Torino capitale dell’Intelligenza Artificiale

Centro nazionale – Torino ce l’ha fatta, sarà capitale dell’Intelligenza Artificiale. Venerdì 3 maggio è stata varata la Fondazione che guiderà dal capoluogo piemontese i programmi di ricerca nazionale

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Per varare la nuova «Fondazione AI4Industry», incaricata di guidare da Torino la ricerca italiana sull’Intelligenza Artificiale, si sono incontrati venerdì 3 maggio a Palazzo Carignano il Sindaco Lo Russo, il Presidente della Regione Cirio e tre Ministri della Repubblica: Giancarlo Giorgetti (Economia), Adolfo Urso (Industria) e Anna Maria Bernini (Università). C’era l’Arcivescovo mons. Repole ed era presente don Luca Peyron, direttore dell’Apostolato digitale della Diocesi di Torino, che quattro anni fa lanciò per primo l’idea di candidare Torino come sede dell’importante Fondazione: il presidente Cirio ha pubblicamente ricordato quell’intuizione di don Peyron, tributandogli un applauso nel giorno dell’inaugurazione.

Le autorità a Palazzo Carignano per il varo della Fondazione che guiderà il Centro Nazionale per l’Intelligenza Artificiale

Don Luca, cosa produrrà concretamente l’avvio delle attività della Fondazione AI4Industry a Torino? Come ci accorgeremo della sua esistenza?

Se ne accorgeranno, lo speriamo, le imprese del territorio perché saranno le prime destinatarie delle attività di implementazione dei sistemi nella produzione, di beni o servizi che poi saranno scalati in tutto il Paese; se ne accorgeranno gli Atenei perché vi saranno nuovi sbocchi ed opportunità di ricerca sul campo e i neolaureati che potranno restare nel nostro territorio. Ma soprattutto spero che possa accorgersi di questa presenza (la Fondazione muoverà i primi passi presso il Grattacielo della Regione Piemonte) il tessuto sociale restituendo una speranza, un orizzonte di sviluppo e di senso nuovo ad una città ed una regione in afasia di futuro. Con la certezza che se si farà bene non verranno a Torino solo per girare dei film, ma per scrivere un pezzo di storia del nostro Paese e del mondo.

don Luca Peyron

Perché è stata scelta proprio Torino come sede dell’Istituto?

Perché Torino si è candidata ad esserlo prima di altre città, facendo squadra tra stakeholder diversi e per molti aspetti lontani. Poi perché nel candidarsi la città ha presentato carte in regola. Atenei con ricerca di altro profilo, una filiera industriale e di impresa, considerando tutto il Piemonte, che copre di fatto qualunque settore con scala industriale dal molto piccolo al medio grande. Infine una riconosciuta capacità di lavoro, di innovazione e di scommessa. Sopito ma reale e presente. Da ultimo, ma non ultimo: una vocazione geografica chiara, siamo al centro d’Europa ed internazionale con il Centro ILO sulle sponde del Po.

Perché è così importante studiare l’Intelligenza Artificiale?

Perché è una tecnologia generale, cioè capace di incidere su ogni aspetto della vita – come lo è ad esempio l’elettricità – e perché lo sta facendo con velocità, ritmi ed impatti che non possono trovarci impreparati, arruffoni, improvvisatori. L’Ai è potere, potenza e metamorfosi. Un oggetto stupefacente, ma nello stesso tempo da maneggiare con grande saggezza perché tocca l’essere umano nella sua essenza.

L’Italia parte da Torino. Come si stanno organizzando gli altri Paesi d’Europa e del mondo?

Sarebbe velleitario pensare che una singola nazione possa fare la differenza ed essere differente. Ogni strategia ed azione per quanto concerne noi deve essere europea ed in questo modo l’Unione si sta muovendo. Forse l’intelligenza artificiale ci costringerà ad agire e sentirci finalmente davvero europei. La competizione mondiale e le sfide etiche ed antropologiche spero ci portino a sentirci finalmente più un corpo solo eredi di un portato di valori e significato che oggi sono l’ossigeno necessario. In dialogo con il mondo che ha visioni diverse dalle nostre.

Per tuo tramite, la Diocesi di Torino ha dato vita alla candidatura di Torino. Perché ritieni che anche la Chiesa debba occuparsi di Intelligenza Artificiale?

Noi abbiamo fatto partire questo processo nel luglio del 2020 e lo abbiamo animato con passione sino ad oggi. Siamo contenti che il governatore Cirio prima ed il presidente della Fondazione Fabio Pammolli poi lo abbiano pubblicamente riconosciuto alla presenza dell’Arcivescovo. Il Magistero degli anni successivi, con diversi interventi e di recente con l’annuncio della partecipazione al G7, ci ha confortati nel dire che la nostra azione locale era ed è nel solco della Chiesa. L’intelligenza artificiale non è uno strumento tecnico, è una visione culturale. Se Dio si è fatto carne, papa Francesco ci ricorda che si è fatto anche cultura. La Chiesa nel dibattito culturale sull’essere umano ed il suo futuro ha una visione da testimoniare, un contributo da dare ma, soprattutto, un dialogo da tenere vivo. Il centro di Torino è nato ai piedi della Consolata proprio per questo: un luogo dove scienza, tecnica e saperi guardassero alla persona prima che all’efficienza ed all’efficacia. Senza dimenticare il futuro di una città ed un territorio che ci sono cari, perché in qualche modo ci sono stati affidati in quanto battezzati che vivono qui.

Il grattacielo della Regione Piemonte

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