Torino, città dell’auto o della fotografia?

Centro Italiano per la fotografia – In via delle Rosine, in centro città, dal 2015 c’è Camera, il Centro Italiano per la Fotografia, un’eccellente istituzione privata dedicata alla promozione della fotografia, attraverso convegni ed esposizioni. Da febbraio 2024 sono tre le mostre lì proposte: la più ampia è dedicata a due dei più famosi fotografi di guerra, Robert Capa e Gerda Taro

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La stabile di via delle Rosine, in centro città, per secoli fu la sede della Regia Opera per la Mendicità Istruita, una delle prime scuole piemontesi rivolte all’istruzione dei poveri. Ora, fin dal 2015, ospita Camera, il Centro Italiano per la Fotografia, un’eccellente istituzione privata dedicata alla promozione della fotografia, attraverso convegni ed esposizioni temporanee e permanenti.

A partire da questo mese di febbraio sono tre le mostre lì proposte. La più ampia è dedicata a due dei più famosi fotografi di guerra, Robert Capa e Gerda Taro: la fotografia, l’amore e la guerra. Il sodalizio professionale e affettivo tra i due artisti è ripercorso attraverso circa 120 fotografie, soprattutto scattate durante la guerra civile spagnola, che la documentano tra il 1936 e il 1939, anno in cui i nazionalisti fascisti del generale Franco vinsero, inaugurando una dittatura che si concluse solo nel 1975 con la sua morte. Oggi quella tragedia è abbastanza sconosciuta ai più, ma fu uno dei drammi europei che anticiparono gli eventi della seconda guerra mondiale, soprattutto con l’utilizzo sistematico dell’aviazione per bombardare  città e civili inermi, anche distanti dal fronte, come viene ricordato nel grande dipinto Guernica di Pablo Picasso, esposto a Madrid. Una targa, prima all’ingresso della quinta sala della mostra, dedicata appunto a quelle stragi, delicatamente avverte che alcune delle fotografie esposte potrebbero urtare la sensibilità dei visitatori, anche se i visitatori di oggi sono purtroppo ormai “abituati” a immagini belliche, più o meno vere, ancora più cruente. Negli anni ’30 dello scorso secolo, da poco, le macchine fotografiche erano diventate anche portatili e perciò fu quella la prima guerra ad essere molto documentata anche visivamente, ma nell’esposizione non sono solo proposte le immagini belliche, ma anche quelle della quotidianità dei militanti antifascisti, alcune delle quali, pur nell’imminente catastrofe, conservano un certo fascino romantico, aiutato dal bianco e nero delle stampe. Gerda Taro (il cui vero nome era Gerta Pohorville, profuga tedesca in Francia per sfuggire ai nazisti), morì in Spagna nel 1936, in seguito ad un incidente avvenuto durante una ritirata: fu la prima fotografa a morire sul campo. Robert Capa (in realtà Endre Friedman, un emigrato ungherese che a Parigi incontrò Gerda) morì in Vietnam nel 1954, pestando accidentalmente una mina antiuomo: è considerato il più importante fotografo di guerra mai esistito.

Una sala del complesso propone le fotografie di Michele Pellegrino, artista cuneese omonimo del celebre vescovo di Torino, scattate dal 1967 al 2023, che documentano sia le montagne del Piemonte sia una vita rurale che sembra essere temporalmente molto distante, ma che in realtà è solo di ieri.

Infine le fotografie di Ugo Mulas raffigurano I graffiti di Saul Steinberg a Milano.  Il celebre illustratore rumeno, naturalizzato statunitense, nel 1961dipinse l’atrio della Palazzina Mayer di via Bigli. Quest’opera, unica dell’artista nel genere, oggi non esiste più a causa di una ristrutturazione immobiliare disattenta al suo valore artistico.

Il lungo corridoio di Camera ospita l’esposizione multimediale permanente La storia della fotografia nelle tue mani, che documenta la sua evoluzione nel corso di due secoli, dalle prime immagini dell’ ‘800 fino a quelle prodotte dall’intelligenza artificiale. Non ci sono quelle di Secondo Pia, che fotografò la Sindone alla fine di quel secolo, rivelando come l’antico lenzuolo fosse un negativo fotografico a grandezza umana, che sulla lastra si trasformava in un ritratto in positivo. Ma tra le collezioni del Museo del Cinema alla Mole, a pochi isolati di lì, che ospitano oltre un milione e mezzo di immagini fotografiche, ce ne sono più di 2000 del fotografo astigiano/torinese che per primo rivelò la particolarità del sudario custodito nel Duomo di Torino.

L’offerta fotografica cittadina si completa anche con una delle Gallerie d’Italia, i luoghi espositivi della banca Intesa-San Paolo, che valorizzano le antiche e prestigiose sedi centrali degli istituti di credito che in essa sono confluiti, trasformandole in musei e sedi espositive. L’elegante palazzo di piazza San Carlo ha visto rivisitato il suo sotterraneo, un tempo occupato da casseforti e cassette di sicurezza, che ora è diventato un moderno spazio dedicato alla fotografia e alla videoarte. In questi mesi propone Non ha l’età. Il Festival di Sanremo in bianco e nero 1951-1976, mostra curata dal giornalista Aldo Grasso in collaborazione con la Rai, tanto per non dimenticare che la prima edizione fu trasmessa, solo radiofonicamente, grazie alla Rai di Torino.

Torino non più capitale dell’auto, ma della fotografia? L’offerta museale ed espositiva fotografica cittadina si affianca positivamente alle altre proposte culturali, ma il paragone certo economicamente non regge, tuttavia almeno è suggestivo. Comunque, tra i fondatori, i promotori, i soci privati e i vari partner di Camera, salvo errori, non sembrano esserci aziende collegate con il gruppo Stellantis.

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