“Tante ferite da curare quando riapriranno le scuole”

Intervista – Lunedì 8 marzo il Piemonte è tornato alla didattica a distanza. Alessandro Antonioli, professore al Liceo Agnelli di Torino, riflette sui danni prodotti dalla scuola on line e sulla mancanza di contrappesi

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Foto Sir/Avvenire

Alessandro Antonioli è professore di Lettere presso il Liceo Scientifico dell’Istituto Internazionale Edoardo Agnelli di Torino. Da quando è iniziata la pandemia ha pubblicato su YouTube un commento a puntate dei poemi epici dell’antichità (Odissea ed Eneide), per un totale di oltre 17mila visualizzazioni.

Professor Alessandro Antonioli

Professore, come è nata questa iniziativa?

Durante il primo lockdown ho pensato di mettere a disposizione di tutti una mia grande passione, quella di raccontare i poemi epici. E così è nata la serie «A casa con Ulisse», con un target omogeneo che includeva anche gli adulti. A fine ottobre ne ho invece iniziata una sull’Eneide specifica per i ragazzi delle superiori: i video sono più brevi e accompagnati da semplici grafiche che ripercorrono i concetti fondamentali. Ho pensato che potevano essere utili ad altri docenti per le lezioni a distanza oppure agli alunni per lo studio di queste opere meravigliose.

Nelle scuole del Piemonte è tornata la didattica a distanza, con gli studenti costretti a casa davanti al computer. Perché, secondo lei, i ragazzi si lamentano di questa modalità?

Intanto perché azzera la socialità di cui fanno esperienza a scuola, impedendo loro di condividere tanti momenti scolastici: intervalli, lezioni, interrogazioni, gite, ritiri o altre attività. La didattica a distanza va a incidere su una componente fondamentale della scuola, la relazione. Quella professore-alunno, ma anche e soprattutto quella fra compagni di classe: lo schermo atrofizza le interazioni e lo scambio. Anche la soglia dell’attenzione è più bassa e questo rende più faticoso l’apprendimento per i ragazzi. Tra l’altro, non tutti possono permettersi un computer e una connessione stabile: qualcuno deve badare ai fratelli, qualcun altro deve dividere la camera o il device con un parente, qualcun altro ancora ha i genitori in smart working a casa. Il contesto familiare incide non poco.

È la didattica a distanza il vero problema della scuola?

Nell’ultimo periodo, la didattica a distanza sembra diventata la radice di tutti i mali: se qualcosa nella scuola non funziona, è colpa della Dad. Come se fosse diventata il tappeto sotto cui nascondere la polvere e lo sporco che si sono accumulati negli anni, frutto di tagli scellerati sulla scuola. La Dad non è il male assoluto, è accettabile ma soltanto come soluzione temporanea. Il problema più grave è la mancanza di un progetto forte sulla scuola del futuro: in questo momento non ha funzionato nulla, dai banchi a rotelle fino al Piano per il rientro in sicurezza della regione Piemonte. Chiudere le scuole è una sconfitta, delle istituzioni in primis, che in questi ultimi mesi si sono mosse poco, male e sempre in ritardo.

Cosa comporta, per un insegnante, la preparazione delle lezioni a distanza? L’Istituto Agnelli come si sta organizzando?

In generale cerchiamo di spiegare di meno, di svolgere più esercizi insieme e di essere più interattivi. Lavoriamo molto per ricercare o spesso per creare noi stessi i contenuti multimediali da sottoporre ai ragazzi. Proponiamo occasioni di ritrovo, di riflessione e di condivisione anche da casa. Come scuola, dopo esserci formati, stiamo sperimentando una didattica nuova, ricca di laboratori a distanza che permettano ai ragazzi di lavorare insieme. Oppure organizziamo degli incontri a distanza con autori: l’anno scorso con Benedetta Tobagi e Pietro Bartolo, il mese prossimo con Fabio Geda. Collaboriamo fra docenti per proporre percorsi multidisciplinari, mentre i colleghi dell’istituto tecnico stanno lavorando su intelligenza artificiale, realtà virtuale e sui robot dell’industria del futuro. Tanti progetti che speriamo appassionino e coinvolgano i ragazzi in un momento di fatica e disagio.

Ecco, si parla molto dei danni prodotti sugli studenti dalla chiusura delle scuole. Quali sono?

In questi mesi nei ragazzi sono emersi disturbi psicologici, è aumentato il fenomeno di dispersione scolastica, gli alunni hanno sofferto per la mancata socialità. Sono punti delicati e importantissimi, su cui si dovrebbe articolare un solido progetto per il rientro a scuola. Qualche settimana fa David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi, è stato ascoltato in Senato in merito agli effetti della didattica a distanza e della situazione dei giovani: noia, solitudine, tristezza, insofferenza, disinteresse… Lazzari è stato molto chiaro: non basta spegnere il pc e abbandonare la scrivania per rimediare ai malesseri dei ragazzi e per rimotivarli allo studio. Purtroppo, e lo dico con molta amarezza, non mi sembra che al Ministero o in Regione stiano lavorando su questi punti. Si vive alla giornata e questa incertezza pesa moltissimo sui ragazzi.

Come immagina il mondo della scuola quando l’emergenza sarà finalmente superata? Tutto tornerà come prima oppure qualcosa è cambiato per sempre?

La pandemia ha dato un forte input all’utilizzo di piattaforme e altri strumenti digitale: docenti e alunni hanno maturato competenze specifiche che torneranno utili anche in presenza. Nulla però sarà come prima. Avremo nuove sfide davanti a noi: al di là del recupero degli argomenti, che tanto preoccupano i politici, ci saranno ferite e disagi di cui dovremo prenderci cura. Ci sono già adesso, anche se non si vedono o non si vogliono vedere.

La Salle Grugliasco, il direttore dorme in classe 

Il direttore scolastico della Scuola paritaria La Salle, dei Fratelli delle Scuole cristiane, di Grugliasco, Stefano Capello, la notte tra domenica 7 e lunedì 8 marzo ha dormito, con sdraio e sacco a pelo, nell’Istituto che dirige in segno di protesta contro la sospensione della didattica in presenza anche per la scuola primaria e secondaria di primo grado in diversi Comuni piemontesi, fra cui, appunto, Grugliasco.

«Si tratta di un gesto che in primo luogo vuole esprimere cura e vicinanza alle famiglie a agli alunni», sottolinea il direttore, «in questi sei mesi di didattica in presenza non abbiamo mai avuto né classi in quarantena né contagi grazie alla grande collaborazione delle famiglie e all’efficacia dei protocolli anticovid adottati dalla nostra scuola che è quindi un luogo sicuro».

Un gesto, come evidenzia Capello, che indica il senso di impotenza in cui si trovano le scuole oggi: «dopo un anno di pandemia è necessario dare risposte diverse alla chiusura, con un piano organizzato di convivenza con il virus, anche perché sappiamo tutti che la scuola resta l’unico luogo in cui, appunto, si può fare scuola».

«L’Istituto», conclude il direttore, «in questo momento resta vicino alle famiglie, se necessario, come recita il Salmo 89, anche ‘con un turno di veglia nella notte’». Il direttore, per continuare a presidiare la scuola, ha invitato tutti gli insegnanti a svolgere la didattica a distanza nelle aule secondo l’orario curricolare.

Stefano DI LULLO

Il direttore Stefano Capello con la sdraio nell’istituto La Salle di Grugliasco

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