Terrorismo nero e terrorismo rosso, contatti e divergenze

Anni bui – Le differenze fra terrorismo rosso e terrorismo nero che hanno dilaniato e stravolto l’Italia per oltre due decenni

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Due le grosse differenze fra terrorismo rosso e terrorismo nero che ha dilaniato e stravolto l’Italia per oltre due decenni.

LA PRIMA DIFFERENZA. Gli estremisti rossi prendono di mira singoli o gruppi di persone, in quanto rappresentanti di idee e classi sociali: imprenditori e dirigenti; politici e giornalisti; forze di polizia (carabinieri, agenti e funzionari P. S., guardie carcerarie); studenti e sindacalisti. I bombaroli neri compiono stragi gravissime, soprattutto sui treni per uccidere e annientare decine e decine di persone e gettare nel terrore l’opinione pubblica. È la «strategia della tensione», quella che Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni fanno finta di non conoscere.

LA SECONDA DIFFERENZA. I terroristi rossi che uscirono dal Partito comunista combatterono ferocemente il loro ex partito e ne furono combattuti. Scrive lucidamente Stefano Cappellini su «la Repubblica» del 7 agosto 2023: «Nessuno di loro provò mai a rientrare in casa, né avrebbe potuto. Dall’altra parte, invece, molti neofascisti e golpisti, bombaroli e sovversivi sono entrati, usciti e rientrati dal Movimento sociale italiano-Alleanza nazionale-Fratelli d’Italia e qualcuno non si  mai allontanato: le macchie nel curriculum politico o nel casellario giudiziale non sono mai state un grande impedimento». Ed esemplifica: «Il ministro ombra dell’Interno del Pci, Ugo Pecchioli, fece avere a1 generale Carlo Alberto Dalla Chiesa i nomi dei comunisti reggiani passati in clandestinità». Del Msi divenne segretario Pino Rauti – padre di Isabella, attuale sottosegretaria alla Difesa – «e fondatore del centro studi Ordine nuovo, che prestò uomini e strutture alle stragi di piazza Fontana a Milano nel 1969 e piazza della Loggia a Brescia nel 1974».

LA STRATEGIA DELLA TENSIONE – L’uso delle stragi per contenere i comunisti e favorire la svolta autoritaria è un piano criminale inventato dai neofascisti ed era benvista dal democristiano Francesco Cossiga, dai servizi segreti e dalle forze armate. Cappellini rammenta: «Uno dei principali collaboratori del tentato golpe Borghese del 1970, l’ammiraglio Gino Birindelli, fu eletto alla Camera per il Msi alle politiche del 1972, come il generale dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo, ideatore del “piano Solo”, tentato golpe del 1964. Almeno due generazioni di militanti dell’ultradestra sono cresciute a fianco del buco nero, in un cuore di tenebra che molti missini conoscono bene perché il terrorista presente e futuro era il compagno di banco, il camerata di sezione, l’amico del muretto».

I TERRORISTI DEI NUCLEI ARMATI RIVOLUZIONARI avevano la tessera del Msi o del Fronte della gioventù. Francesca Mambro, condannata per la strage di Bologna, aveva frequentato la storica sezione del Fronte universitario d’azione nazionale (Fuan) in via Siena a Roma. «Nel settembre 1977 giovani neofascisti uscirono dalla sezione Msi del quartiere Balduina per respingere un corteo di giovani comunisti. A passarsi la pistola che uccise Walter Rossi, militante di Lotta continua, furono Cristiano Fioravanti, fratello maggiore di Valerio, e Alessandro Alibrandi, uno dei più feroci sicari dei Nar. Tra i numerosi omicidi di Alibrandi quello di un estremista di destra, accusato di aver passato alla polizia le informazioni che avevano portato all’arresto, dopo Bologna, di Luigi Ciavardini e Nanni De Angelis, fratello di Marcello e portavoce del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, quello che nega le responsabilità dei neofascisti a Bologna. Ciavardini, cognato di De Angelis, condannato per la strage di Bologna, uccise il giudice Mario Amato.

CIVARDINI, DE ANGELIS E IL FRONTE DELLA GIOVENTÙ. De Angelis, condannato per associazione sovversiva e banda annata, è tornato nel partito, nel frattempo diventato Alleanza nazionale ed è stato direttore de «Il secolo d’Italia». Secondo Cappellini «ha fatto dentro fuori il Msi anche Paolo Signorelli, che ha allevato tre generazioni di estremisti neri dediti al fascismo come il napoletano Massimo Abbatangelo, condannato per la strage sul “treno di Natale” del 1984: 16 morti. L’ergastolo e la detenzione non gli impedirono di fare il parlamentare Msi e di militare in An dalla fondazione».

LE BOMBE NERE 1969 – Il 25 aprile bombe ad alto potenziale alla Fiera e alla Stazione centrale di Milano: una ventina di feriti; l’8-9 agosto bombe rudimentali esplodono su 8 treni in diverse località: 12 feriti. Il 12 dicembre una bomba esplode nella Banca nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano: 17 morti e 88 feriti.

1970 – Il 22 luglio a Gioia Tauro (Reggio Calabria) una carica di tritolo fa saltare un tratto di binario a poche centinaia di metri dalla stazione provocando il deragliamento del «Treno del sole» Palermo-Torino: 6 morti e 139 feriti. Nella notte 7-8 dicembre tentativo di colpo di Stato organizzato dal principe Junio Valerio Borghese e il suo Fronte nazionale.

1972 – il 31 maggio strage a Peteano di Sagrado (Gorizia): un’auto esplode e colpisce una pattuglia di Carabinieri provovando 3 morti, vari feriti.

1974 – Il 28 maggio strage di piazza della Loggia a Brescia causata da una bomba nascosta in un cestino portarifiuti in una manifestazione sindacale: 8 morti, 103 feriti. Il 4 agosto una bomba ad alto potenziale sul treno «Italicus» esplode a San Benedetto Val di Sambro (Bologna): 12 morti e 48 feriti. Ordine nero rivendica: «Abbiamo voluto dimostrare alla Nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare».

1976 – Paga di persona il giudice romano Vittorio Occorsio, vittima del terrorismo nero. Partecipa ai processi per piazza Fontana e a Ordine nuovo; si occupa della loggia massonica P2, dei rapporti tra terrorismo neofascistamassoneria e Sifar; Piano Solo e Golpe Borghese. È ucciso da Pierluigi Concutelli di Ordine nuovo a Roma il 10 luglio 1976, con 32 colpi di mitra.

1980 – Il 2 agosto la strage peggiore. Alla stazione di Bologna esplode una bomba nella sala d’aspetto di seconda classe: 85 morti e 200 feriti.

1984 – Il 23 dicembre una bomba esplode sul treno rapido 904 Napoli-Milano a Vernio (Prato): 15 morti e 267 feriti.

TERRORISTI ROSSI IN PIEMONTE 1975 – Nel conflitto a fuoco in una cascina presso Acqui Terme (5 giugno) muoiono il carabiniere Giovanni D’Alfonso e la brigatista Margherita «Mara» Cagol.

1976 – In centro a Biella il vicequestore Francesco Cusano è colpito in pieno petto da due terroristi (1° settembre).

1977 – A Torino le brigate combattenti crivellano di colpi Giuseppe Ciotta (12 marzo), brigadiere dell’ufficio politico della Questura; a Torino il 76enne Fulvio Croce, presidente gentiluomo degli avvocati, è ucciso vicino al suo studio (28 aprile); nel capoluogo militanti di Lotta continua lanciano molotov in un bar e bruciano vivo lo studente-lavoratore Roberto Crescenzio (1° ottobre). In centro città i criminali sparano quattro colpi di pistola alla testa di Carlo Casalegno (16 novembre), vicedirettore de «La Stampa», inflessibile difensore della democrazia e della laicità dello Stato, sorpreso senza scorta: si spegne a 61 anni il 29 novembre.

1978 – Alla fermata del tram in corso Belgio a Torino i terroristi uccidono Rosario Berardi (10 marzo), maresciallo P. S. dell’antiterrorismo. A Torino gli agenti di custodia Lorenzo Cutugno (11 aprile) e Giuseppe Lorusso (19 gennaio 1979) sono freddati sotto casa: a loro è intitolato il carcere delle Vallette. A Torino Piero Coggiola, capofficina della Lancia, è ucciso a colpi di pistola (28 settembre). A Torino una gragnuola di proiettili all’alba uccide gli agenti ventenni di P. S. Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu (15 dicembre), di guardia all’esterno delle Nuove.

1979 – A Torino in uno scontro a fuoco con la polizia i terroristi fulminano a colpi di kalashnikov lo studente 18enne Emanuele Iurilli (10 marzo). A Druento (Torino) il vigile urbano Bartolomeo Mana è giustiziato durante una rapina in banca (13 luglio). A Torino il barista Carmine Civitate è ucciso da Prima linea (18 luglio). A Torino Prima linea uccide l’ingegner Carlo Ghiglieno, dirigente Fiat (21 settembre).

1980 – Alla vigilia della pensione cade Carlo Ala, sorvegliante Framtek-Fiat di Settimo Torinese (31 gennaio), freddato dai terroristi. A Torino un commando uccide, dopo una furibonda lotta per sfilargli la pistola, Giuseppe Pisciuneri, guardia giurata (10 aprile): mancano tre giorni alla visita di Giovanni Paolo II.

1982 – A Corio Canavese (Torino) i terroristi, fermati per un controllo, abbattono con il mitra Benito Atzei, vicebrigadiere dei Carabinieri (8 ottobre). In una rapina in banca a Torino un assassino uccide alle spalle Rosario D’Alleo e Antonio Pedio, guardie giurate di 27 e 26 anni (21 ottobre).

Pier Giuseppe Accornero

 

 

 

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