Timori per il futuro di Mirafiori

Appendino scrive a Draghi – Appello per gli  ex stabilimenti Fiat passati in mani francesi, cresce la paura che siano in arrivo tagli ai posti di lavoro. Tardivo risveglio della politica subalpina, troppi anni lasciati andare senza difendere le fabbriche

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Meglio tardi che mai. Tre mesi dopo il passaggio di Fiat-Fca sotto le insegne del gruppo italo-francese Stellantis, il sindaco Chiara Appendino ha scritto al premier Mario Draghi perché difenda Torino dal rischio di chiusure e tagli ai posti di lavoro negli stabilimenti di Mirafiori e Grugliasco. Nella forma il messaggio di Appendino la mette in positivo: chiede sostegno al rilancio del settore auto torinese. Ma la vera preoccupazione è che sulle fabbriche dell’area subalpina possa abbattersi la mannaia di Parigi, nuovo quartier generale del gruppo automobilistico, interessato a difendere gli interessi francesi più di quelli italiani.

Chiara Appendino

Carlo Tavares, amministratore delegato di Stellantis, ha fatto sapere che il costo del lavoro nelle fabbriche italiane è troppo caro. Cosa significa? C’è il rischio di tagli? Fino a ieri la politica torinese è sembrata indifferente al problema, ora batte un colpo, che molti considerano tardivo.

L’attività nelle fabbriche Stellantis dell’area torinese continua a marciare con il freno tirato. A Grugliasco e a Mirafiori prosegue la cassa integrazione, i sindacati sono preoccupati anche dalla riduzione di alcuni servizi all’interno degli stabilimenti. I prossimi appuntamenti di confronto fra direzione aziendale e sindacati sono a fine maggio e a giugno si parlerà del futuro degli stabilimenti, Melfi in primis, in attesa del nuovo piano industriale.

Nel frattempo Appendino si rivolge a Draghi  lamentando il silenzio del Governo: «Torino – scrive il sindaco – è il luogo naturale da cui deve ripartire il rilancio della filiera automobilistica italiana». Già in occasione della visita di Tavares negli stabilimenti italiani a gennaio, i sindacati avevano sollecitato il Governo a battere un colpo.

«Torino merita di essere tutelata sia dal punto di vista dell’occupazione che dal punto di vista del suo innegabile ruolo di punto di riferimento mondiale del settore dell’auto – insiste Appendino – Torino in questi anni ha dimostrato la volontà di continuare ad essere protagonista proprio dei temi evidenziati. Ne sono tangibile testimonianza i progetti nati e sviluppatisi nel territorio negli ultimi anni dal Competence Center all’Intelligenza Artificiale, dalla Casa delle Tecnologie Emergenti alla grande attenzione per la mobilità elettrica e per la guida autonoma».

Secondo i sindacati l’appello al Governo arriva tardi. Comunque, meglio tardi che mai. Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm (responsabile del settore auto) non nasconde i problemi di competitività degli stabilimenti italiani: «L’elettrificazione e la guida autonoma sono le nuove frontiere che cambieranno la posizione delle grandi case automobilistiche e faranno emergere nuovi big del tech come Google. L’Italia, storicamente più forte nella meccanica tradizionale e nella componentistica, dovrà misurarsi con aree del mondo più attrezzate alla transizione energetica come l’Asia; inoltre, ad oggi, non produciamo ancora batterie ma le importiamo». In casa Stellantis lo sanno bene. John Elkann, presidente Stellantis, ha assicurato agli azionisti che entro quest’anno Stellantis triplicherà le consegne di veicoli elettrici. Ma la domanda che interessa Torino e l’Italia resta una sola: i nuovi modelli faranno lavorare le fabbriche di casa nostra?

Sul ruolo che Torino e l’Italia potrebbero avere, prosegue il ragionamento del sindacalista Ficco: «La sfida si gioca molto sulle competenze in cui l’Italia non è purtroppo in testa, se ci limitiamo agli ambiti della mobilità futura, la stessa fusione tra Fca e Psa è figlia delle trasformazioni che portano a economie di scala sempre più grandi. Oggi manca una politica industriale che possa interpretare questo salto tecnologico e traghettarci verso la transizione ecologica. Se non recuperiamo il gap velocemente, perderemo posizioni e posti di lavoro, e ad oggi il Governo non ha ancora dimostrato grande attenzione all’industria di trasformazione».

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