazione in merito alle problematiche delle filiere agricole, a partire dalla drammatica emergenza idrica che ha colpito l’Italia, con il conto dei danni che è salito alla cifra di tre miliardi, ha chiesto all’Unione Europea di «sostenere misure strutturali per assicurare la disponibilità di acqua in futuro e la produzione di cibo, come il piano invasi». «L’Europa e l’Italia hanno bisogno di nuovi invasi a servizio dei cittadini e delle attività economiche, come quella agricola – ha spiegato Ettore Prandini – che, in presenza di acqua, potrebbe moltiplicare la capacità produttiva in un momento in cui a causa degli effetti della guerra in Ucraina abbiamo bisogno di tutto il nostro potenziale per garantire cibo ai cittadini e ridurre la dipendenza dall’estero. In questo modo potremmo sostenere anche la decisione dell’Unione Europea di restituire alla coltivazione 4 milioni di ettari di terreni lasciati incolti, di cui 200mila per l’Italia. Proprio in tale ottica abbiamo sottolineato la necessità di considerare una proroga della deroga anche per il 2023 intervenendo su alcune misure della futura Pac, Politica agricola comune».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

otto + dieci =