Sinodo, la prima settimana di lavori

Vaticano – «Rendere obbligatori» i Consigli Pastorali diocesani e parrocchiali e il Consiglio episcopale: è una delle proposte emerse dal Sinodo sulla sinodalità in corso a Roma

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L'assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi - Prima Congregazione Generale - Foto Vatican news

«Rendere obbligatori» i Consigli Pastorali diocesani e parrocchiali e il Consiglio episcopale: è una delle proposte emerse dal Sinodo sulla sinodalità in corso a Roma (2-27 ottobre 2024). Per pura curiosità, merita ricordare che sessant’anni fa il card. Michele Pellegrino, arcivescovo di Torino (1965-77), istituì i Consigli Pastorale, Presbiterale, Vicari di zona, Religiosi, Religiose (poi fusi), Episcopale e chiese che nelle parrocchie ci fosse il Consiglio Pastorale. «Il pastore – dice il Sinodo – ha il dovere di chiedere indicazioni, indirizzi, osservazioni, verifiche, suggerimenti, ma vi è anche il diritto-dovere di ogni membro dell’organismo offrire il proprio parere». E deve essere garantita un’«adeguata presenza» di donne, giovani, poveri e «persone che sperimentano altre forme di emarginazione, anche chi vive situazioni personali o coniugali complesse».

«Il Sinodo è un cammino in cui il Signore mette nelle nostre mani la storia, i sogni e le speranze di un grande popolo, sorelle e fratelli animati dalla nostra stessa fede, mossi dallo stesso desiderio di santità»: Papa Francesco incita ad «ascoltare e comprendere voci, idee, attese, proposte per discernere la voce di Dio che parla alla Chiesa. Non è un’assemblea parlamentare ma un luogo di ascolto nella comunione» e «non è in grado di sentire la voce del Signore chi con arroganza presume e pretende di averne l’esclusiva». Per il card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e relatore generale, il Sinodo è alla ricerca dei «fondamenti della visione di una Chiesa sinodale e missionaria». Il gesuita Giacomo Costa, segretario speciale, ammette che i lavori sinodali «sembrano, agli occhi di un osservatore esterno, abbastanza fumosi e barocchi».

I gruppi  richiamano più volte «l’immagine della Chiesa come corpo di Cristo, che riunisce tante membra, cioè tanti ministeri e carismi in un unico corpo» e «tutti i carismi sono importanti ma non tutti devono essere necessariamente ministeri». Occorre riflettere «senza approcci ideologici e pregiudiziali perché alcune questioni sono portate avanti dalla moda e dalle ideologie e non da un vero discernimento ecclesiale». Sulla base dell’identico Battesimo si può ragionare sull’«inclusione delle donne, dei laici e dei giovani nei processi decisionali della vita ecclesiale». Occorre approfondire anche il rapporto tra Chiese locali e culture perché ogni Chiesa locale è «forgiata da una cultura»: il linguaggio deve essere «semplice» e occorre cambiare «alcune formulazioni frutto di una prospettiva eurocentrica e occidentale».

Decine di interventi spaziano dall’importanza dei laici – «Dalla loro vitalità dipenderà il futuro della Chiesa e la Chiesa del futuro, cosa che non sminuisce l’indispensabilità del sacerdozio» – alla questione delle donne: ci sono delle laiche che si occupano di intere comunità, e «ci sono donne che sentono la chiamata di Dio e chiedono di essere ordinate». Ma mons. Antony Randazzo, presidente delle Conferenze episcopali dell’Oceania, – che è un’«area enorme del Pianeta», dice, «ma fragile» – denuncia la «cupidigia» delle Nazioni sviluppate che fanno accordi e compromessi con Nazioni povere per ottenere metalli, risorse preziose, alberi: «Così si distruggono le risorse naturali». Indica la deriva da parte della Chiesa nel seguire modelli aziendali: «Non sono molto contento quando sento parlare di networking: è un linguaggio da uomini d’affari. Il linguaggio nostro è comunione, essere insieme. Stiamo diventando così sofisticati che escludiamo». Sull’ordinazione delle donne – sottolinea Randazzo – «c’è una piccola minoranza di voci occidentali fissata su questo punto. Il vero scandalo è che le donne tante volte sono ignorate nella Chiesa o messe al margine, vittime di violenza anche domestica, escluse dagli ambienti di lavoro».

Infine due curiosità. La messicana suor Maria de los Dolores Palencia Gómez è presidente delegato, incarico che in passato era riservato ai cardinali. Il vescovo di Matagalpa, mons. Rolando Álvarez – «deportato» a Roma dal regime comunista del dittatore Daniel Ortega dopo lunga detenzione in Patria – è l’unico nicaraguense a partecipare al Sinodo: nessun altro vescovo è presente, data la delicatissima situazione dei cattolici per le continue persecuzioni da parte dei comunisti.

Pier Giuseppe Accornero

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