“Tutti contribuiscano a una pace giusta e duratura”; no alle imposizioni unilaterali; non alla deportazione dei palestinesi; sì a due popoli e due Stati. Così pensa e proclama il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. Ricordando i Patti Lateranensi (11 febbraio 1929), a Palazzo Borromeo, sede dell’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, ci sono i presidenti della Repubblica Sergio Mattarella e del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il rappresentante vaticano afferma che chi è nato e vissuto a Gaza deve poter rimanere nella propria terra, posizione condivisa da patriarchi e capi delle confessioni cristiane di Terra Santa; sull’Ucraina definisce «positivi» gli spiragli per tentare di mettere fine alla guerra, ma la pace deve essere «giusta e duratura».
GAZA – «Nessuna deportazione, e questo è uno dei punti fondamentali. Qualcuno ha sottolineato che creerebbe altra tensione. I Paesi vicini non sono disponibili e il re di Giordania ha detto assolutamente “no”. La soluzione, secondo noi, è quella dei due Stati perché questo dà speranza alle popolazioni». Si dice convinto che la situazione possa evolvere il ministro Tajani: «Facciamo ciò che è in nostro potere perché la tregua si consolidi e perché vengano liberati gli ostaggi».
UCRAINA – La diplomazia fa passi avanti, anche se Trump esclude Europa, Nato e Ucraina dal tavolo delle trattative con l’oligarca Vladimir Putin. Per il cardinale «serve una pace giusta e ci sono tanti movimenti. Speriamo che si concretizzino e si possa arrivare a una pace che, per essere solida e duratura, deve essere giusta, coinvolgere tutti gli attori e tenere conto dei principi del diritto internazionale e delle dichiarazioni dell’Onu. Tutto quello che viene proposto è utile perché bisogna mettere fine a questa carneficina». Sulla legge della Toscana per il suicidio assistito Parolin non si pronuncia. Circa l’accoglienza e l’integrazione dei migranti in Italia il segretario di Stato osserva: «La Chiesa fa tantissimo, servono protocolli di collaborazione a livello regionale».
L’ECO DI BERGAMO – Nell’intervista all’altro quotidiano cattolico italiano, oltre «Avvenire», auspica che il «cessate il fuoco a Gaza sia permanente» e che «metta fine alla sofferenza del popolo palestinese. Bisogna dare segni di speranza a entrambi, israeliani e palestinesi». Quanto alla Siria «bisogna capire verso quale direzione si va»: la comunità internazionale e le nazioni vicine «la aiutino a rimanere territorialmente integra». Quale ruolo hanno i cristiani? «Sono una componente essenziale e imprescindibile, che ha sempre contribuito allo sviluppo e al progresso dei Paesi. Ogni cristiano dovrebbe potersi recare in Terra Santa liberamente». Sull’Ucraina: «Tutti possono contribuire alla pace ma le soluzioni non devono essere mai perseguite con imposizioni unilaterali e calpestando i diritti dei popoli». In diplomazia «occorre un approccio che superi la logica dello scontro e favorisca il dialogo, la pazienza e la costruzione di fiducia tra le parti».
EUROPA – L’Ue «sappia affrontare le grandi sfide culturali e commerciali». Ripete il monito di Giovanni Paolo II, ripreso da Francesco: «Europa ritrova te stessa, sii te stessa!». Oltre ateismo pratico, populismo, analfabetismo religioso e religione «fai da te», bisogna guardare a fenomeni incoraggianti. Al giornale orobico cita esplicitamente «la richiesta di molti giovani in Francia di essere battezzati». La presenza dei laici e delle donne nella Chiesa «è un protagonismo che deve trovare concreta applicazione in tutti gli ambiti a cominciare dalla parrocchia e dalla promozione delle vocazioni sacerdotali».
PATRIARCHI – Da Gerusalemme patriarchi e capi delle Chiese esprimono «dolore e ferma determinazione di fronte alla sofferenza a Gaza. La devastazione è una profonda tragedia morale e umanitaria. Migliaia di vite innocenti sono state perse; intere comunità sono in rovina; i più vulnerabili – bambini, anziani e malati – sopportano difficoltà inimmaginabili». Protestano contro il piano trumpiano, «la grave minaccia di sfollamenti di massa, ingiustizia che colpisce il cuore stesso della dignità umana. La gente di Gaza non deve essere costretta all’esilio, spogliata di ciò che resta delle case, dell’eredità e loro diritto a rimanere nella loro terra. I cristiani non possono essere indifferenti a tale sofferenza: il Vangelo ci comanda di sostenere la dignità di ogni essere umano». Sostengono re Abdullah II di Giordania, il presidente egiziano Al-Sisi e gli di altri «nel respingere qualsiasi tentativo di sradicare la popolazione»; chiedono «il rilascio di tutti i prigionieri da entrambe le parti in modo che possano essere riuniti in sicurezza alle loro famiglie e un accesso umanitario immediato e senza restrizioni a coloro che sono in disperato bisogno». Firmano il patriarca latino cardinale Pierbattista Pizzaballa, il custode di Terra Santa padre Francesco Patton, il patriarca greco-ortodosso Teofilo III e i capi delle Chiese copta, maronita, melkita, siro-cattolica, episcopale, evangelica luterana, armena.
Pier Giuseppe Accornero

