Telefonata Zelensky-Parolin: richiesta di aiuto per la pace

Diplomazia – Gli auguri di pronta guarigione al Papa, la gratitudine per «il sostegno morale» al popolo ucraino e un grazie particolare per gli sforzi per facilitare lo scambio dei prigionieri e il ritorno dei bambini ucraini «deportati illegalmente dalla Russia». Sono i temi che il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha affrontato con il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, nella telefonata pochi giorni dopo l’intesa raggiunta in Arabia Saudita da Kiev e Washington per un «cessate il fuoco»

170
Il cardinale Parolin con il presidente Zelensky, durante il viaggio del segretario di Stato in Ucraina del luglio 2024 - Vatican news

Gli auguri di pronta guarigione al Papa, la gratitudine per «il sostegno morale» al popolo ucraino e un grazie particolare per gli sforzi per facilitare lo scambio dei prigionieri e il ritorno dei bambini ucraini «deportati illegalmente dalla Russia». Sono i temi che il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha affrontato con il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, nella telefonata il 14 marzo 2025, pochi giorni dopo l’intesa raggiunta in Arabia Saudita da Kiev e Washington per un «cessate il fuoco».

In risposta la Santa Sede rinnova la preghiera per la pace nel Paese est-europeo, tante volte definito dal Papa «martoriato»; l’incoraggiamento al dialogo tra le parti «non soggetto a precondizioni di alcun tipo e finalizzato a una pace giusta e duratura»; e l’invito a fare il possibile per la liberazione dei prigionieri.

È Zelensky a dare notizia del colloquio con Parolin – che aveva incontrato nel luglio 2024 nel viaggio del capo della diplomazia vaticana in Ucraina – con un messaggio sul suo conto utente «X»: «Ho ringraziato il Papa per le sue preghiere e il suo sostegno morale al nostro popolo, per i suoi sforzi nel facilitare il ritorno dei bambini ucraini deportati illegalmente in Russia. La Santa Sede ha ricevuto un elenco di ucraini detenuti nelle prigioni e nei campi di concentramento russi. Contiamo sul sostegno per la loro liberazione. Lo scambio di prigionieri e il cessate il fuoco sono i primi rapidi passi per avvicinarsi a una pace giusta e duratura. L’Ucraina è pronta a compiere questi passi perché il popolo ucraino desidera la pace più di chiunque altro. La voce della Santa Sede è molto importante nel cammino verso la pace».

Non è la prima volta che il presidente ringrazia la Santa Sede per il lavoro in favore del rilascio degli oltre 19 mila minori ucraini imprigionati dall’invasore e dello scambio di prigionieri. Zelensky si era appellato alla diplomazia vaticana e aveva chiesto il suo intervento sul rilascio dei bambini e lo scambio dei prigionieri. Aveva ripetuto il suo ringraziamento nella prima udienza, dopo l’invasione di Putin, con Francesco nel 2023 e nei successivi incontri. Identico ringraziamento aveva espresso nel 2024 per «gli sforzi fatti dalla Santa Sede per riportare a casa» i due religiosi redentoristi, Ivan Levytskyi e Bohdan Heleta, arrestati nel novembre 2022 e rilasciati dalla Russia in uno scambio di prigionieri il 29 giugno 2024.

Il capo dello Stato ucraino aveva accolto con favore la missione umanitaria del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, finalizzata «ad allentare le tensioni». Per questo l’arcivescovo di Bologna si recò a Kiev, poi a Mosca, quindi a Washington e Pechino. Proprio la missione umanitaria di Zuppi – come confermato più volte anche da Parolin – mise in moto «il meccanismo» per lo scambio dei prigionieri e il rimpatrio dei bambini.

Lo ha confermato anche l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati, nell’intervento alla «Conferenza sulla formula di pace» a Montréal nell’ottobre 2024. «L’assistenza umanitaria – disse – è stato l’obiettivo primario della missione del cardinale Zuppi a Kiev e Mosca, e ha portato alla creazione di un quadro per il rimpatrio dei bambini e lo scambio regolare di informazioni tra le parti. Ciò ha incluso anche incontri in rete con la partecipazione dei nunzi apostolici nei due Paesi», Visvaldas Kulbokas in Ucraina e Giovanni d’Aniello in Russia. «La presenza dei nunzi apostolici è utile per facilitare il dialogo». A Kiev mons. Kulbokas «ha individuato le istituzioni cattoliche pronte ad accogliere le famiglie con i minori rimpatriati. La Santa Sede ha chiesto nuove liste di bambini e ha trasmesso i nomi di migliaia di prigionieri, chiedendone lo scambio e il rilascio e ha chiesto alla Russia il rimpatrio delle salme dei soldati ucraini uccisi».

Pier Giuseppe Accornero

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome