Terremoto ad Haiti: testimonianza di padre Miraglio

Abbiamo raggiunto via whatsapp il camilliano piemontese padre Massimo Miraglio missionario a Jérémie. La situazione della zona colpita dal terremoto e l’appello alla solidarietà. L’invito della Cei a ricordare le vittime del sisma che ha colpito Haiti e la situazione in Afghanistan nelle celebrazioni del 22 agosto

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Sabato 14 agosto alle 8.30 (ora locale) un terremoto di magnitudo 7,2 della scala Richter si è verificato ad Haiti, secondo le ultime stime in continuo aggiornamento quasi 2 mila le vittime e oltre 6.900 i feriti. Migliaia di persone senza più casa, nè cure, nè cibo. Situazione che si è aggravata in queste ore per il passaggio della tempesta tropicale Grace. Siamo riusciti a contattare pradre Massimo Miraglio di Borgo san Dalmazzo, camilliano, che da 16 anni vive nel paese caraibico, proprio a Jérémie, la zona dove si è generato il sisma. Un mese fa proprio padre Miraglio ci aveva testimoniato (https://vocetempo.it/il-calvario-di-haiti-paese-martoriato/) la situazione di grave povertà della popolazione commentanto l’assassinio del presidente Moise, una situazione che ora il terremoto aggrava ulteriormente.

Purtroppo la situzione si è aggravata da lunedì sera (16 agosto) perchè dopo la terribile scossa che ha colpito tutta la regione di Jérémie sabato mattina, creando danni veramente gravi sopratutto nelle parti più montagnose e dell’entroterra – senza dimenticare anche che due cittadine che sono sul mare vicino a Jérémie sono completamente rase al suolo –  siamo sotto il vento e la pioggia per il passaggio della tempesta tropicale Grace. La  tempesta sta causando enormi problemi sopratutto alla popolazione in provincia e nelle zone montagnose dove  la gente ha perso le proprie case – il 90%, 95% delle abitazioni sono crollate – già precarie, ma era tutto quello che avevano e ora queste persone hanno perso tutto…  Soprattuto i muri perimetrali fatti in roccia, spesso quasi a secco, sono crollati e nella zona montagnosa non ci sono posti dove la gente possa ora passare la notte e trovare riparo alla tempesta: anche le poche chiese fatte in muratura e rocce sono cadute…

Anche la città di Jéremie è stata colpita dal sisma: la parte più danneggata è quella bassa, coloniale che è caduta completamente ed è li che ci sono i maggiori danni, ed è lì che sopratutto ci sono le vittime. La risposta a livello di aiuti è stata molto complicata perchè l’ospedale di Jérémie che già funziona malissimo nei tempi normali si è trovato a dover accoglliere persone anche in arrivo dalla provincia, anche con ferite molto gravi e problemi di fratture multiple. Quindi si è subito creato un doppio caos per il nosocomio che  oltre a ricevere i feriti di Jérémie che erano numerosi ha dovuto accogliere quelli della provincia. Grazie a Dio domenica 15 un elicottero ha evacuato alcuni casi più gravi. Per quanto riguarda la situazione sanitaria, per chi abita in montagna ci sono solo rari dispensari, spesso in appoggio delle parrocchie che però non sono assolutamente preparati per un numero così elevato di feriti e malati… Questo terremoto si è abbatutto su una situazione di estrema precarietà per la vita sociale, per le difficoltà economiche e  politiche e su unterritorio selvaggiamente disboscato, così le slavine di terra e di rocce non solo hanno bloccato le vie comunicazione, ma hanno ucciso perecchie persone perchè hanno invaso i campi dove erano al lavoro.

I grossi probemi qui a Jérémie sono anche legati al fatto che non abbiamo carburante, non abbiamo luce e le riserve, anche le nostre, sono ormai quasi finite e speriamo che arrivino presto rifornimenti in modo da essere più operativi. Per quanto riguarda le nostre attività, abbiamo cercato di venire incontro alle necessità dell’ospedale con ciò che avevamo a disposizione donando antibiotici e medicazioni  e poi anche se quello che abbiamo in deposito è molto poco stiamo distribuendo dei vestiti caldi che avevamo ricevuto dall’Italia e in particolare da Cuneo, e poi un po’ di cibo che avevamo nei nostri magazzini. Poi stiamo preparando kit con piatti e pentole per distribuirli nei prossimi giorni in qualche località montana perchè questa gente ha davvero perso tutto nelle case crollate. Speriamo poi che arrivino aiuti perchè fino a ieri eravamo ancora isolati dal resto del paese per una grossa frana caduta e speriamo che con l’acqua di questi giorni non ci siano stati ulteriori smottamenti che bloccapassaggio saggio. Al momento non vediamo ancora aiuti, lo Stato è assolutamente latitante, speriamo in qualche organizzazione internazionale.  La missione è stata duramente colpita, ma gli edifici in costruzione non hanno subito alcun danno. L’ospedale ha oscillato paurosamente e anche la residenza, ma senza che si sia verificata nessuna lesione, anche perchè anche grazie  all’ingegnere Ossola di Torino che ha fatto il progetto, tutto è stato costuito prevedendo  questo tipo di disgrazie. Ringraziamo di non aver avuto danni, nessun ferito in casa o tra il nostro vicinato; solo la nostra chiesetta che esisteva già prima della missione è impraticabile.

Ciò che serve nell’immediato sono medicinali e in pariticolare  medicazioni e antibiotici-base sopratutto amoxicillina sia per adulti, sia pediatrica: molti infatti sono i bambini feriti perchè al momento del sisma  erano ancora dentro le case. Il terremoto ha poi creato una situazione di panico spaventoso: la gente qui ne aveva sentito parlare quando era successo a Port Au Prince, ma Jérémie era considerata non a rischio sismico…

Ci servirebbero medicazioni e antibiotici, ma poi il problema sarà anche l’alimentazione e servirebbero teloni per poter ricostruire almeno in via temporanea le abitazioni che hanno perso i muri ma hanno conservato i pilastri. L’appello accorato è per questo: medicazioni, teloni, cibo. So che partiranno da Torino  dei container, il riferimento per contribuire è sempre la nostra  onlus  Madian Orizzonti

L’appello della Cei alla preghiera

La Presidenza della Cei, riunitasi in sessione straordinaria online, invita a pregare domenica 22 agosto, in tutte le parrocchie, per la pace in Afghanistan e per le vittime del terremoto di Haiti.  Caritas Italiana si trova nel Paese dal 2010, dopo che un altro grave sisma di magnitudo 7.0 colpì la capitale Port-au-Prince, causando più di 200.000 vittime. Da allora è costantemente presente con i propri operatori, sostenendo la Caritas nazionale e le Caritas diocesane e parrocchiali con interventi di emergenza e ricostruzione, ma soprattutto garantendo un accompagnamento volto allo sviluppo di capacità locali. La Presidenza della Cei ha deciso di stanziare un milione di euro dai fondi otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, per far fronte all’emergenza haitiana. La somma servirà a finanziare, attraverso Caritas Italiana, interventi efficaci per rispondere alle numerose nuove necessità.

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