Torino è capitale dello sport senza barriere

Atleti disabili – Più di 3000 mila giovani provenienti da tutt’Italia hanno partecipato ai Giochi nazionali estivi «Special Olympics» che si concludono a Torino giovedì 9 giugno. Sono tutti atleti con disabilità intellettive, migliaia di ragazzi e ragazze che lungo la settimana, a partire dal 4 giugno, hanno gareggiato in 20 diverse discipline

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Più di 3000 mila atleti provenienti da tutt’Italia hanno partecipato ai Giochi nazionali estivi «Special Olympics» che si concludono a Torino questo giovedì 9 giugno. Sono tutti atleti con disabilità intellettive, migliaia di ragazzi e ragazze che lungo la settimana, a partire dal 4 giugno, hanno gareggiato in 20 diverse discipline sfruttando la ricchezza di impianti sportivi di cui è dotata Torino.

Per una settimana, Torino è stata capitale dell’inclusione sportiva. Il movimento internazionale Special Olimpics opera dal 1968 proprio per diffondere lo sport fra le persone con disabilità intellettive. Imponente l’organizzazione messa in piedi sotto la Mole per questa manifestazione grande e carica di significato: circa 1.300 volontari addetti all’accoglienza e alla logistica, 420 accompagnatori, 520 tecnici, 1.400 familiari degli atleti.

«Special Olympics – spiega il comitato organizzatore dei giochi torinesi – è attiva tutto l’anno, in 200 Paesi del mondo, per dare opportunità di allenarsi e gareggiare a bambini ed adulti con disabilità intellettive. L’esperienza dice che lo sport consente a questi atleti di sviluppare ed accrescere il proprio benessere fisico, ma anche di dimostrare coraggio, sperimentare la gioia di partecipare in un clima di scambio continuo. Nello sport si mettono in campo le abilità, si stringono amicizie con altri atleti, si vivono esperienze uniche assieme ai tecnici, ai volontari, ai propri familiari e a tutta la comunità».

Significativo il giuramento pronunciato dagli atleti prima delle gare: «Che io possa vincere, ma, se non ci riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze». Molto importante il messaggio che si diffonde dallo sport a tutte le dimensioni del vivere: «l’esperienza di Special Olympics – spiegano ancora gli organizzatori della manifestazione – insegna che il metodo pragmatico che si applica allo sport, trasferito ad altri campi della vita sociale, come la scuola ed il lavoro, può rendere possibile il raggiungimento di qualsivoglia obiettivo».

La cerimonia di apertura dei XXXVII Giochi nazionali estivi Special Olympics, sabato 4 giugno, è stata una grande festa. Secondo la tradizione delle manifestazioni olimpiche, le delegazioni di atleti hanno sfilato sul campo dello Stadio Olimpico, accolte dal sindaco di Torino Stefano Lo Russo. Emozionante l’ingresso nello Stadio della torcia simbolo della diffusione dei valori olimpici tra i popoli. Poi musica e momenti di spettacolo con la cantante Arisa, e il via alle gare nelle 20 discipline della manifestazione torinese: atletica leggera, badminton, bocce, bowling, calcio a 5, canottaggio, dragon boat, equitazione, ginnastica artistica e ritmica, indoor rowing, karate, golf, nuoto, nuoto in acque aperte, pallacanestro, pallavolo unificata, rugby, tennis e tennistavolo.

Gli atleti degli Special Olympics si sono divisi nei tanti impianti messi a disposizione da Torino: dallo Stadio Nebiolo (Parco Ruffini) al Palavela, dal Circolo remieri Armida all’Horse Bridge Club, dalla Piascina Acquatica ai circoli Sisport e Sporting.

L’associazione Special Olympics è stata fondata nel 1968, negli Stati Uniti, da Eunice Kennedy Shriver. In oltre cinquant’anni di attività si è diffusa in tutto il mondo affermando principi e modalità di partecipazione sportiva che spesso prevedono – è accaduto anche in questi giorni a Torino – attività di «sport unificato», che coinvolge, in formazioni miste, atleti con e senza disabilità intellettive. «L’ambizione di far giocare insieme – spiegano i responsabili di Special Olympics – persone con simili abilità e con pari età genera già nel gioco momenti di forte inclusione e di amicizia che durano nel tempo e vanno oltre il momento sportivo. Lo sport unificato si ispira ad un principio semplice: il modo più immediato per far comprendere valori come l’inclusione e l’amicizia è allenarsi insieme, giocare insieme, divertirsi insieme. Se da un lato gli atleti con disabilità intellettive, attraverso lo sport unificato, si sentono veramente inclusi nella società, dall’altro agli atleti partner senza disabilità intellettive viene data l’opportunità di compiere e di godersi un percorso sportivo che genera in loro una cultura del rispetto e dell’inclusione. Dagli allenamenti in palestra, fino alle partite, in occasione dei Giochi, le squadre unificate condividono e mostrano al mondo momenti di amicizia e di unione straordinari».

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