Duomo di Torino gremito per l’apertura dell’Anno Frassatiano

4 luglio 2024 – Nella Cattedrale di Torino la solenne apertura dell’Anno Frassatiano: 12 mesi di preparazione al centenario della nascita al cielo del beato Pier Giorgio Frassati. Nel Duomo dove è sepolto la celebrazione presieduta dal Vescovo Ausiliare di Torino mons. Alessandro Giraudo; prima sul sagrato l’esecuzione dell’inno composto per l’occasione e la lettura di una lettera scritta all’indomani del funerale del giovane. GALLERY

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foto M. Bursuc

Una serata come sarebbe piaciuta a Pier Giorgio. Una serata di festa gioiosa, ma soprattutto di preghiera, di quel dialogo che è alla base di un incontro profondo con Dio che è quello che ha dato “sapore” alla Vita di Frassati, come ha ricordato il Vescovo Ausiliare mons. Alessandro Giraudo nell’omelia della celebrazione nella cattedrale di Torino che ha segnato l’apertura dell’Anno Frassatiano.

Nel 2025 – il 4 luglio – saranno trascorsi 100 anni dalla morte del giovane torinese (era nato nel 1901) e l’Arcivescovo Repole ha indetto un anno Frassatiano, “un anno per approfondire la conoscenza e la venerazione dell’“uomo delle otto beatitudini”, come venne definito con un’immagine molto bella dal papa Giovanni Paolo II”, un anno “a confrontarci con la vita luminosa del giovane”, che si è dunque aperto la sera del 4 luglio nella cattedrale di Torino dove è sepolto.

Una apertura preceduta a Pollone, nella diocesi di Biella, cittadina di cui erano originari entrambi i genitori e dove il beato trascorreva le vacanze, da una veglia di preghiera il 3 luglio, e il 4 stesso dalla preghiera delle Lodi nella sua parrocchia torinese della Crocetta. Poi il momento centrale di avvio dell’anno, a sua volta diviso in tre parti. La prima sul sagrato del duomo con suor Carmela Busia, coordinatrice della pastorale giovanile di Torino, e con Roberto Falciola, vicepostulatore della Causa di canonizzazione, che hanno accolto i fedeli che poi hanno gremito la cattedrale e hanno presentato due “focus” artistici: la recitazione di una lettera scritta da Clementina all’indomani dei funerali dell’amico Frassati – in cui si coglie come la sua persona “saldasse terra e cielo” , e l’esecuzione, da parte del coro Hope, dell’inno ufficiale musicato da Massimo Versaci e scritto da Marco Brusati. Inno che in quel “Verso l’alto contro vento” riporta in musica quella passione per la montagna che il Frassati ebbe, unita profondamente a quella passione per un Dio misericordioso che ama ed invita ad amare.

Ecco poi la celebrazione eucaristica, quella stessa che fu centrale nella vita del Beato, che ha visto riuniti tanti sacerdoti – tra i concelebranti il Vescovo emerito di Acqui mons Piergiorgio Micchiardi e il padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza, don Carmine Arice, e le tante realtà, associative e non, Legate a Frassati: dai familiari ai domenicani, dai giovani dell’Azione Cattolica a membri della Giovane Montagna e di Comunione e Liberazione, della San Vincenzo de Paoli … un mondo di ogni età che ha colto nel beato la bellezza di una “vita luminosa”.

Terzo momento l’adorazione eucaristica, animata dai giovani di Ac e della Fuci, dopo la preghiera alla tomba. L’adorazione all’Eucarestia, la fonte della santità per Frassati, che anteponeva ad essa qualunque azione, che rappresentava l’incontro più importante per lui.
“Pier Giorgio” – ha sottolineato mons. Giraudo – “ha avuto il coraggio di lasciarsi plasmare completamente dall’incontro con Cristo, dall’incontro con il suo Signore. Plasmato al punto che tutto ciò che ha vissuto, nell’intensità di quella giovinezza, risuonava di quell’incontro e di quella profondità; tutto, a tutto tondo, perché ha saputo impegnarsi con gli ultimi, ha
saputo mettersi in gioco con la sua intelligenza, con il suo coraggio. Ha amato profondamente e si è lasciato amare. Ha vissuto questa Parola che lui stesso indicava come la Parola avvincente per la sua vita, quell’inno della carità che era il suo vivere di ogni giorno”.

Tre momenti per l’avvio di un centenario che non è un celebrare fine a stesso la figura del beato ma è anzitutto un invito e uno stimolo, è come ha ribadito mons. Giraudo “il centenario della vita che non finisce, il centenario non dell’assenza ma di una presenza sempre più vera, di un modello ancora oggi per tutti e per ciascuno. Il Signore che ci indica questa via, il Signore che ha affascinato così profondamente Pier Giorgio Frassati sia il Signore che anche oggi e sempre ci rende capaci di percorrere questo cammino di vita, per essere anche noi protesi verso l’Alto, verso il Cielo, verso quella vita che da Dio riceviamo, che in Dio viviamo e che riconsegneremo a Lui, con lo stesso slancio, con lo stesso coraggio, con la stessa bellezza del Vangelo che Pier Giorgio ha incarnato nella sua vita, che ancora risplende e che ancora siamo chiamati a testimoniare con lui, in questa Chiesa, in questo mondo”.

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