Sindone, intervento del professor Paolo Di Lazzaro

In merito alle informazioni diffuse il 16 luglio da quotidiani e televisioni il prof. Paolo Di Lazzaro, direttore di ricerca dell’Enea e vicedirettore del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino, ha rilasciato questa dichiarazione

1266

L’articolo pubblicato sul Journal of forensic sciences fa riferimento agli esperimenti condotti dai proff. Borini e Garlaschelli nel 2014, di cui si era già discusso a suo tempo, con l’integrazione di nuovi tentativi sperimentali. Pur contenendo vari elementi di interesse, credo le modalità con cui tali sperimentazioni sono state condotte avrebbero bisogno di integrazioni e specifiche attenzioni, per essere considerate scientificamente valide e autorevoli.

Le misure delle colature di sangue in laboratorio sono effettuate usando un volontario in buone condizioni di salute sulla cui pelle pulita si è versato sangue fluido contenente un anticoagulante. Queste condizioni a contorno sono molto diverse da quelle presenti sulla Sindone: non tengono infatti conto della presenza sulla pelle dell’uomo della Sindone di terriccio, sporcizia, sudore, ematomi da flagellazione e nemmeno della accentuata viscosità del sangue dovuta alla forte disidratazione. Non è possibile pensare di riprodurre condizioni realistiche delle colature di sangue sul corpo di un crocifisso senza considerare tutti questi fattori che vanno a influenzare in modo importante il percorso delle colature di sangue.

 

1 COMMENTO

  1. Gentile redazione

    Premetto di non essere un credente ne uno scienziato ma, semplicemente, un appassionato di medicina forense e scienze criminologiche avendo lavorato per parecchi anni nella della polizia giudiziaria. Chiaramente, ho letto l’articolo sul recente studio effettuato sulla sindone da due studiosi italiani e, onestamente, ne sono rimasto alquanto perplesso. I due “scienziati” sostengono di essere addivenuti alle loro conclusioni dopo aver effettuato alcune simulazioni applicando le metodologie utilizzate dagli esperti sulla scena del crimine . Ora, a prescindere dal fatto che, attualmente, il 20/30 per cento della ricostruzioni degli eventi criminosi eseguite a breve o brevissimo tempo dall’accaduto, con l’ausilio delle più moderne tecnologie, vengono poi smentite da ulteriori e successivi accertamenti e riscontri. Mi sono nate le sotto indicate perplessità in relazione all’attendbilità tecnica nonchè superficialità di tale studio :
    1) i “rilievi” sono stati fatti su un lenzuolo sul quale vi è impressa una figura la cui natura e modalità di formazione, ad oggi, non sono affatto chiari (dato i su cui tutti sono d’accordo). Va da se che, se non si conosce con esattezza il come ed il perché si possa essere formata la “l’impronta principale”, tutte le successive elucubrazioni sulle motivazioni delle restanti traccie lasciano un po il tempo che trovano;
    2) quando si effettuano dei rilievi sul luogo del delitto, nel nostro caso un omicidio, per avere una ricostruzione il più “attendibile” possibile non si può prescindere da due elementi fondamentali, il rinvenimento del cadavere nonché il luogo dove questo è stato rinvenuto o, come tecnicamente viene definito, “la scena del crimine; In questo caso, mi pare che, non siano stati rinvenuti ne cadaveri ne, di conseguenza analizzata la scena del crimine;
    3) un cadavere rimane pur sempre un cadavere , non è un manichino ne un figurante e, il sangue vero è sangue vero quindi, fuoriuscito da un corpo vivo o morente se non già morto. Ciò avviene con modalità, intensità e pressione variabili e spesso imprevedibili per tutta una serie di incognite, tipo: posizione del corpo durante l’evento traumatico, successivi spostamenti, eventuali ostacoli in prossimità delle ferite o tentativi di tamponamento dell’emorragia, manipolazioni del cadavere post mortem, forma, profondità, ubicazione ed ampiezza delle ferite, costituzione e conformazione fisica della vittima ecc..;
    4) gli “scienziati” sostengono di avere effettuato varie prove per capire che tipo di crocifissione era stata adottata per la figura di cui sopra. Segno che non hanno la più vaga idea di come la stessa, realmente, sia avvenuta.
    5) nel caso specifico, per poter fare avere un termine di paragone con un minimo, quindi, di “valenza scientifica”, si dovrebbe prendere ad esempio ciò che succede in una serie di vere crocifissioni, eseguite nel medesimo modo (per mezzi, tempi e modalità) di quella per cui si indaga e, di conseguenza cercare eventuali riscontri statistici anche in relazione ad eventuali sudari che hanno avvolto i corpi di persone crocefisse. Non ricordo di crocifissioni recenti sulle quali basarsi o di altri sudari simili.
    6) in base alla storia conosciuta il soggetto che sarebbe stato avvolto dal telo avrebbe subito una serie di flagellazioni dalla brutalità e dalle conseguenze fisiche indicibili (è in quella circostanza che si è avuta la più consistente perdita di sangue). Non mi pare che tale aspetto sia stato preso in considerazione per la valutazione complessiva delle tracce ematiche rinvenute sul telo.
    Detto ciò, probabilmente mi sbaglierò, ma se avessero risparmiato i soldi per questa ricerca devolvendoli in beneficenza avrebbero ottenuto pubblicità migliore. Se poi, per metodo scientifico si intende il fatto che si sia partiti dal principio secondo il quale un liquido, in presenza di gravità, tende ad andare verso il basso e non verso l’alto allora…
    cordiali saluti
    Vincenzo Drosi

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

due × 1 =