Sierra Leone, le suore Murialdine aprono una nuova missione

Anno di San Giuseppe – Ci vuole coraggio, per una piccola congregazione di 120 religiose come le suore Murialdine di San Giuseppe, in tempo di pandemia e soprattutto di carenza di vocazioni, aprire una missione in Africa, in uno dei dieci paesi più poveri del mondo, la Sierra Leone

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Ci vuole coraggio, per una piccola congregazione di 120 religiose come le suore Murialdine di San Giuseppe, in tempo di pandemia e soprattutto di carenza di vocazioni, aprire una missione in Africa, in uno dei dieci paesi più poveri del mondo, la Sierra Leone. È quel «coraggio creativo» che papa Francesco indica come una delle ricchezze del padre terreno di Gesù nella lettera apostolica «Patris corde» scritta alla vigilia del 2021, anno speciale che ha voluto dedicare a san Giuseppe:  «Il coraggio creativo emerge soprattutto quando si incontrano difficoltà» spiega Francesco «Sono a volte proprio le difficoltà che tirano fuori da ciascuno di noi risorse che nemmeno pensavamo di avere».

«È davvero come scrive il Papa» commenta suor Orsola Bertolotto, superiora generale delle Murialdine, originaria di Vigone. L’abbiamo incontrata a Torino nei giorni scorsi al ritorno dalla Sierra Leone, dove è venuta a porre la nuova missione sotto la protezione di san Leonardo Murialdo nel santuario di Nostra Signora della Salute in cui si venerano le spoglie mortali del santo sociale torinese. «I padri Giuseppini, presenti in Sierra Leone dal 1979, fin dal 2001 ci hanno chiesto di occuparci, secondo il nostro carisma, in particolare dell’educazione delle bambine, delle ragazze, della pastorale giovanile e delle famiglie in un contesto di povertà assoluta a maggioranza musulmana: la popolazione, circa 8 milioni di abitanti per il 60% è di fede islamica, il 30% sono cristiani.

Così nel 2001 andai a Lunsar, nella provincia settentrionale del Paese dove i padri hanno una missione e la parrocchia intitolata a San Leonardo Murialdo: ma allora ci sembrò impossibile aprire una nuova comunità a causa dello scarso numero di consorelle. I Giuseppini però hanno perseverato nella richiesta e, in occasione del loro capitolo generale in Ecuador nel giugno 2018, abbiamo rivalutato la proposta lanciando un appello alle consorelle». Ed ecco il «coraggio creativo ‘giuseppino’»: si fanno avanti tre religiose e nasce la nuova comunità con suor Amparo Guzman, equatoriana, suor Vicky e suor Nirmala, indiane che parlano inglese, la lingua ufficiale della Sierra Leone.

Suor Orsola racconta come sia stato significativo inaugurare la presenza delle Murialdine in Africa nell’anno dedicato a san Giuseppe: «un sogno diventato realtà il giorno della festa liturgica di san Giuseppe Lavoratore dove siamo state abbracciate come madri e sorelle. Siamo state accolte nella diocesi di Makeni dal Vescovo mons. Natale Paganelli e, sabato 1° maggio, si è svolta la solenne concelebrazione presieduta dal superiore provinciale dei giuseppini, padre Augustine Lebbie. Durante la Messa ci siamo commosse quando l’anziano capo del villaggio ci ha versato sui piedi un po’ d’acqua pregando i suoi e i nostri antenati perché dal cielo si unissero e ci benedicessero: ‘Che il vostro apostolato sia come l’acqua che feconda la terra e possa produrre molto frutto’ – pregava –  ‘Da questo momento entrate nella nostra famiglia’. Ecco, in quel momento ci siamo rese conto che stavamo vivendo una pagina dell’enciclica ‘Fratelli tutti’».

I padri Giuseppini hanno affidato alle tre religiose la responsabilità della scuola materna nel villaggio di Mabesseneh, alla periferia di Lunsar, e la pastorale giovanile e familiare presso la parrocchia intitolata a San Leonardo Murialdo. «Cercheremo in particolare di seguire le bambine e le ragazze – in Sierra Leone se nasci femmina sei ancora penalizzata –  sostenendole negli studi, anche mediante adozioni a distanza» aggiunge suor Orsola «e metteremo in piedi una sartoria per dare opportunità di lavoro alle donne. La situazione della Sierra Leone è drammatica: il Paese si sta rialzando dopo la lunga e sanguinosa  guerra civile conclusa nel 2001 e che ha lasciato migliaia di persone (l’età media è di 55 anni) mutilata e invalida». Per fortuna, riferisce suor Bertolotto, la pandemia sembra sotto controllo: «arrivate

Suor Orsola Bertolotto nel villaggio di Mabesseneh dove le Murialdine hanno aperto una nuova comunità

all’aeroporto della capitale Freetown ci hanno fatto il tampone ma poi nessuno porta la mascherina e non c’è obbligo del distanziamento perché, come mi hanno  assicurato i padri Giuseppini, il Covid al momento ‘non c’è’. Sarà forse a causa del clima tropicale? In casa abbiamo sperimentato 40 gradi!».

La congregazione delle Murialdine di San Giuseppe è stata fondata da padre Luigi Casaril, superiore generale dei Giuseppini e quarto successore di san Leonardo Murialdo. La prima comunità nacque presso il santuario di Nostra Signora della Salute di Torino e, con il consenso dell’Arcivescovo Maurilio Fossati, nel 1947 sette parrocchiane attive nell’Azione cattolica iniziarono il noviziato presso il santuario del Sacro Cuore di Rivoli ed emisero i primi voti a Torino il 7 novembre 1948, dando formalmente inizio alla nuova congregazione. Da allora, oltre che a Torino e in Italia, le Murialdine sono presenti, affiancando le opere dei padri giuseppini con i giovani più poveri, in Brasile, Ecuador, in Cile, Argentina e Messico.

«A san Giuseppe affidiamo ‘le chiavi’ della nuova casa nell’anno a lui dedicato: quale capofamiglia a Nazaret, sia lui il capofamiglia della nostra comunità a Mabesseneh» conclude suor Orsola.

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