Torino nel periodo più cruento degli anni di piombo

Gennaio e febbraio 1979 – Due mesi tragici non solo per Torino, ma per tutta l’Italia che aprirono il periodo forse più cruento degli anni di piombo: il 19 gennaio viene ucciso sotto casa l’agente di custodia Giuseppe Lorusso (quasi un anno prima, l’11 aprile 1978, era stato assassinato il suo collega Lorenzo Cutugno) e nei mesi successivi vennero feriti tre uomini appartenenti alla Polizia di Stato

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Torino, 19 gennaio 1979. Padre Ruggero Cipolla dinanzi al cadavere dell'agente di custodia Giuseppe Lorusso. In servizio presso la Casa circondariale «Le Nuove» di Torino, Lorusso veniva raggiunto nei pressi della propria abitazione, poco dopo le 7 del mattino, da numerosi colpi di pistola mentre stava per prendere l'auto per recarsi a lavoro. L’omicidio verrà rivendicato da Prima linea con una telefonata all’ANSA

Il gennaio e il febbraio del 1979, quarantacinque anni or sono, furono mesi tragici non solo per Torino, ma per tutta l’Italia ed aprirono il periodo forse più cruento degli anni di piombo. Le sole vittime piemontesi del terrorismo rosso dovrebbero essere state almeno trentadue, tra le quali cinque persone assassinate: alcune di esse solo per caso. Probabilmente fu anche l’anno della svolta, con il progressivo smantellamento di alcune di quelle organizzazioni criminali, grazie anche alle confessioni dei terroristi pentiti.

Il 19 gennaio viene ucciso sotto casa l’agente di custodia Giuseppe Lorusso (quasi un anno prima, l’11 aprile 1978, era stato assassinato il suo collega Lorenzo Cutugno) e nei mesi successivi vennero feriti tre uomini appartenenti alla Polizia di Stato, il medico del carcere Le Nuove e una vigilatrice penitenziaria. A Lorusso e a Cutugno sarà poi dedicata la nuova prigione torinese delle Vallette. Anche gli omicidi del sindacalista Guido Rossa a Genova e del magistrato Emilio Alessandrini a Milano avvengono lo stesso mese di gennaio, rispettivamente il 20 e il 29.

Il mese di marzo si apre con la prima vittima per caso, lo studente diciottenne Emanuele Iurilli, che ebbe la sola colpa di passare in via Millio, in Borgo San Paolo, durante una sparatoria. Mentre era in corso la rapina a una banca di Druento, il 13 luglio, i terroristi di Prima Linea uccidono il vigile urbano Bartolomeo Mana, ritenendolo armato, ma non lo era. Pochi giorni dopo, il 18, viene ucciso il barista torinese Carmine Civitate, scambiato per il precedente titolare del locale. Fu invece un omicidio premeditato quello di Carlo Ghiglieno, dirigente Fiat, ucciso il 21 settembre, anche lui al mattino, nei pressi della sua abitazione. L’11 dicembre un commando assalta la Scuola di Amministrazione Aziendale di via Ventimiglia, ferendo almeno dieci persone, tra addetti e studenti.

Le radici della democrazia resistettero anche a quei terribili fatti. Le autorità politiche, la Magistratura, la Chiesa e la società civile reagirono, continuarono i processi e, probabilmente dall’anno successivo, nonostante altre cinque vittime tra Torino e Settimo, tra le quali gli omicidi di Carlo Ala e di Giuseppe Pisciuneri, iniziò a delinearsi la sconfitta del terrorismo rosso, anche se ancora nel 1982 si avranno altri tre morti piemontesi e un ferito: due carabinieri e due guardie giurate.

I doveri di non dimenticare quelle vicende e dell’omaggio alle vittime ci impongono il ricordo di quei tragici anni, anche perché  non si ripetano.

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