Torino, la radio e la televisione

Anniversari – Il 6 ottobre 1924, quasi cento anni or sono, ci fu la prima trasmissione radiofonica italiana a diffusione nazionale. Il 3 gennaio 1954, settant’anni fa, iniziarono i programmi televisivi visibili in tutta la nazione. In entrambi i casi Torino ebbe un ruolo importante

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Il 6 ottobre 1924, giusti cento anni or sono, ci fu la prima trasmissione radiofonica italiana a diffusione nazionale.  Il 3 gennaio 1954, settant’anni fa, iniziarono i programmi televisivi visibili in tutta la nazione. In entrambi i casi Torino ebbe un ruolo importante, ma andiamo per gradi.

Negli anni ’20 dello scorso secolo, anche in Italia si comprese l’importanza di utilizzare la radio come strumento di comunicazione e di intrattenimento, come già avveniva in altri stati, peccato che al governo ci fosse la dittatura fascista che, proprio quell’anno, aveva prima rapito e poi ammazzato il deputato socialista Giacomo Matteotti. Della sua uccisione Mussolini si attribuì la responsabilità politica e gli esecutori materiali vennero poi amnistiati nel 1926 (uno di loro continuerà a delinquere fin dopo la seconda guerra mondiale). A gestire le trasmissioni radiofoniche era in esclusiva una società che si chiamava URI (Unione Radiofonica Italiana), che era stata fondata a Torino nell’agosto dello stesso anno. I suoi soci erano un’azienda che faceva capo all’inventore della radio Guglielmo Marconi (la Radiofono) e un’altra subalpina, la SIRAC (Società Italiana Radio Audizioni Circolari), collegata a Gualino, l’imprenditore biellese ormai diventato torinese. Non abbiamo qui lo spazio per ricordare il valore degli imprenditori biellesi, dai Sella ai Rivetti, dai Piacenza agli Zegna, Frassati, i fondatori dei cappelli Barbisio (mentre Borsalino era di Alessandria), ecc. Non possiamo neanche parlare più di tanto di Riccardo Gualino (morto nel 1964, sessant’anni or sono), il più eclettico e brillante industriale e finanziere italiano di quegli anni. Era tutto l’opposto del rigido e militaresco altro protagonista economico dell’epoca (Giovanni Agnelli senior) e del suo principale, ed ugualmente poco appariscente, collaboratore (Vittorio Valletta): facce opposte di una stessa città. Di Gualino rammentiamo solo che, tra successi e fallimenti, fu anche confinato a Lipari nel 1931, in quanto considerato antifascista.

Presto il nuovo strumento radiofonico si rivelò troppo importante per essere lasciato in  mano ai privati. Attraverso alcuni passaggi societari, nel 1927 l’URI si trasformò in EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche) che, in regime di monopolio, avrebbe dovuto gestire le trasmissioni per venticinque anni.  La sua sede principale fu Torino, dove si realizzarono le principali trasmissioni non politiche. Memorabile fu I quattro moschettieri, collegata a una raccolta a premi con figurine della Buitoni-Perugina, che rappresentò la prima pubblicità radiofonica. Il controllo del nuovo gestore,  attraverso la  torinese SIP (Società Idroelettrica Piemonte, protagonista in varie epoche di una stagione indimenticabile per le telecomunicazioni italiane, che erano all’avanguardia nel mondo e producevano utili) e l’IRI (Istituto Ricostruzione Industriale), fu esercitato direttamente dallo stato fascista.  Le informazioni erano quelle fornite dall’Agenzia Stefani (fondata a Torino nel 1853 con il beneplacito di Cavour), che era ormai diventata il megafono del regime. Tuttavia, al di là delle interferenze politiche, i programmi di intrattenimento furono di qualità e contribuirono al successo di tanti artisti e alla diffusione della cultura musicale. Voce importante di quegli anni fu quella di Nunzio Filogamo, palermitano di nascita, ma torinese di studi e di professione, con il suo stile sabaudo e il suo arrotato accento aristocratico. Iniziava sempre le sue trasmissioni con il saluto: “Cari amici vicini e lontani, buonasera!”. Celebre era l’orchestra del maestro Cinico Angelini (piemontese di Crescentino), con i suoi musicisti e cantanti, tra i quali Mario Maschio che, con la moglie, la cantante Tonina Torrielli, aprirà l’omonimo negozio musicale di piazza Castello, che diventò un riferimento per gli appassionati del settore. Naturalizzate torinesi erano le sorelle ungheresi che composero il Trio Lescano, mentre torinesi doc erano le gemelle che diedero vita al Duo Fasano. Alcune delle canzoni dell’epoca sono ancora molto note: Maramau perché sei morto, Pippo non lo sa, Baciami piccina e la più recente Papaveri e papere, che ebbe successo a Sanremo, quando il festival era trasmesso solo via radio, grazie ai tecnici torinesi prestati alla Liguria.

Fu una stagione vivacissima per Torino. Nel 1930 la direzione del Radio Orario, rivista ufficiale dell’ente, che poi diventerà Radiocorriere/TV, fu spostata in città. La sua pubblicazione durò a lungo, raggiungendo tirature oggi impensabili. Cessò con la fine del monopolio televisivo, in quanto si limitava a diffondere notizie legate al mondo RAI, lasciando così ad altre testate private un ampio spazio commerciale. Nel 1931 l’EIAR acquistò da Gualino il Teatro di Torino (l’ottocentesco Teatro Scribe) di via Verdi e lo adibì a modernissimo auditorium per le sue trasmissioni, tra le quali quelle della sua prima Orchestra Sinfonica (dal 1993 l’unica Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ha sede a Torino presso l’Auditorium Toscanini, una delle opere dell’architetto Carlo Mollino). Il teatro fu bombardato durante la seconda guerra mondiale e non è stato ancora completamente recuperato. Nel 1933, sempre sotto la Mole, venne fondata la CETRA (Compagnia per Edizioni, Teatro, Registrazioni ed Affini) e le canzoni del Quartetto Cetra, pur con componenti diversi, accompagneranno gli italiani per tanti anni. Ora la società non esiste più. La sede di Torino ebbe anche un importante ruolo nello sviluppo delle tecnologie radiofoniche prima e di radiovisione poi (così veniva chiamata la televisione ai suoi albori).

Già nel 1944 (ottant’anni ad oggi), l’EIAR fu trasformata in RAI (Radio Audizioni Italiane, con sede legale a Torino pur non ancora liberata). Nel 1949, sempre a Torino, venne fondata la ERI (Edizioni Radio Italiana), che poi continuò la sua attività nella capitale sotto altro nome. Dal 1954 la  RAI mutò la ragione sociale in Radiotelevisione Italiana Spa e la sua sede legale emigrò a Roma, come del resto le sue principali funzioni.

Alcuni dei primi personaggi televisivi erano torinesi, di nascita o di adozione. Mike Bongiorno (nato anche lui nel 1924), figlio di un italoamericano e della torinese Enrica Carello (esponente di una famiglia di produttori di fari  per auto), studiò in città, collaborò con La stampa e partecipò alla Resistenza. Passò poi alle reti Mediaset ed appoggiò Berlusconi in politica. Su di lui sarà girata a Torino una biografia a puntate. Torinese era pure il giornalista e divulgatore scientifico Piero Angela. Dagli anni ’50 agli anni ’70, bucò lo schermo padre Mariano da Torino (al secolo Paolo Roasenda), del quale è in corso il processo canonico di beatificazione. Le sue trasmissioni religiose iniziavano con la frase francescana: “Pace e bene a tutti”. Meno noto, ma ugualmente importante, fu Filiberto Guala, nato a Torino nel  1907, che fu amministratore delegato della RAI dal 1954 al 1956 (chissà come mai il suo mandato durò così poco). In seguito divenne frate trappista e presbitero. Grazie ad un celebre concorso, indetto durante la sua amministrazione, entrarono in RAI alcuni personaggi che divennero poi famosi (i cosiddetti corsari), tra i quali i piemontesi Furio Colombo (in realtà valdostano di nascita, ma torinese di fatto), Umberto Eco e Gianni Vattimo (e il siciliano Andrea Camilleri, inizialmente non assunto perché comunista, ma che poi lavorò anche lui in città). La prima televisione fu maschilista: le donne erano per lo più dedicate agli annunci, le cosiddette signorine buonasera, ma conquistarono gradualmente spazi da conduttrici, presentatrici e giornaliste. Tra coloro che andarono in onda da Torino: Lidia Pasqualini (la prima annunciatrice televisiva in assoluto), Maria Teresa Ruta (una sua omonima nipote  lavorò in Rai alcuni decenni più tardi), Enza Sampò e Rosanna Vaudetti.

Per chi volesse ripercorre alcune tappe di questo percorso, è disponibile il Museo della radio e della televisione, al piano terreno del Centro di Produzione RAI di via Verdi a Torino, quasi ultimo baluardo, forse un po’sottoutilizzato, di un altro grande passato che fu.

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1 COMMENTO

  1. Molto interessante,ho conosciuto personalmente Padre Guala nel suo ritiro vicino a Mondovì,mia moglie è stata compagna di scuola di Enza Sampo’ alle magistrali a Maria Ausiliatrice. Buona notte

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